Il caso della nave Alan Kurdi. Dichiarazione comune delle ONG impegnate nel Mediterraneo

14.04.2019 - Pressenza New York

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo

Il caso della nave Alan Kurdi. Dichiarazione comune delle ONG impegnate nel Mediterraneo
Abbiamo appreso che la nave di salvataggio di Sea-Eye, la ‘Alan Kurdi’, è stata finalmente autorizzata a sbarcare le persone che sono state salvate il 3 aprile quando erano in pericolo sul Mar Mediterraneo. A queste 64 persone (di cui due già evacuate a causa di emergenze mediche) è stato permesso di approdare a La Valletta/Malta dopo aver sofferto per dieci giorni di incertezza in mare. Siamo sollevati dal fatto che queste persone abbiano finalmente raggiunto la terra ferma in un porto sicuro nell’UE, ma non consideriamo questo caso una vittoria. Invece, è stato ancora una volta un episodio vergognoso in cui gli Stati membri dell’UE hanno prolungato inutilmente un’emergenza in mare, gli stessi paesi e le stesse istituzioni che ora dichiarano che questa è una soluzione di successo. Ancora una volta, il diritto del mare, il diritto internazionale e i diritti umani sono stati brutalmente violati, poiché le persone non sono state immediatamente sbarcate nel luogo sicuro più vicino. Siamo stati ancora una volta testimoni di come si sono svolti i negoziati intergovernativi, mentre le persone soccorse sono state costrette a rimanere in condizioni di incertezza in mare per dieci giorni. Tali negoziati sono pratiche illegittime e insostenibili che violano il diritto internazionale, i principi fondamentali dei diritti umani e non rispettano la dignità di chi è stato salvato.
Per noi, la società civile impegnata nel salvataggio e nell’accoglienza di chi è in pericolo in mare, la loro dignità e i loro diritti devono essere posti al centro di tutte le nostre pratiche e ci devono guidare. Sappiamo che questo non è un momento facile per la nostra lotta incessante, soprattutto perché siamo sistematicamente presi di mira dai governi e dalle istituzioni europee come nemici politici, semplicemente perché difendiamo il diritto delle persone a vivere e sopravvivere e perché lavoriamo per ripristinare la responsabilità e lo Stato di diritto nel Mediterraneo centrale. Tuttavia, la flotta civile della SAR non ha altra scelta se non quella di intervenire laddove gli Stati membri europei hanno fallito e hanno trascurato i loro obblighi giuridici. In questo mare è in gioco il futuro delle nostre società, oggi più che mai.
Sea-watch, Open Arms, Mediterranea, Sea-eye, Alarm Phone, Seebrucke, Jugend Rettet
Traduzione dall’inglese di Silvia Nocera
Categorie: Diritti Umani, Europa, Internazionale, Migranti
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