Brasile: la caldissima guerra fredda

02.02.2019 - San Paolo, Brasile - Paolo D'Aprile

Brasile: la caldissima guerra fredda
(Foto di Paolo d'Aprile)

Venticinque minuti di metro. Non è molto se c’è da sedersi, altrimenti è un inferno. Scendo nelle viscere della terra, e i quaranta gradi esterni di questa estate continuano anche sotto, come se il buco di ozono si fosse concentrato tutto su di me e la mia pelata abbrustolita. Ma tant’è. Eccomi qua in una lotta per la sopravvivenza senza esclusione di colpi. A gomitate riuscirò a conquistare un posto seduto, a calci negli stinchi potrò ritagliarmi lo spazio necessario per non farmi pestare i piedi da nessuno, ad alitate sul collo degli altri riuscirò ad allontanare la minaccia di spintoni e dolorosissime ginocchiate.

Viaggiare in metro è una bellezza. Anzi una pacchia, altroché, tutti i giorni, ogni giorno. E oggi ho anche da leggere, qualcuno mi ha allungato il solito giornaletto di varia attualità, compagnia di ogni viaggiatore, salvagente per ogni sguardo assonnato che, sprofondando tra articoletti e notiziole, eviterà il contatto con i suoi simili. E poi tra le sue pagine verrò a sapere i risultati delle partite, chi ha segnato, chi ha vinto, chi ha perso. Conoscerò in anteprima il riassunto della telenovela serale. Saprò che sono esattamente nove le incarnazioni dell’Anticristo. In prima pagina del giornaletto distribuito in milioni di copie in questo inferno sotterraneo chiamato metro, si parla proprio di lui e delle sue nove incarnazioni. Chi abbia pensato a Attila, Hitler o Gengis Khan, ha proprio pisciato fuori. La cosa è seria, ragazzi, serissima. Tutti d’accordo su Karl Marx vero? E non c’è neanche bisogno di spiegarne il motivo “pigro, dotato di una forte invidia in relazione agli individui più ricchi di lui, desiderava ottenere il potere economico senza fare alcuno sforzo, creò il Capitalismo di Stato; ci ha lasciato un solo libro, Il Capitale, in cui gli imprenditori sono descritti come beceri malfattori la cui unica occupazione è rendere schiavi i loro dipendenti”. Come direbbe Lino Banfi: porcaputtena.

Dopo questa descrizione della Bestia, il caldo infernale e il pigia-pigia metropolitano sono ormai insostenibili. Capisco però che non ho scelta. Fosse un film, sarei già rannicchiato sul divano a gridare al protagonista di scendere subito, di andare via, è una trappola, attento. Così mi guardo intorno: facce da galera. Gli angeli del male intorno a me. O solo tristi lavoratori che vorrebbero tirarmi dal seggiolino e sedersi al mio posto? L’occhio corre veloce per la pagina del giornale, voglio i risultati delle partite, la telenovela serale, ma la lista dell’Anticristo incarnato continua: Albert Einstein e Isaac Newton. Tiè. Lo sapevo. Lo sapevo: il primo con quei capelli da satanasso, ci vuol poco a indovinare. Il secondo con la storia della mela che gli cade in testa non inganna più nessuno. La mela, la stessa mela del serpente tentatore. Galileo, chiaro come il sole: ha dubitato della Bibbia. Darwin, scimmia sarà lui e sua madre, maledetto sia il suo nome per tutta l’eternità. Cartesio, dall’infinita superbia fa del suo pensare il motore della sua esistenza dimenticandosi della volontà divina in un vero e proprio sillogismo demoniaco: cogito ergo sum sto cazzo, vade retro. Adam Smith perché ha portato agli uomini il delirio della ricchezza. Freud che pensa solo a sconcezze tra madri e figli, padri e figlie. Il viaggio è ancora lungo, l’altoparlante annuncia un guasto alla linea. Pochi minuti di sosta non previsti, qualcuno decide di uscire dal vagone per respirare un po’. Perderà il posto. Figurati se mi alzo da qui. Il posto è mio e me lo gestisco io, Dio me lo ha dato e guai a chi me lo tocca. E gli occhi mi ritornano sulla pagina dove si dice che Dio, lo stesso che mi ha dato il posto, ha già deciso tutto. Se devi andare all’inferno ci andrai e basta, non importa che cerchi di fare il bravo, il buono, Lui non ci casca. È un articolo teologico di grande profondità. La lista dei cattivissimi termina con un nome che mai e poi mai avrei potuto pensare che ne fosse degno. Sui primi otto, non ho niente da dire, se lo sono davvero meritato. Ma l’ultimo, poverino, non capisco proprio. Leggo: “ormai è scientificamente provato che gli agenti patogeni non esistono e le malattie sono provocate dal volontario allontanarsi dell’uomo dalla volontà divina” e Louis Pasteur viene così annoverato per sempre tra il numero delle nove incarnazioni dell’Anticristo. E io qui sul metrò. Mi alzo per difendermi dai ceffi da galera che sono gli angeli dell’inferno arrivati fino a qui per portarmi via. Si aprono le porte. Esco. Scala mobile e gradini. Aria, aria. Un bar subito, un caffè, qualcosa da bere grazie. Sul cellulare mi arrivano le notizie del giorno. Il ministro della pubblica istruzione divulga un comunicato ufficiale in cui si difende dalle accuse del giornalista Ancelmo Gois di aver censurato programmi divulgativi in cui si spiegava la filosofia di Karl Marx e altri pensatori “di sinistra”. Il ministro si difende da par suo. “Nella mia vita di docente e di ministro ho sempre agito nell’interesse della verità, rifiutandomi di adottare i metodi di manipolazione delle menti e di sparizione di persone; i metodi tipici di organizzazioni come il KGB, il servizio segreto dell’Unione Sovietica, che, in occasione della sua fuga dal  Brasile verso la Russia, protesse e fornì identità falsa al giornalista che mi accusa. All’epoca Ancelmo Gois fu addestrato al marxismo e al leninismo nella scuola di formazione dei quadri del Partito Comunista Sovietico”.

E sono solo le otto del mattino. Il sole, il caldo, la testa mi gira, la ressa, la Russia, l’Anticristo, Louis Pasteur, Marx, Lenin e il povero Ancelmo Gois. Penso a Putin. E a Paul McCartney che non c’entra niente. Ma la sua canzone che apre l’album bianco dei Beatles è bellissima, comincia con il rumore di una turbina di aereo, poi la chitarra distorta, basso e batteria… Bek in de iu es es ar…

Penso a Vladimir Putin, sempre pronto a far esplodere il mondo. Penso al nostro giornalista addestrato alle tecniche di manipolazione, di guerriglia e sabotaggio della URSS. Con quei baffetti. E il cappellino. E sono solo le otto e un quarto. Adesso devo proprio andare.

Categorie: Cultura e Media, Internazionale, Opinioni, Sud America
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