I titani multinazionali prendono di mira il Venezuela

07.02.2019 - Redazione Italia

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I titani multinazionali prendono di mira il Venezuela
(Foto di Leopoldo Salmaso)

Le élite dominanti si sono unite dietro l’amministrazione Trump nel suo illegale, ingiusto e brutale tentativo di intromettersi negli affari interni del Venezuela. Democratici e repubblicani si sono messi in riga, rivelando quanto i due partiti marcino compatti quando sono in gioco i privilegi geopolitiche dell’un per cento (che domina sul restante 99 -NdT). I governi di una ventina di paesi, tra cui Canada, Gran Bretagna, Spagna, Germania, Francia, Australia, Brasile, Israele e Argentina, hanno tutti dichiarato fedeltà agli USA e al burattino da loro selezionato in Venezuela. Il New York Times, campione dell’ala “liberal” dei ricchi dominanti, il 24 gennaio ha emesso un editoriale a sostegno di questo plateale colpo di stato dell’amministrazione Trump, insistendo che “l’amministrazione Trump ha ragione a sostenere il signor Guaidó”. Il presunto socialista e democratico Bernie Sanders ha versato lacrime di coccodrillo, deplorando la violenza e il disastro economico in Venezuela ma guardandosi bene dal riconoscere anche la mano dei governi USA a guida democratica nel creare quei disastri. Sanders fornisce la copertura di sinistra per l’intervento militare degli USA affermando: “Gli USA dovrebbero sostenere lo stato di diritto” in Venezuela. Ad oggi, la sedicente “socialista democratica” Alexandria Ocasio Cortez resta muta sull’aggressione statunitense in Venezuela.

Dopo una pluriennale offensiva di propaganda senza prove, che denuncia la presunta interferenza della Russia nelle elezioni USA del 2016, è oltremodo ironico vedere politici, esperti e magnati dei mass media esultare per l’interferenza provata, documentata e ammessa degli USA in Venezuela. Come riportato da Al Jazeera, “Sul Venezuela, è spesso difficile distinguere i leader del Partito Democratico dai loro avversari repubblicani… la maggior parte, come Nancy Pelosi, ha manifestato posizioni apertamente pro-golpe. E dopo due anni di montatura del panico anti-russo, la sceneggiatura standard di MSNBC offre poche indicazioni ai confusi liberali che cercano di stabilire una posizione politica – Trump è per il colpo di stato ma la Russia è contraria – cosa fare? ”

Il diavolo sta nei dettagli

Poco dopo che Donald Trump assunse la presidenza, il senatore repubblicano Marco Rubio della Florida e il vicepresidente Mike Pence iniziarono una campagna concertata per convincere Trump ad adottare un piano per spodestare il presidente venezuelano eletto Nicolas Maduro. Come riportato dal New York Times, “L’approccio di Rubio ha suscitato un sostegno insolitamente bipartisan, anche da parte di eminenti democratici come i senatori Richard J. Durbin dell’Illinois e Robert Menendez del New Jersey “.

A settembre 2018 il Times titolò “L’amministrazione Trump ha discusso piani di golpe con ufficiali venezuelani ribelli”. L’articolo riporta che “i funzionari americani alla fine hanno deciso di non aiutare i cospiratori, e i piani di golpe si sono fermati”. Ma le macchinazioni non son finite qui. L’attenzione si è spostata alla ricerca di un prestanome che potesse affermare di essere il “legittimo” capo venezuelano. Dopo aver preso in considerazione i vari politici dell’opposizione, Rubio e Pence hanno optato per l’ingegnere poco conosciuto che funge da presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana, Juan Guaidó. Secondo AP e Washington Post, i preparativi per l’attuale colpo di stato e gli incontri segreti con Guaidó risalgono almeno a dicembre 2018. “A metà dicembre, Guaidó si è recato tranquillamente a Washington, in Colombia e in Brasile per informare i funzionari sulla strategia dell’opposizione di organizzare manifestazioni di massa in concomitanza con il previsto giuramento di Maduro per il secondo mandato, il 10 gennaio… “.

Martedì 22 gennaio, Trump, Pence e il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, si sono incontrati per discutere sulle varie opzioni. Secondo il Times, Pence consigliò a Trump di garantire a Guaidó che gli Stati Uniti avrebbero riconosciuto la sua ascesa al potere se, per caso, avesse fatto una simile mossa. Trump fu d’accordo. Più tardi quel giorno, Pence chiamò Guaidó per dargli la buona notizia. Pence ha poi messo online un video in cui afferma che il presidente eletto “Nicolas Maduro è un dittatore le cui pretese di potere sono illegittime”. Nel video, Pence continua a proclamare il supporto degli Stati Uniti a Guaidó. E poi? Ssorpresa, sorpresa: il giorno dopo Guaidó ha affermato di essere il legittimo presidente. L’amministrazione Trump e gli alleati imperiali statunitensi in tutto il mondo appoggiarono rapidamente la pretesa di Guaidó.

Poco dopo essersi dichiarato “presidente ad interim”, Guaidó passò a sequestrare le entrate petrolifere venezuelane detenute negli USA, in modo da utilizzare quei fondi per finanziare il suo assalto. Come ha riferito il Washington Post, “funzionari ed ex funzionari statunitensi hanno detto che, per ora, Guaidó spera di usare il governo provvisorio appena dichiarato come strumento per negare a Maduro gli introiti petroliferi dagli USA, che costituiscono quasi tutte le entrate”.
Il 29 gennaio gli USA hanno imposto ulteriori sanzioni alla compagnia petrolifera statale venezuelana, PDVSA (Petróleos de Venezuela, SA), come riferisce Forbes,”Le restrizioni ammonterebbero a 7 miliardi di dollari in attività bloccate oggi, e circa 11 miliardi di dollari in proventi da esportazione nel corso del 2019, secondo il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton”. In un’intervista su Fox Business, Bolton si vantava di come le multinazionali statunitensi avrebbero beneficiato delle nuove sanzioni:” Sapete, il Venezuela è uno dei tre paesi che io chiamo la troika della tirannia. Farà una grande differenza economica per gli USA se le compagnie petrolifere statunitensi possono investire e applicare le loro capacità petrolifere in Venezuela. Sarebbe un bene per il popolo del Venezuela. Sarebbe un bene per il popolo degli USA”.

Il 25 gennaio, la Banca d’Inghilterra impedì al Venezuela di ottenere 1,2 miliardi di dollari dalle sue riserve auree. Bloomberg riferisce: “La decisione della Banca d’Inghilterra di negare la richiesta di ritiro dei funzionari di Maduro arriva dopo che alti funzionari statunitensi, tra cui il Segretario di Stato Michael Pompeo e il Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, hanno esercitato pressioni sui loro omologhi britannici per contribuire a privare il regime dei suoi beni all’estero… “. Quello stesso giorno il dipartimento del Tesoro degli USA ha rilasciò questa dichiarazione: “Gli USA useranno i propri strumenti economici e diplomatici per garantire che le transazioni commerciali del governo venezuelano, incluse quelle che coinvolgono le imprese statali e le riserve internazionali, siano coerenti con il riconoscimento di Guaidó come presidente ad interim”.

Tra le motivazioni presentate dai media multinazionali per la sostituzione di Maduro con Guaidó, c’è che il processo che portò Maduro alla vittoria elettorale del 2018 era viziato. Ma l’ex presidente degli USA Jimmy Carter ha dichiarato nel 2012 che “il processo elettorale in Venezuela è il migliore al mondo”. Nel febbraio del 2018, i principali partiti dell’opposizione di destra, temendo la sconfitta, si impegnarono a boicottare le elezioni presidenziali programmate per maggio. Due candidati minori dell’opposizione parteciparono. Maduro vinse le elezioni, ma in conseguenza del boicottaggio la partecipazione al voto fu inferiore della norma. Gli USA e i principali gruppi venezuelani di opposizione si rifiutarono di riconoscere i risultati.

Guaidó e i suoi sostenitori, tra politici e media, citano anche l’articolo 233 della costituzione venezuelana come giustificazione per la sua auto-proclamazione. Ma quell’articolo si riferisce solo a una procedura da seguire se il presidente eletto (Maduro in questo caso) dovesse diventare permanentemente non disponibile. Ma anche in tal caso, il successore alla presidenza sarebbe la vicepresidente Delcy Rodríguez, non Guaidó che è il presidente dell’Assemblea nazionale.

Destabilizzazione economica

Un’altra giustificazione citata per il tentativo di estromettere illegalmente Maduro è la grave inflazione e altre difficoltà economiche che attualmente stanno affliggendo il Venezuela. In un rovesciamento perverso, gli apologeti delle multinazionali tentano di attribuire le attuali difficoltà del Venezuela al “fallimento del socialismo”. Bret Stephens, scrivendo in un Op Ed per il New York Times, definisce il Venezuela una “catastrofe socialista”, insistendo sul fatto che “Vent’anni di socialismo, elogiati da [Jeremy] Corbyn, [Naomi] Klein, [Noam] Chomsky e Co., hanno portato alla rovina di una nazione”.

Ciò che i sostenitori del colpo di stato non menzionano, tuttavia, è la campagna di dure sanzioni economiche imposte dagli USA e dai loro alleati imperiali contro il Venezuela, risalenti all’amministrazione Obama. Quelle sanzioni, insieme con le mosse degli USA per bloccare i prestiti al Venezuela da parte delle principali istituzioni finanziarie mondiali, hanno devastato l’economia venezuelana. Nel suo recente rapporto, il Relatore Speciale dell’ONU Alfred de Zayas, ha definito le sanzioni come “guerra economica”. E ha continuato raccomandando che la Corte Penale Internazionale indaghi sulle sanzioni economiche contro il Venezuela come possibili crimini contro l’umanità. Come riferito da  The Independent di Londra, Zayas ha spiegato: “La posta in gioco sono le enormi, enormi risorse naturali del Venezuela. E ho la sensazione che se il Venezuela non avesse risorse naturali a nessuno gliene fregherebbe niente di Chavez o di Maduro o di nessun altro lì”.

Eugenia Russian di FUNDALATIN, un’organizzazione venezuelana per i diritti umani fondata prima che Hugo Chavez fosse eletto presidente, ha spiegato all’Independent: “Non basta vedere  solo gli errori o le carenze che il governo può avere, senza guardare l’ambiente di pressione internazionale in cui questa popolazione vive”.

Una strategia collaudata

Dovremmo notare che quest’ultima campagna di intervento imperiale statunitense non è la prima di questo tipo diretta contro il Venezuela o altri paesi dell’America Latina e dei Caraibi che si rifiutano di marciare al passo degli interessi delle aziende statunitensi. Altre azioni ostili includono:

  • Il blocco economico illegale, di Cuba, da 70 anni in qua;
  • L’invasione del Guatemala nel 1954;
  • L’invasione della Baia dei Porci a Cuba nel 1961;
  • L’invasione della Repubblica Dominicana nel 1965;
  • Il colpo di Stato sostenuto dagli USA in Cile nel 1973;
  • La guerra ‘Contra’ contro il Nicaragua dal 1981 al 1990;
  • L’invasione di Grenada nel 1983;
  • L’invasione di Panama nel 1989;
  • I colpi di stato e le occupazioni sostenute dagli USA ad Haiti nel 1991, 1994 e 2004;
  • Il colpo di stato supportato dagli USA in Honduras nel 2009;
  • L’aiuto materiale ai gruppi di opposizione nicaraguensi dal 2016 (almeno) ad oggi;
  • Il supporto a Jair Bolsonaro in Brasile;
  • Il colpo di stato sostenuto dagli USA contro Hugo Chavez in Venezuela nel 2002;
  • Le sanzioni economiche contro il Venezuela dal 2006 ad oggi;
  • Il fondo speciale da $ 5 milioni per i gruppi di opposizione venezuelani istituito da Barak Obama nel 2011;
  • I tentativi di golpe contro il Venezuela di Maduro nel 2015 e nel 2018.

Il Wall Street Journal ha riferito il 30 gennaio che l’attuale attacco degli USA al Venezuela non è che la prima mossa di una strategia volta a “rimodellare l’America Latina”. In particolare, “Dopo il Venezuela e Cuba, i funzionari degli USA stanno guardando al Nicaragua”.

Contraccolpi

Quando fu eletto per la prima volta nel 1998, il governo Chavez promosse importanti riforme. Utilizzò le entrate del settore energetico, con la nazionalizzata PDVSA, per aumentare la spesa sociale del 60% dal 2002 al 2012. Entro il 2012, il Venezuela aveva ridotto la disuguaglianza del 54% e la povertà del 44%. La povertà estrema fu ridotta dal 40% del 1996 al 7,3% del 2010. Le cure mediche divennero gratuite, così come l’istruzione dall’asilo all’università. Ma oggi, sotto l’implacabile attacco politico ed economico dell’imperialismo statunitense e dei suoi alleati, molte di quelle riforme sono state spazzate via e le condizioni di vita della classe lavoratrice sono diventate sempre più terribili.

I socialisti sostengono incondizionatamente il diritto all’autodeterminazione del Venezuela. Ma questo non implica un accordo con ogni politica o dichiarazione dei governi di Chavez e Maduro. All’interno del Venezuela, l’unica forza abbastanza forte da respingere l’assalto attuale e le future offensive imperiali sono le masse di lavoratori. Sfortunatamente, il Partito socialista unito venezuelano, guidato dal presidente Maduro, non è riuscito a dare piena priorità agli interessi della classe lavoratrice. Nonostante il suo nome, ha dimostrato – con la sua coerente difesa della proprietà privata per l’industria, la terra e le banche, e con la sua incapacità di mobilitare pienamente il potere indipendente delle masse lavoratrici – ha dimostrato di essere un partito capitalista piuttosto che un partito socialista. Di fronte a un’aggressione simile negli anni ’60, i cubani intrapresero una strada diversa, fino ad armare i lavoratori e i contadini, a nazionalizzare le industrie chiave e quelle bancarie sotto il controllo operaio, e a creare comitati di lavoratori e agricoltori in ogni villaggio, quartiere e luogo di lavoro per difendere la loro rivoluzione. Fino ad ora, Maduro e Chavez prima di lui, hanno cercato di domare il capitalismo venezuelano nella speranza di guadagnare abbastanza spazio per attuare le riforme. Nel frattempo, gli attacchi della classe capitalista venezuelana ancora potente e dei loro sostenitori imperiali continuano senza sosta. In questo modo, la classe lavoratrice venezuelana ha combattuto con una mano legata dietro la schiena. Liberare tutta la forza della classe operaia e sfidare apertamente i capitalisti per il potere offre le migliori possibilità di sconfiggere gli attacchi attuali e futuri contro il popolo venezuelano.
Tuttavia, non condizioniamo in alcun modo il nostro sostegno all’autodeterminazione del popolo venezuelano. Qualsiasi cambiamento o miglioramento nel governo venezuelano spetta esclusivamente al popolo venezuelano. La macchina imperiale degli USA non ha alcun ruolo progressivo da svolgere in Venezuela o altrove! L’ultima cosa che i leader aziendali degli USA vogliono è una classe operaia venezuelana veramente mobilitata, attiva e dotata di potere. Negli USA, gli attivisti contro la guerra e la classe operaia devono scendere in strada per chiedere “USA fuori ora! Giù le mani dal Venezuela! ”

Stesso nemico, stessa tattica

I lavoratori negli USA devono capire che dietro le ultime minacce contro il Venezuela stanno gli stessi mostri aziendali che spingono per tagli, licenziamenti, delocalizzazioni e austerità qui da noi – tutto per massimizzare i profitti aziendali. I lavoratori negli USA non guadagnano nulla e rischiano di perdere molto, se l’uno per cento riesce a imporre la propria volontà al popolo venezuelano. Per questo motivo, dobbiamo fare tutto il possibile per fermare la mano dei guerrafondai, comprendendo che in questo contesto, come in tanti altri, il danno inferto a uno è un danno per tutti.

Potere ai lavoratori

Il potere dei lavoratori organizzati e mobilitati è l’unica cosa che chi trama i golpe, i falchi della guerra e gli oligarchi capitalisti negli USA o in Venezuela temono veramente. Due esempi recenti dimostrano questo punto.

Il primo è il recente sciopero degli insegnanti a Los Angeles. Ispirati dai loro fratelli e sorelle unionisti che hanno fatto scioperi vincenti in West Virginia, Virginia, Oklahoma, Colorado e Arizona, i 34.000 scioperanti dell’UTLA (Unione degli Insegnanti di Los Angeles) hanno affrontato un consiglio scolastico intransigente e lo hanno costretto ad accettare una serie di importanti richieste che giovano a insegnanti, studenti e all’intera comunità.

Poi c’è stata la risposta dei controllori del traffico aereo dell’aeroporto La Guardia alla recente serrata governativa di Trump. Il giorno in cui gli impiegati federali hanno perso il loro secondo stipendio, un numero insolito di controllori all’aeroporto La Guardia si è messa in malattia. Ne sono risultati ritardi che si sono rapidamente diffusi ad altri aeroporti. Nel giro di poche ore, la serrata bluff del governo era finita! Il costo politico ed economico era abbastanza alto da forzare un accordo bipartisan per riprendere a pagare gli stipendi ai lavoratori del governo. Questo è potere!

Quel tipo di potere può fermare l’avanzata dei guerrafondai USA; può fermare l’attuale aggressione degli USA contro il Venezuela; e in Venezuela, può essere usato per innalzare una potente difesa contro gli attuali assalti capitalisti dei golpisti interni e dei loro sostenitori statunitensi.

 

Traduzione dall’inglese di Leopoldo Salmaso

 

 

Categorie: Cultura e Media, Economia, Internazionale, Nord America, Opinioni, Politica, Sud America
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