Colpo di stato in Algeria: Bouteflika annulla le elezioni del 18 aprile!

13.03.2019 - Natale Salvo

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Colpo di stato in Algeria: Bouteflika annulla le elezioni del 18 aprile!
(Foto di https://twitter.com/HBedairia)

Con un messaggio rivolto alla Nazione pubblicato sull’agenzia di stampa nazionale APS, il presidente uscente dell’Algeria Abdelaziz Bouteflika ha annunciato che «il 18 aprile non ci saranno elezioni presidenziali» e che lui “prolungherà”, a tempo indeterminato, per il tempo “necessario”, il proprio quarto mandato presidenziale.

Questa la risposta del regime alle pacifiche manifestazioni che da tre settimane colpiscono il Paese. Si tratta di un vero e proprio colpo di Stato di Bouteflika o, piuttosto, dell’entourage politico e familiare che lo manipola (suo fratello Saïd, Ahmed Gaïd Salah capo di stato maggiore dell’esercito, i servizi segreti, il suo clan).

A proposito di chi realmente governa l’Algeria, “Ticino News”, sabato scorso, mentre che il presidente si trovava ricoverato a Ginevra per un ennesimo controllo medico, aveva scritto dell’avvenuta presentazione presso il Tribunale della città elvetica di una richiesta di «curatela» poiché lo stesso era da ritenersi «incapace di discernimento».

In merito al rinvio delle elezioni, il caricaturista Alì Dilem la mette sul ridere …

Algeria: un regime militare-familiare in carica da 20 anni

L’ottantaduenne “presidente” dell’Algeria è in carica dal 1999, dopo la rielezione avvenuta nel 2014 con l’81% dei suffragi in una tornata elettorale boicottata da diversi partiti e alla quale, in un Paese da oltre 40 milioni di abitanti, hanno votato appena in 11 milioni.

Bouteflika, che appare in pubblico raramente da quando, nel 2013, fu colpito da un ictus, nel proprio messaggio ha sostenuto la non necessità di una «rigida osservazione delle scadenze prestabilite». Questa “proposta” – a cui, naturalmente, non è ammessa opposizione alcuna -, ovviamente, è avanzata “nell’interesse del Paese”, come «via della salvezza», per garantire «l’armonia delle interazioni socio-politiche» e «per proteggere l’Algeria dalle lacrime».

Un chiaro riferimento a violenze che potrebbero scatenarsi in alternativa. L’allusione alle guerra civile del 1999 è chiarapiù di 200mila morti, numerosi “desaparecidos” algerini accusati a vario titolo di attività “anti governative” e fatti scomparire ad opera delle forze di repressione, intere comunità sterminate, intellettuali oppressi e sgozzati dai soliti “opportunisti” del caos», ricordava ieri Fabio Marco Fabbri su “Opinione”).

L’annuncio di Bouteflika: il regime permetterà il voto forse nel 2020

Le elezioni? Rinviate a data da destinarsi, materialmente non prima di fine 2020.

Infatti, il presidente, ritiene che occorra prima «apportare cambiamenti significativi al governo nel prossimo futuro» e che sia «suo dovere ultimo verso il popolo algerino il contributo alla fondazione delle fondamenta di una nuova Repubblica», e, soprattutto, «per un inizio pacifico».

«La strada» per giungere alle nuove elezioni, quindi, che viene proposta/imposta dal messaggio è:

  • nomina e svolgimento di una «Conferenza Nazionale», che abbia le caratteristiche di essere «inclusiva» e «indipendente» (da chi?), e alla cui direzione sia posto «un organo presidenziale plurale, guidato da un presidente che sarà una personalità nazionale indipendente, consensuale ed esperta»;
  • elaborazione, ad opera di tale Forum, di un nuovo «progetto di Costituzione», in tempi ragionevoli … «la conferenza dovrebbe sforzarsi di completare il suo mandato entro la fine del 2019»;
  • indizione di un «referendum popolare» che dovrebbe valutare tale nuova Costituzione;
  • indizione, a nuova Costituzione approvata, delle nuove elezioni presidenziali in data da definirsi successivamente. In tale occasione Bouteflika assicura che «non ci sarà nessun quinto mandato», insomma non si ricandiderà;
  • sarà creata una «Commissione elettorale nazionale», naturalmente sempre «indipendente» (da chi?), «in risposta a una richiesta ampiamente sostenuta dai partiti politici algerini e a una raccomandazione costante delle missioni di osservazione elettorale delle organizzazioni internazionali e regionali invitate e ricevute dall’Algeria durante le precedenti elezioni nazionali»;
  • lui stesso, se «Dio mi concede la vita e l’assistenza», si impegna «a consegnare i doveri e le prerogative del Presidente della Repubblica al successore che il popolo algerino avrà liberamente eletto».

Le reazioni al colpo di Stato di Algeri

I commenti? Zouhir Mebarki, in un editoriale pubblicato ieri sul quotidiano “L’Expression”, è caustico: «a questo punto l’attuale Costituzione è di fatto abrogata in quanto non prevede la cancellazione o il rinvio delle elezioni presidenziali».

Per Ali Benflis, avversario di Bouteflika alle elezioni del 2014, per come riporta ieri “Le Monde”, «la proroga del quarto mandato è un attacco alla Costituzione».

Makhlouf Mehenni, lunedì su “Tout sur l’Algerie” (TSA), invece, scriveva: «in altre parole, Bouteflika rimarrà Presidente della Repubblica fino a quando lui e il Sistema saranno a proprio agio». Per TSA, si tratta di una vera e propria «frode», che non rispecchia le richieste popolari espresse nelle numerose, ampie e pacifiche manifestazioni che si sono svolte in Algeria per tre venerdì consecutivi, in quanto «queste decisioni sono state prese dal governo senza consultare nessuno, né i partiti dell’opposizione né le personalità nazionali».

Di «forte consapevolezza del rischio di strumentalizzare le richieste di cambiamento per far durare il regime», parla la ricercatrice Amel Boubekeur in un’intervista rilasciata ieri a Frédéric Bobin sempre per “Le Monde”. La donna usa il termine «colpo di Stato» e spiega che, in Algeria, «il problema non è attuare una nuova Costituzione, ma rispettare le leggi già esistenti, la Costituzione in vigore. Lo stesso annuncio presidenziale non è costituzionale».

L’unico commento internazionale che viene diffuso è quello del presidente francese Emmanuel Macron che parla di «una nuova pagina per la democrazia algerina» (!) ma invoca «una durata ragionevole» per questa «transizione». Così meritandosi la satira del caricaturista Alì Dilem. E’ curioso come l’agenzia di stampa ufficiale algerina APS, nel riportare ieri le dichiarazioni di Macron censuri l’espressione «una durata ragionevole».

Da parte dell’Unione Europea, e in particolare, di Jean-Claude Juncker Presidente della Commissione europea, si ascolta solo l’assoluto silenzio.

Da parte nostra, non rileviamo come il progetto oggi annunciato da Bouteflika è lo stesso apparse nel messaggio del 3 marzo del presidente pubblicato su APS. 

Cosa cambia, quindi?

«Come reagirà la piazza» a questo colpo di stato, si domanda Makhlouf Mehenni su TSA. Non ci resta che aspettare venerdì …  Alì Dilem qualche idea ce l’ha

Categorie: Africa, Diritti Umani, Politica, Questioni internazionali
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