Dichiarazione finale del 7° Congresso Mondiale contro la Pena di Morte

10.03.2019 - Comitato Paul Rougeau

Dichiarazione finale del 7° Congresso Mondiale contro la Pena di Morte
(Foto di Comunità di Sant'Egidio)

Riportiamo qui la traduzione del Comitato Paul Rougeau, tratta dal loro bolettino della

DICHIARAZIONE FINALE DEL 7° CONGRESSO MONDIALE

CONTRO LA PENA DI MORTE

Noi, partecipanti al 7° Congresso Mondiale Contro la Pena di Morte, organizzato a Bruxelles dal 26 febbraio al primo marzo 2019 dall’organizzazione Ensemble Contre la Peine de Mort (ECPM) con la sponsorizzazione del Belgio, dell’Unione Europea, del Parlamento Europeo, della Confederazione Elvetica e della Norvegia, in associazione con la Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte,

con la presente:

ADOTTIAMO questa dichiarazione, conseguente a quattro giorni di intenso dibattito, scambio di esperienze, testimonianze, eventi culturali;

ACCOGLIAMO CON FAVORE:

  • la crescita del movimento abolizionista in un mondo dove due terzi dei Paesi hanno abolito la pena di morte per legge o di fatto e dove 121 Paesi, il massimo numero mai raggiunto finora, hanno votato, nel dicembre 2018, a favore della risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per la moratoria nell’uso della pena capitale;

  • l’abolizione della pena di morte in tre Paesi, avvenuta dopo il Congresso Mondiale di Oslo del 2016: l’abolizione per i crimini ordinari in Burkina Faso e in Guatemala e l’abolizione per tutti i crimini in Guinea, come pure la decisione della Corte Suprema dello stato di Washington (USA), che ha dichiarato incostituzionale la pena di morte;

  • la revisione del Catechismo della Chiesa Cattolica, che afferma “l’inammissibilità” della pena di morte;

  • gli impegni presi, durante la cerimonia di apertura del 7° Congresso: dal Gambia di abolire la pena di morte nella sua costituzione; dalla Repubblica del Congo e dalla Guinea di ratificare il Secondo Protocollo Opzionale all’ICCPR [Patto delle Nazioni Unite sui Diritti Civili e Politici] e di sostenere la bozza del Protocollo Addizionale all’Atto Costitutivo Africano dei Diritti Umani tendenti all’abolizione; dea Burkina Faso di estendere l’abolizione dai crimini ordinari a tutti i crimini; dal Marocco di riformare il codice penale per ridurre il numero di crimini punibili con la morte;

SIAMO ALTRESÌ PREOCCUPATI:

  • che il mantenimento della pena di morte venga utilizzato come pretesto da parte di alcuni governi, come l’Egitto, che il 20 febbraio ha messo a morte 9 persone, per combattere il terrorismo e per tacitare le voci dei dissenzienti;

  • che 56 Paesi e territori mantengano la pena di morte, come Cina, Iran, Iraq, Pakistan, Arabia Saudita e USA e che in molti casi la pena di morte sia applicata in modo arbitrario;

  • che i Paesi manutentori della pena di morte continuino a condannare e a mettere a morte minorenni, come l’Iran, e individui con disabilità intellettuali e psicosociali, come il Giappone e Taiwan;

  • che la pena di morte sia applicata sproporzionatamente nei riguardi degli appartenenti a minoranze etniche, razziali o religiose e degli appartenenti ad ambienti socialmente e economicamente svantaggiati, o in base a discriminazioni riguardo al genere (maschile o femminile) o alle tendenze sessuali;

  • che le condizioni di vita nei bracci della morte violino la dignità umana e costituiscano trattamenti crudeli, inumai e degradanti.

NEL SOTTOLINEARE LA NECESSITA’ DI INTRAPRENDERE ULTERIORI SIGNIFICATIVI PASSI VERSO L’ABOLIZIONE COMPLETA E UNIVERSALE DELLA PENA DI MORTE,

CI APPELLIAMO:

  • agli esponenti del settore privato perché si uniscano in blocco alla richiesta partita dalla società civile di tutto il mondo per abolire la pena di morte;

  • ai Paesi africani perché trasformino l’Africa in un continente abolizionista;

  • ai Paesi che mantengono la pena capitale perché si impegnino in riforme concrete al fine di ridurre l’ambito di applicazione della pena di morte in vista della sua abolizione;

  • ai Paesi abolizionisti perché sostengano per principio i loro cittadini che rischiano la pena di morte ovunque nel mondo, senza tener conto del crimine per il quale vengono giudicati;

INCORAGGIAMO:

le organizzazioni intergovernative internazionali e regionali:

  • a continuare e a intensificare la loro collaborazione con gli stati e con la società civile per promuovere l’abolizione universale della pena di morte;

  • a continuare e a intensificare la loro attività abolizionista attraverso le organizzazioni delle Nazioni Unite, inclusi l’UNODC [Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine] e tutte le persone interessate;

  • a continuare a sollevare sistematicamente il problema della pena di morte nel lavoro svolto dagli osservatori speciali delle Nazioni Unite, in particolare su terrorismo, esecuzioni, tortura, migranti, e povertà estrema;

i paesi che mantengono la pena capitale a impegnarsi:

  • ad abolire la pena di morte obbligatoria dove esiste e promuovere le condanne alternative che riconoscano la possibilità di correggersi che ha ogni persona;

  • a mettere in atto la Convenzione sui Diritti del Fanciullo, in occasione del suo 30° anniversario nel 2019, abolendo la pena di morte per le persone di età inferiore ai 18 anni all’epoca del crimine per il quale sono stati condannati, e concedendo sistematicamente il beneficio del dubbio in caso di mancanza di documenti ufficiali che certifichino l’età e la data di nascita;

  • a raccogliere e pubblicare con regolarità informazioni affidabili e indipendenti sulle modalità con cui utilizzano la pena di morte, separandole per sesso, età, nazionalità e razza, e sulla posizione dell’opinione pubblica riguardo alla pena di morte;

  • a intraprendere il cammino verso l’abolizione della pena capitale implementando una moratoria sulle condanne a morte e sulle esecuzioni, conformemente alla risoluzione sull’uso della pena di morte votata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2007, e di unirsi agli 86 Paesi che hanno già ratificato il Secondo Protocollo Opzionale alla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici;

  • a garantire valida assistenza legale e un sistema investigativo valido e affidabile per tutti coloro che rischiano la pena di morte;

i paesi abolizionisti:

  • a condannare con veemenza l’uso della pena di morte e a sollevare sistematicamente la questione nell’ambito dei loro rapporti diplomatici ed economici con i paesi che mantengono la pena di morte;

  • a subordinare l’aiuto finanziario per la “guerra alla droga” internazionale alla condizione che vengano fornite garanzie sufficienti che i fondi elargiti non siano utilizzati in alcun modo per rafforzare l’uso della pena di morte;

  • a opporsi attivamente all’uso della pena di morte nella lotta al terrorismo e a promuovere il rispetto dei diritti umani;

  • a sostenere gli esponenti della società civile che si battono per l’abolizione;

  • a collaborare nella sponsorizzazione e a votare a favore della risoluzione dell’UNGA [Assemblea Generale delle Nazioni Unite] che chiederà una moratoria universale sulla pena di morte nel 2020;

  • a ratificare il Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici;

  • a impegnarsi a non ripristinare la pena di morte e a non riprendere le esecuzioni;

i parlamentari e le Istituzioni Nazionali per i Diritti Umani (NHRI):

  • di tutto il mondo a riunirsi in reti regionali, nazionali e internazionali per portare il dibattito abolizionista nel cuore delle loro istituzioni;

  • degli stati abolizionisti a sostenere i loro colleghi dei paesi che mantengono la pena di morte, aiutandoli a promuovere leggi abolizioniste;

  • ad includere sistematicamente nelle loro agende discussioni sulla pena di morte;

  • ad incoraggiare i loro stati ad abolire la pena di morte.

i professionisti legali:

  • gli avvocati difensori, a prepararsi e a collaborare per difendere meglio i clienti che rischiano la pena di morte;

  • gli avvocati dell’accusa, a non chiedere la condanna a morte, in nome della giustizia;

  • i giudici, a esercitare il loro potere discrezionale per non imporre condanne a morte e per incoraggiare le giurie popolari a fare lo stesso;

  • gli Ordini degli avvocati, a unirsi alla richiesta dell’Ordine degli Avvocati di Parigi e all’Associazione Internazionale degli Avvocati (UIA) firmando la Risoluzione sulla Pena di Morte e le Condizioni di Detenzione e il Trattamento dei Condannati a Morte;

il settore privato e gli esponenti della cultura:

  • a riconoscere che la pena capitale è una punizione arcaica e degradante, dannosa allo sviluppo armonico di economia, turismo e scambi culturali;

  • ad esprimere la preferenza ad investire nei Paesi che non applicano la pena di morte;

  • a incorporare nelle regole commerciali e di diritti umani già in essere, la richiesta di abolizione;

il mondo accademico:

  • ad eseguire più ricerche sulla pena di morte, dando più visibilità alle donne condannate a morte e demistificando gli argomenti utilizzati per mantenere la pena di morte, inclusi l’opinione pubblica, la deterrenza, il terrorismo;

  • a unirsi alla Rete Internazionale di Università contro la Pena di Morte e alla REPECAP [Rete Accademica Internazionale per l’Abolizione della Pena di Morte];

  • a unire le forze con la società civile e a fondare congiuntamente uffici di consulenza legale gratuita;

gli esponenti abolizionisti della società civile:

  • a portare avanti campagne conoscitive ed educative sull’abolizione aperte al pubblico, ai politici e agli studenti, unendosi alla rete educativa internazionale;

  • a partecipare all’annuale Giornata Mondiale contro la Pena di Morte il 10 ottobre e a “Città per la Vita” il 30 novembre;

  • ad unire le forze con altri movimenti per i diritti, inclusi quelli per i diritti della donna e per i diritti del fanciullo;

  • ad agire insieme, unendosi alla Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte, per rafforzare la collaborazione abolizionista.

Approvato per acclamazione a Bruxelles il 1° marzo 2019

Categorie: Diritti Umani, Europa
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