Lula, la churrasqueria e un paese sotto tutela

25.11.2018 - Paolo D'Aprile

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Lula, la churrasqueria e un paese sotto tutela
(Foto di Wikimedia Commons)

Non so come tradurlo. né come spiegarlo. Dire “carne alla griglia”, sarebbe come definire il samba un allegro balletto. Non è un oggetto, non è il barbecue. Non è un luogo. È quando si chiamano gli amici o la famiglia. Birra, Caipirinha. E vai, avanti fino a sera. Il churrasco è sì la carne alla brace, ma anche il momento di convivio in sé. La churrasqueira è la parte della casa in fondo al giardino dove è stata costruita la griglia, vicino al camino, il piano di marmo per tagliare e preparare, dove c’è la tettoia, dove si mettono le sedie in circolo, dove i tavolini si riempiono di bottiglie, chi suona, suona; chi canta, canta; chi vuole ballare, balla.

Churrasco e domenica. Churrasco e festa. Churrasco e amici. Da soli un churrasco è impossibile. E questo è il punto. Questo è il capo d’accusa formale. In cambio della nuova churrasqueira (la chiamo col suo nome per non dire “barbecue”), Lula ha regalato gli appalti per la costruzione dei pozzi di petrolio. Ripeto: hanno costruito la griglia, il piano di marmo, la tettoia, ci hanno messo due tavolini e qualche sedia. E in cambio Lula ha regalato gli appalti per la costruzione dei pozzi di petrolio.

Eccolo, ancora una volta alla sbarra, il vecchio sindacalista accusato di aver ceduto gli appalti all’amico, padrone della più importante impresa di grandi opere, in cambio di una churrasqueira in una casa in campagna dove a volte passava le domeniche. Una casa che non era neanche sua. Perché questa era l’accusa iniziale: essere il padrone della casa di campagna. No, si è capito che la casa era di un amico. Lula era solo l’invitato. Il giudice domanda: “Se la casa non era la sua, per quale motivo occupava la stanza migliore?”. L’accusato risponde: “Per la stessa ragione per cui mi diedero la stanza migliore di Buckingham Palace quando visitai la Regina Elisabetta”. Con la differenza che quando visitava la regina, Lula era presidente della repubblica; quando invece andava in campagna la domenica non lo era più.

Lula è distrutto, sette mesi di prigione lo hanno trasformato. La voce più rauca che mai, invecchiato di dieci anni, gli si legge in faccia la certezza che dal carcere non uscirà più. Qualche mese fa era data come sicura la sua partecipazione alle elezioni. Perfino il Comitato dei Diritti Umani dell’Onu dichiarava che non essendoci ancora la condanna definitiva, Lula avrebbe potuto concorrere. Invece la Corte Suprema disse no. Oggi sappiamo perché. Oggi sappiamo che a dettare le regole alla Corte fu lo stato maggiore dell’esercito, nella persona del generale Fernando Azevedo, “invitato” a occupare il posto di consigliere speciale del presidente della Corte stessa. Oggi sappiamo, per bocca del comandante in capo, che molti ufficiali erano pronti a marciare su Brasilia se la candidatura di Lula fosse stata approvata dalla Corte. Oggi sappiamo che il giudice che condannò Lula è diventato ministro.

Siamo ormai una nazione sotto tutela. Apparentemente funziona tutto normalmente. Le istituzioni, la stampa, i trasporti. Apparentemente il nuovo presidente assumerà le sue funzioni giurando di rispettare la Costituzione. Ma non è vero. Quando si incentivano gli alunni a denunciare i professori sospetti di eresia marxista, niente è più normale. C’è una commissione parlamentare che discute il progetto di legge. La prossima settimana sarà votato in Parlamento: si chiama Scuola Senza Partito. Qualunque accenno a teorie contrarie alla morale e alle sacre tradizioni sarà severamente punito. Il marxismo culturale vuole insegnare ai nostri figli a diventare omosessuali, lesbiche, trans. Il gramscismo culturale vuole abolire la famiglia e la Bibbia. Gli studenti potranno filmare i professori in classe e denunciarli.

E’ in gioco il passato del paese: chi lo controlla, controlla il presente e costruirà il futuro a sua immagine e somiglianza. “Esistono molti pregiudizi sul periodo del governo militare, pregiudizi e disinformazione, dovuti all’indottrinamento ideologico di questi ultimi decenni. Penso che la Storia con il tempo si ripulirà di queste opinioni” dice Edson Leal Pujol, comandante Generale dell’Esercito. Il paese riscriverà la sua storia. Non potremo più dire che i militari sequestrarono, torturarono, uccisero e fecero sparire i corpi per sempre. Viviamo in  una democrazia piena. Lo stato democratico non tollera opinioni contrarie né indottrinamento ideologico marxista, figuriamoci se può sopportare un vecchio sindacalista e la sua churrasqueira.

 

Categorie: Diritti Umani, Opinioni, Politica, Sud America
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