La Sinistra e le elezioni europee: un ritorno a dieci anni fa (2009)

15.04.2019 - Marco Piccinelli

La Sinistra e le elezioni europee: un ritorno a dieci anni fa (2009)

Siamo al 13 aprile 2009, ad un anno dalla vincita elettorale alle politiche di Berlusconi con il Popolo della Libertà in alleanza con la Lega Nord (8,30%) e il Movimento per le Autonomie (1,13%). Il Partito Democratico si dà sui denti l’allora declamata vocazione maggioritaria, Antonio Di Pietro e la sua Italia dei Valori entrano in Parlamento (sbancando, letteralmente, alle elezioni europee del giugno 2009 ottenendo l’8%) e la lista unitaria “La Sinistra – L’Arcobaleno” (Prc, Pdci, Verdi, Sinistra Democratica) resta fuori dalle istituzioni. Caustica la prima pagina del ‘Manifesto‘ il 14 aprile 2008: la foto raffigurava tutti i leader delle organizzazioni di sinistra all’indomani della creazione del cartello elettorale abbreviato comunemente come Sinistra-Arcobaleno. La scritta recitava: “Sinistra Extraparlamentare”.

Ma veniamo a noi. Oggi è il 15 aprile di dieci anni dopo. Ovvero, del 2019.

La frase di quel tale che diceva che fosse meglio fare due passi indietro per farne uno avanti è stata certamente fraintesa da larga parte della sinistra italiana. Anzi, direi dalla totalità della sinistra italiana.

Partiamo dalla fine: il simbolo presentato da Rifondazione Comunista, Sinistra Italiana, Transform! e iscritte e iscritti individuali al Partito della Sinistra Europea (di cui il Prc è fondatore) è stato definito, depositato e con esso i soggetti sopracitati vi parteciperanno alle europee del 26 maggio. È questo qui *

Semplice, semplice: un tondo diviso a metà, una metà un po’ obliqua nella cui parte superiore il semicerchio rosso contiene la scritta «la SINISTRA». Nella seconda  parte del simbolo, quella bianca, ci sono due strisce, una verde e l’altra viola, mentre in primo piano campeggiano i simboli del Partito della Sinistra Europea e quello del Gue/Ngl, il gruppo parlamentare a cui si iscriveranno gli eventuali eurodeputati eletti della lista.

I più attenti avranno certamente fatto attenzione agli accostamenti cromatici, al font, alla bipartizione del logo: qualcosa di già visto.

Sinistra e libertà
È così: il simbolo è pressocché identico a quello presentato, a seguito dalla fuoriuscita di Nichi Vendola (do you remember?) dal Partito della Rifondazione Comunista all’indomani delle Elezioni europee del 2009. Quel simbolo racchiudeva Partito Socialista Italiano, fuoriusciti da Prc e Pdci, Sinistra Democratica e la Federazione dei Verdi, in più, il simbolo del Gue/Ngl. L’emblema del raggruppamento parlamentare fu inserito contro la volontà di Psi e Verdi: gli uni legati al Partito Socialista Europeo, gli altri allo European Greens i quali si mostrarono subito molto freddi alla lista unitaria. Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti Italiani, allora disse che quella lista non sarebbe andata da nessuna parte in quanto, una volta a Strasburgo, gli eletti sarebbero andati in ordine sparso. Semel in decennio, aveva ragione. Il simbolo ebbe vita molto breve, questo è vero, ma la struttura è totalmente identica a quanto aveva proposto il cartello elettorale di Sel nel 2009, questo qui, il simbolo:

La seconda fase del simbolo, prima di quello che si è affermato nel corso della pur breve vita della formazione politica vendoliana, fu lo stesso senza le tre cosiddette pulci nella parte bianca del logo, sostituiti dalla parola ecologia, dal momento che la parte ecologista dei Verdi favorevole al progetto fu ‘maggioritaria’ rispetto a quella del Psi.

La tessera di Sel nel 2010 doveva essere questa: l’immagine è stato possibile ritrovarla grazie a Web Archive:

Un’altra testimonianza della fase di interregno di Sel subito dopo le elezioni europee e subito dopo essere entrati nell’anno 2010 ce l’ha lasciata il blog Sinistra e Libertà Statte in cui campeggia ancora il manifesto per la costituente di Sel, con il simbolo ‘Sinistra e libertà ecologia‘:

Partito socialista e Federazione dei Verdi, come andò a finire [in breve]
Il Psi aveva dichiarato che avrebbe aderito al Pse qualora fosse stato in grado di eleggere deputati a Strasburgo, nonostante il logo del Gue nel simbolo di Sel. L’allora segretario Riccardo Nencini affermò più volte come l’alleanza con il Partito Democratico sarebbe stata necessaria nell’ambito di elezioni locali. Le contraddizioni del Psi (che allora aveva tolto la i dal simbolo, a seguito della segreteria Boselli, ma questa è un’altra storia) non erano le sole a confondere le acque di quel campo politico: a ridosso delle europee del giugno 2009 Marco Di Lello disse parlando di Sel: «non saremo un partito ma nemmeno un semplice cartello elettorale». Curioso perché nel dicembre 2009 il Psi decise di uscire da Sel a seguito della decisione del proprio Consiglio Nazionale perché «nel caso SL [Sel] divenisse un partito che ambisca ad assumere unilateralmente nome e simbolo di Sinistra e Libertà che, al contrario, era e resta patrimonio unitario [in tal caso] sarebbe rottura irreversibile». E il patatrac avvenne. Così come, d’altra parte, la Federazione dei Verdi la cui dirigenza non s’è mai distaccata dall’alleanza con il Partito Democratico (cfr elezioni del 4 marzo 2018): la vittoria di Bonelli al congresso sancì il rilancio del progetto in autonomia da Sel.

Pezzi del Psi, dei Verdi decisero di rimanere in Sel e diedero vita al progetto che si concluse a seguito delle elezioni del 2013: nonostante l’elezione di un manipolo di deputati e senatori la cosa non andò più avanti. Una riprova, se ce ne dovesse essere ancora bisogno, di quanto sia controproducente l’elezione di deputati e senatori quando il progetto è legato solamente alla contingenza elettorale e non abbia una sua struttura. O, se vogliamo metterla sull’anatomico, delle gambe su cui poggiarsi e camminare.

Troppo bello questo 2009
O muthos delòi oti (La storia racconta che) da un impasse enorme non se ne esce con l’elettoralismo e, invece, puntualmente i probiviri della sinistra italiana riescono sempre a stupire, portando con sé in dote l’evidente disattenzione al presente e a ciò che li circonda. La proposizione della lista La Sinistra replicherebbe quello che si poteva immaginare di Sel nel 2009: una volta eletti, gli europarlamentari sceglierebbero il gruppo che sarà più consono a questo o quel gruppo di potere/corrente di cui sono espressione. Al netto delle dichiarazioni rilasciate alla stampa: dubito fortemente sul fatto che gli europarlamentari di Sinistra Italiana aderiscano al gruppo del Gue/Ngl.

Il tutto sembra destinato a evaporare all’indomani del 26 maggio, con dichiarazioni incrociate rancorose e del tipo se avessimo fatto x non sarebbe successo y, dove le incognite sono le più disparate motivazioni situazioniste.

Apprendere dai propri errori per perfezionarsi e auto-migliorarsi, o in questo caso, per poter esistere nuovamente è un concetto del tutto estraneo alle formazioni che hanno dato vita a la Sinistra.

Dimenticavo: il cartello elettorale subirà le stesse sorti di Sel nel 2009.

Sono pronto a scommetterci.

* Si tralascia volutamente in questa sede la farsa delle votazioni online piene di bug scimmiottando (male) Partito Pirata e Potere al popolo, da cui il Prc fuoriscì qualche mese prima, per dignità (umana) che lo scrivente nutre nei confronti di entrambi. Se ci si dovesse soffermare sulla farsa delle votazioni per il simbolo sarebbe davvero troppo umiliante tanto per il soggetto quanto per l’oggetto.

Articolo pubblicato sul blog dell’autore: https://sostienepiccinelli.blogspot.com/2019/04/bentornato-2009.html

Categorie: Europa, Opinioni, Politica
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