Le immagini artistiche parlano ai nostri occhi, al nostro cuore e pervadono i nostri sensi. È una percezione di contatto con il tutto e con il singolo che contemporaneamente avvertiamo se dimentichiamo la ragione e ci abbandoniamo al mondo dei colori. Paola Giordano è un’artista che con diversi materiali sa celare i significati per farli scoprire, per condurre in un viaggio unico e prezioso capace di mettere in contatto con l’assoluto. Ma cos’è l’assoluto? Ognuno potrà scoprire il proprio, nella fruizione di un dipinto siamo liberi di volare in un altrove sconosciuto per poi ritornare più arricchiti alla Madre Terra.

Il titolo dell’opera, che ho avuto l’opportunità di ammirare nel suo studio e in raccoglimento, è Quo vadiscommissionata dalla NASA e dall’ESA europea ed esposta nel 2017 a Monaco di Baviera nell’ambito dell’evento “Our place in space”. Paola è stata scelta con altri dieci artisti per creare ispirati da Hubble Space Telescope Images. Sempre nello stesso anno Quo vadis è stata esposta a Palazzo Cavalli Franchetti di Venezia e nel Convento dei Cappuccini di Chiavenna.

Dove vai (uomo)? Si è chiesta l’artista e con i suoi strumenti ha cercato una risposta. Nell’immenso universo in espansione rappresentato da colori che ti tolgono il respiro per l’intensità dei toni, si scorge un piccolo uomo, un astronauta che appare quasi un arché ologrammatico ed allo stesso tempo l’uomo del futuro in esplorazione del cosmo. Un uomo legato attraverso un cordone ombelicale realizzato con una spirale, come quelle in uso dai gommisti, capace di significare il soffio vitale, la Psiché greca. Una spirale che, nel suo significato più immediato, simboleggia il bisogno umano di un legame vitale e tecnologico, come quello del bambino con i genitori, e che qui, superando il rapporto triadico, diventa un collegamento collettivo con il buco nero, fonte di energia inesauribile. L’uomo è un granello di sabbia in relazione al Cosmo e per vivere ha bisogno di una dipendenza: nonostante tutti gli sforzi non potrà mai essere completamente libero. Quo vadis è un’opera imponente non solo per le sue dimensioni (300×500, tecnica mista) ma anche perché si impone all’attenzione di chi la osserva catturando nel suo ondeggiare, nonostante sia immobile dà l’impressione di muoversi in volo, sull’astronave del futuro: là dove l’uomo per sopravvivere rispettando ecologicamente l’universo dovrà ridurre la sua onnipotenza narcisistica. Ce la farà? Questo l’ottimismo dell’opera della Giordano che dopo aver analizzato il presente sa prevedere un ambiente umano e cosmico più rispettoso della vita e dell’integrità di tutto il sistema.

 

Da mettere in agenda

CONVEGNO “Le frontiere dell’arte sostenibile”

10 aprile ore 9.30 /12.30 Sala Alessi, piazza della Scala 2 Milano, in collaborazione con il Comune di Milano

Paola Giordano, Suggestioni Metropolitane tra Vita e Arte a cura di Marco Eugenio Di Giandomenico