Il governo Bolsonaro e la demarcazione delle terre indigene

06.01.2019 - São Paulo, Brasile - Redação São Paulo

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Il governo Bolsonaro e la demarcazione delle terre indigene
General Augusto Heleno (Foto di Fabio Rodrigues Pozzebom/Agência Brasil)

Leonardo Fernandes / Brasil de Fato

Interessi specifici sui territori indigeni nell’Amazzonia brasiliana

Questione d’onore” di Gral. Heleno dopo la proposta di revisione della demarcazione del Territorio Indigeno Raposa Serra do Sol

Nel Territorio Indigeno Raposa Serra do Sol, vivono quasi 20.000 indios di etnia macuxi, uapixana, ingaricó, taurepangue e patamona. La riserva è stata riconosciuta nel 1993 dalla Fondazione Nazionale dell’Indio (FUNAI), tracciata durante il governo di Fernando Henrique Cardoso e convalidata nel 2005 dal Presidente Luiz Inácio Lula da Silva.

L’area dispone di quasi 1.7 milioni di acri e si trova nel nord est dello stato di Roraima, alla frontiera brasiliana con gli altri due paesi: Guyana e Venezuela. La regione è stata oggetto di disputa tra indigeni e proprietari terrieri, produttori di riso che hanno occupato irregolarmente le aree della riserva.

Nel 2009, il Tribunale Supremo Federale (SFT) ha confermato la demarcazione continua della riserva determinando l’uscita dei produttori di riso e non quella degli indios che occupavano l’area. Nel 2013, la corte ha deciso di ratificare ancora una volta i criteri utilizzati per la demarcazione del Territorio Indígeno Raposa Serra do Sol.

Lunedì 17/12, il presidente eletto Jair Bolsonaro ha sostenuto che l’area della riserva indigena Raposa Serra do Sol sia coltivata. “È l’area più ricca del mondo. La si può sfruttare in modo razionale. E, per quanto riguarda gli indios, dar loro royalties e integrarli nella società”, ha detto Bolsonaro in occasione dell’inaugurazione di una scuola militare a Rio de Janeiro.

Non è da oggi che Jair Bolsonaro manifesta il proprio interesse nel consentire lo sfruttamento di niobio in zone situate all’interno della riserva. “Sogno, chissà un giorno, che si possa avere anche la Valle del Niobio”. Ha detto il presidente eletto in un video che circola su internet.

Questione d’ onore

Il tema della demarcazione della riserva Raposa Serra do Sol interessa personalmente anche un altro personaggio del governo di Jair Bolsonaro, il futuro ministro capo di Gabinetto della Sicurezza Internazionale (GSI), Generale Augusto Heleno.

Secondo fonti consultate da Brasil de Fato, Heleno è stato” punito” per aver essersi dichiarato contrario alla politica pro indigeni del governo Lula, proprio all’epoca della demarcazione del territorio indigeno Raposa Serra do Sol, esercitando incarichi burocratici all’interno delle Forze Armate, prima di passare alla riserva. La punizione avrebbe infiammato “l’antipetismo” del generale.

Sempre in base alle fonti consultate, uno degli argomenti utilizzati da Heleno per posizionarsi contro la demarcazione, era che tutto ciò sarebbe stato “il primo passo” per la creazione di uno “stato autonomo” alla frontiera nord del Brasile.

In un’intervista al giornalista Bernardo Mello Franco, del quotidiano O Globo, martedì 18 dicembre, il ministro designato del STF, Carlos Ayres Critto, ha affermato che non vi è alcuna ragione per mettere in discussione il tutto. “I territori indigeni appartengono all’Unione. Qual è il pericolo per la sovranità nazionale? Nessuno”.

Brasilia. Quasi 60 indigeni assistono alla seduta del Tribunale Supremo Federale (STF) che decide le condizioni previste nel processo di demarcazione della terra indigena Raposa Serra do Sol, ottobre 2013. Foto Valter Campanato / Agência Brasil

Cortina di fumo

Il Brasile possiede il giacimento di niobio più grande del mondo, situato presso la città di Araxá (stato di Minas Gerais al centro del paese), sfruttato da più di 50 anni dalla Compañía Brasileña de Metalurgia y Minería (CBMM). Solo quest’azienda fornisce quasi il 75% del mercato mondiale, con una produzione di 70.000 tonnellate l’anno, al costo di 40 dollari al kilo.

Secondo il giornalista e operatore ambientale André Trigueiro “data una stima di crescita mondiale del 4% l’anno, normalmente tali giacimenti soddisferanno il mercato per più di 400 anni”.

Secondo un reportage pubblicato dal quotidiano Valor Económico la squadra del presidente eletto prepara un decreto per rivedere la creazione dei territori indigeni.

Debito storico con i popoli indigeni

Ayres Britto, che nel 2009 occupava la presidenza del Tribunale Supremo Federale nella prima sentenza del processo relativo alla demarcazione del Territorio Indígeno Raposa Serra do Sol, ha affermato che Jair Bolsonaro non può alterare la demarcazione della riserva, in quanto la questione ha già esaurito gli organi giudiziari. “È stata una decisione storica. Per gli indios, si tratta di un diritto acquisito”, ha detto.

Secondo il magistrato in pensione, non vi è motivo per rivedere una decisione presa per cercare di “conciliare gli interessi degli indios con quelli nazionali”.

L’ex ministro ha criticato le dichiarazioni del presidente eletto circa “l’integrazione” degli indios nella società. Britto ha inoltre sostenuto che “dopo che lo Stato paga un debito storico, civilizzatore, non può ora annullare il pagamento e tornare ad essere debitore”.

Traduzione dallo spagnolo di Cristina Quattrone

Categorie: Politica, Popoli originari, Sud America
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