Love is money

29.04.2019 - Sandra Russo

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Love is money

“Love is money” ha detto Kevin Whitaker, l’ambasciatore nordamericano a Bogotà, di fronte a un gruppo di legislatori colombiani coi quali stava facendo colazione nella sua residenza. Gli Stati Uniti potrebbero smettere di “voler bene” alla Colombia se loro non appoggiano le “obiezioni” che il Presidente Ivan Duque ha presentato su un capitolo degli Accordi di Pace, firmati a L’Avana nel 2016, sotto la presidenza di Juan Manuel Santos. Whitaker ha detto loro che è necessaria l’approvazione delle “obiezioni”, anche se ciò implicasse ignorare la legge colombiana o la Costituzione. Per cui, se non fossero approvate, il suo paese revocherebbe il suo affetto: “Love is money”. Praticamente Duque vuole “obiettare” alcuni punti vincolati alle prove necessarie nel caso in cui gli Stati Uniti reclamassero l’estradizione di alcuni ex membri delle FARC, sotto l’accusa di narcotraffico.

Ciò è accaduto nei primi giorni di aprile. Due gruppi di legislatori di quasi tutti i partiti, due colazioni, due giorni di seguito. Uova con la pancetta e un caffè forte, questo il menù entrambi i giorni. Sebbene l’ambasciatore abbia chiesto discrezione, un legislatore ha parlato (gli hanno già tolto il visto) ed è stato pubblicato tutto su El Espectador. In una delle due sessioni, un legislatore ha chiesto il motivo per cui gli Stati Uniti non rendessero pubblica la loro richiesta. Whitaker ha risposto che non poteva farlo perché quegli accordi erano stati accompagnati e approvati anche da un inviato di Barack Obama, presidente in carica in quel momento. Sarebbe stato imbarazzante. Ma dietro le quinte dei rappresentanti del popolo, la qual cosa è un’astrazione e quando prende corpo si trasforma nel corpo che cade crivellato dai colpi in piena notte o in pieno giorno, gli Stati Uniti si sentono in diritto di chiedere di votare quello che si deve votare, anche quando in pubblico hanno promesso l’esatto contrario.

Proprio due settimane fa parlavamo dell’oscurità pubblica. Vale la pena ampliare l’idea. Perché è evidente come, nonostante trapeli e sia pubblicato qualcosa di non conveniente, i meccanismi di controllo dell’informazione siano così ben oliati che quella notizia ha tanto futuro quanto quello del fuoco prodotto da un fiammifero. Sebbene illumini il crimine più orribile o un’ingerenza impudica come quella di Whitaker, si vede, ma non si vede. Si sa, ma tutti continuano con la loro vita come se non lo sapessero.

Due sessioni con sei legislatori colombiani che sono andati ad ascoltare le raccomandazioni dell’ambasciata su un tema cruciale e una delle principali testate giornalistiche ha pubblicato tutto. E nessuno scaffale ha tremato, nessun terremoto. Il vassallaggio è stato naturalizzato. L’ipocrisia è qualcosa di scontato. Non c’è tempo per elaborare la notizia. Muore gente continuamente e in particolare muoiono i leader sociali – muoiono assassinati da bande parastatali – che erano stati incaricati di ricostruire le reti sociali nei territori occupati dalle FARC da decine di anni. Tra il 2018 e questi mesi del 2019 i leader eliminati superano i quattrocento. È chiaro che gli Stati Uniti hanno già pensato cosa fare di quei territori: non saranno l’habitat naturale o bucolico di nessuna comunità locale. Se li vogliono prendere per farci qualcos’altro.

In Perù, dove non ci sono stati Dialoghi di Pace, in questi due anni sono duecento i leader assassinati. Lì è maggiore la presenza dei popoli originari che difendono le loro risorse naturali ed contro di loro si muovono le zampacce di coloro che li crivellano di colpi davanti alle loro famiglie, per dare una lezione alle comunità. Come in Honduras, come in Guatemala, come in Salvador, come in Cile o in Argentina, si tratta di attivisti dei popoli originari che si oppongono alle dighe, alle miniere, ai prodotti agrotossici, alle segherie. Degli oltre cento leader assassinati lo scorso anno in Perù solo uno ha in corso una causa giudiziaria che apparentemente sta andando avanti. Anche gli altri morti ammazzati sono stati naturalizzati. Si vedono, ma non si vedono. Si sa, ma la gente continua la sua vita come se non lo sapesse.

La pubblica oscurità copre un ventaglio vastissimo di temi che, anche se riescono a essere pubblicati non sono mai messi in relazione gli uni con gli altri e nemmeno viene data loro la rilevanza che meritano. “Il più grande nemico della gente è la confusione. La gente deve capire in che mondo vive”, ha detto già da tempo Julian Assange, al quale adesso in Gran Bretagna viene perfino negato il contatto con i suoi legali. Il fatto è che non c’è peggior nemico per i guardiani della pubblica oscurità, che colui che aumenta il numero dei fiammiferi accesi con lo scopo di rendere più visibile la realtà. Perché quello è ciò che abbiamo: fiammiferi. Il potere delle videocamere e dei flash, il potere della riproduzione invasiva dei network ce l’hanno loro.

In America Latina, davanti agli 800 milioni di Euro raccolti in un paio di giorni per la ricostruzione di Notre Dame, sono state molte le pubblicazioni che hanno protestato contro l’agenda mondiale che ha messo al centro dell’attenzione e ha focalizzato il tema dell’incendio della cattedrale parigina, mentre continua a mantenere nella penombra altri incendi, innumerevoli crimini, la distruzione di intere città come la siriana Aleppo, come Gaza in Palestina. Certo. Ma qui vicino a noi abbiamo altre forme di Aleppo e Gaza, abbiamo dei crimini di lesa umanità che ci circondano, abbiamo una destra tutelata da mandanti che ci impongono una cintura di castità di modo che l’altro polo del potere emergente nel mondo – Russia e Cina – non gli porti via il loro Eldorado.

Ci sono incendi colossali in Amazzonia, dove gli Stati Uniti per la prima volta nella storia fanno le loro esercitazioni militari. Gli incendi sono dolosi. Delle aziende vincolate con il business dell’agro vogliono trasformare la selva in savana, per diventare allevatori. E dove non incendiano, disboscano. Questo è lo scenario principale della catastrofe che sopraggiungerà se non cambiamo direzione. Distruggeranno il polmone del pianeta. Avvelenano l’acqua. Uccidono quelli che vivono dove loro vogliono avere maggiori rendite. Parleranno di narcotraffico e di terrorismo, come sempre. Sono gli stessi che inventano e armano i terroristi. Sono gli stessi che corrompono gli Stati affinché le loro forze dell’ordine siano cooptate dal narcotraffico.

Ciò che protegge l’oscurità pubblica è la morte. E gli Stati Uniti hanno sempre avuto più a che fare con la morte che con la libertà. Questo è il mondo in cui viviamo e queste sono le disgrazie a cui ci vogliono portare, trasferendo la logica della guerra che impera in Medio Oriente. Nel frattempo i popoli, trasformati in audience, sbavano di odio o per delle infatuazioni inventate al solo scopo di far credere loro che vivono in un mondo che non è questo.

Categorie: Internazionale, Opinioni, Politica, Sud America
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