NoTriv: «Dopo i nuovi permessi concessi per le trivelle niente incontro con il ministro Costa»

09.01.2019 - Il Cambiamento

NoTriv: «Dopo i nuovi permessi concessi per le trivelle niente incontro con il ministro Costa»

Esce la notizia di nuovi permessi per le trivelle nei mari italiani e il movimento NoTriv fa sapere che non andrà a incontrare il ministro dell’ambiente: «Prima ci convoca, poi veniamo a sapere dei permessi. Niente incontro, non ora».

Il movimento NoTriv avrebbe dovuto incontrare, martedì 8 gennaio, il ministro dell’ambiente Sergio Costa ma, «pochi giorni dopo la convocazione», come spiegano, è arrivata la notizia dei tre nuovi permessi concessi per le trivelle nei mari italiani.

E allora il movimento ha fatto sapere a Costa che non sarebbe andato nessuno di loro all’incontro. E non si sono presentati.

«Il ministero per lo sviluppo economico ha concesso tre permessi di ricerca nel mar Jonio con l’utilizzo dell’airgun, la trasformazione di un permesso di ricerca in concessione di coltivazione nell’area di Ravenna (Bagnacavallo) e la proroga di un altro titolo – spiegano i NoTriv – Negli ultimi due casi è stata accordata anche la possibilità di perforare nuovi pozzi.  Ci ha stupito che lo stesso Governo che ha schierato i propri partiti in favore dello svolgimento di un referendum sul tema, abbia oggi concesso questi titoli. È seguita, peraltro, una ridda di dichiarazioni, alcune delle quali, a nostro avviso, anche improvvide e ingenerose rispetto all’impegno degli  attivisti, rispetto all’ufficialità e alla concretezza delle decisioni governative. Ci sono stati inoltre annunci di provvedimenti volti a fermare altre istanze. Ovviamente a noi interessa principalmente l’unico fatto per ora certo, sicuramente molto grave: il rilascio dei titoli. Allo stesso tempo, però, tutto il contesto in cui ciò sta avvenendo non fa che peggiorare il “clima” di confusione attorno alla discussione su temi anche tecnicamente complessi».

I tre permessi di ricerca di gas e petrolio nel mar Ionio concessi alla società americana Global Med hanno dunque provocato un duro scontro tra il Coordinamento nazionale No Triv e l’esecutivo.

«Sul Buig sono stati pubblicati anche i decreti di conferimento della concessione di coltivazione ‘Bagnacavallo’ e di proroga della concessione di coltivazione ‘San Potito’, entrambi in Emilia-Romagna, in provincia di Ravenna – spiega Il Fatto Quotidiano – La nuova concessione denominata ‘Bagnacavallo’ è stata rilasciata alla società Aleanna Italia (per la durata di 20 anni) e prevede realizzazione e messa in produzione di cinque pozzi (due esistenti e tre nuovi). La concessione di coltivazione ‘San Potito’, invece, scaduta da anni, è stata prorogata per 15 anni in favore della società Padana Energia Spa».

In generale i titoli già rilasciati si possono revocare solo per motivi espressamente previsti dalla legge. Un esempio è quando ci sono gravi ragioni di carattere ambientale, un altro caso concreto è quello che vede il concessionario venire meno ai suoi obblighi. Esiste un solo precedente che riguarda il Lazio, avvenuto in seguito a uno sversamento nei pressi di Roma.

«I procedimenti sono rimasti pendenti fino al 7 dicembre scorso – si legge ancora su Il Fatto Quotidiano – Con legge è sempre possibile sospendere i procedimenti in corso. Questo fino a quando non siano conclusi».

Sia per i tre permessi che per le due concessioni sarebbe dunque stato possibile intervenire con una legge o un decreto legge, ma non con un atto amministrativo. Nel caso specifico di ‘San Potito’ una norma avrebbe potuto prevedere la cancellazione delle proroghe automatiche. Secondo il Coordinamento Nazionale No Triv, però, si sarebbe potuto intervenire anche in assenza di una legge, “persino con un atto analogo a quello che ha bloccato Ombrina Mare”, ha spiegato il costituzionalista Enzo Di Salvatore, cofondatore del Coordinamento nazionale dei No Triv. Nel caso di Ombrina Mare, la piattaforma petrolifera che avrebbe dovuto sorgere, a poca distanza dalle spiagge della Costa dei Trabocchi, in provincia di Chieti, il procedimento era concluso, ma il ministero non aveva ancora rilasciato la concessione. Fu una decisione politica quella di non procedere con il rilascio, presa quando non era ancora maturato il legittimo affidamento.

«Di fatto, per quanto riguarda i permessi e le concessioni presi in esame, nulla è stato fatto. Sfumata l’ipotesi di un emendamento nella legge di bilancio (poi ritirato) fonti del governo parlano di un decreto non approvato per un problema di comunicazione tra gli uffici – prosegue Il Fatto Quotidiano – Il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Davide Crippa, ha annunciato che sarà inserita una norma nel decreto legge ‘Semplificazioni’che bloccherà i 40 permessi pendenti. E lo stesso vicepremier Luigi Di Maio ha parlato di una norma alla quale si lavora da 8 mesi (“ci siamo quasi”). Un decreto legge potrebbe sospendere (quindi una moratoria) o interrompere i procedimenti in corso, magari prevedendo una tutela per determinate aree o vietare l’utilizzo di determinate tecniche. “Presto – ha annunciato Di Maio – porteremo in parlamento una norma che dichiara l’Air gun una pratica illegale e che renda sconveniente trivellare in mare e a terra”».

Nel frattempo, però, c’è da risolvere la questione della zona, che ricade nell’area interessata dai permessi rilasciati, che la Convenzione per la Biodiversità considera di primaria importanza, tanto da inserirla tra le cosiddette ‘Ebsa‘, aree marine di importanza ecologica e biologica. Sono due le aree marine contigue sotto Santa Maria di Leuca in Puglia, che rientrano nell’Ebsa denominata ‘South Adriatic Ionian Straight’ perché ospitano habitat importanti e diverse specie protette o di importanza commerciale come il nasello o i gamberoni Aristeus antennatus e Aristaeomorpha foliacea. Qui vivono tonni, pesce spada, la stenella, la foca monaca, la tartaruga marina Caretta caretta. A preoccupare sono gli effetti sonori degli Air gun e le eventuali trivellazioni, deleteri per le attività riproduttive. E le eventuali, successive, trivellazioni potrebbero esserlo ancor di più.

«L’Italia, infatti, continua la sua insensata corsa all’oro nero» aggiunge Legambiente. E a confermarlo ci sono i dati dell’associazione ambientalista che fotografano la situazione attuale: ad oggi su 16.821 kmq sono ben 197 le concessioni di coltivazione, tra mare (67) e terra (130), alle quali si potrebbero aggiungere ben 12 istanze di concessione di coltivazione (7 in mare e 5 a terra).  E poi su un totale di 30.569 kmq sono attivi 80 permessi di ricerca, ai quali si potrebbero aggiungere 79 istanze di permessi di ricerca su un totale di 26.674 kmq, e 5 istanze di prospezione a mare su un totale di 68.335 kmq.

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Europa
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