La verità su Cristoforo Colombo

08.10.2018 - Countercurrents

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese

La verità su Cristoforo Colombo

Oggi Cristoforo Colombo è celebrato come un mitico eroe – con tanto di canzoni, poesie, e fictions – sulla sua grande avventura attraverso l’Atlantico per esplorare la terra maestosa che sarebbe stata poi chiamata America. Negli USA ci sono cinquantaquattro comunità che prendono il nome dall’esploratore, incluso il distretto della Columbia. “Salve, Colombia” è stato l’inno nazionale non ufficiale degli Stati Uniti fino al 1931. Una festa federale, il “Columbus Day”, si celebra ogni anno il secondo lunedì di ottobre.

Nonostante tutto ciò, gli storici hanno iniziato a demolire il mito di Colombo:
– che abbia scoperto l’America;
– che abbia dimostrato che il mondo non era piatto (cosa ben nota per più di un millennio prima di Colombo. In effetti, gli studiosi avevano una buona stima della circonferenza della Terra, e ciò motivava parte del dissenso contro la proposta di viaggio di Colombo – egli pensava che l’Asia fosse più estesa di quello che è, e il mondo molto più piccolo, così uno degli studiosi commissionati dalla monarchia a indagare sulla plausibilità del viaggio di Colombo, disse che era “improponibile per qualsiasi persona istruita”);
– che fosse venuto in America in nome dell’esplorazione;
– infine, che fosse venuto in pace.

Molto semplicemente, la maggior parte di questi “fatti” sono inequivocabilmente falsi o mezze verità. Colombo solcò l’oceano blu per cercare ricchezze e, ufficialmente, in nome della Cristianità. Però, per lo più schiavizzò e violentò gli indigeni che incontrò, vendette ragazze per essere prostituite (perfino bambine di nove anni per sua stessa ammissione), e compì numerose azioni tanto atroci da farlo forzatamente esautorare e rimandare in Spagna in catene. Cristoforo Colombo era brutale, anche relativamente agli standard del suo tempo, il che spinse Bartolomeo de las Casas, che aveva accompagnato Colombo in uno dei suoi viaggi, a scrivere nella sua Storia delle Indie: “Sono state commesse sotto i miei occhi azioni tanto inumane e barbare da non trovare uguali in nessuna epoca… I miei occhi hanno visto atti così estranei alla natura umana che tremo anche ora a scriverne”.

Nell’agosto del 1492, Colombo lasciò la Spagna con tre navi: Santa Maria, Pinta e Santa Clara (soprannominata “Nina”). Dopo due mesi in alto mare, la terra fu avvistata. Ora, prima che partissero, il re Ferdinando e la regina Isabella avevano promesso che chi avesse avvistato terra per primo sarebbe stato ricompensato con una giacca di seta e una rendita di diecimila maravedi. Rodrigo de Triana stava di vedetta sulla Pinta e fu il primo ad avvistare la terra. Egli gridò al resto dell’equipaggio in basso, e il capitano della Pinta annunciò l’avvistamento con un colpo di cannone. Ma quando giunse il momento di ricevere il premio, Colombo disse di aver visto una luce in lontananza molte ore prima del grido di Triana, “ma era così indistinto che non ebbi il coraggio di affermare che fosse terra”.
Risulta che il premio andò a Colombo.

Sbarcato sull’isola, che avrebbe chiamato San Salvador (l’attuale Bahamas), Colombo si mise subito a cercare oro e a schiavizzare le popolazioni indigene. In particolare Colombo, dopo aver visto gli Arawak (i popoli della regione) uscire dalle foreste spaventati dalle spade dei visitatori, ma con doni, scrisse nel suo diario:
Non portavano armi e non le conoscevano, perché mostrai loro una spada e la prendevano per la lama e si tagliavano tanto erano ignoranti. Sarebbero stati buoni servitori… con cinquanta uomini avremmo potuto soggiogarli tutti e fargli fare tutto ciò che volevamo.

Come altri osservatori europei avrebbero osservato, gli Arawak erano leggendari per la loro ospitalità e il loro desiderio di condividere. Di nuovo Colombo a proposito degli Arawak:
“sono così ingenui e così liberi con i loro beni che nessuno che non li abbia conosciuti potrebbe crederci. Quando chiedi qualcosa che possiedono, non dicono mai di no. Al contrario, offrono di condividerlo con chiunque”.

Colombo ne approfittò rapidamente. Vedendo che portavano borchie d’oro agli orecchi, radunò un certo numero di Arawak e si fece condurre dove si trovava l’oro. Il viaggio li portò alle attuali Cuba e Haiti (ma Colombo credeva che fosse Asia) dove trovarono granelli d’oro nei fiumi, ma non gli enormi “campi” che Colombo si aspettava. Ciò nonostante, scrisse un rapporto in Spagna secondo cui “Ci sono molte spezie e grandi miniere d’oro e altri metalli”. Questo rapporto gli procurò il finanziamento per un secondo viaggio, questa volta con 13 navi e milleduecento uomini. Mentre non riuscì mai a riempire quelle navi d’oro, le riempì con un’altra “valuta”, una valuta che avrebbe avuto un effetto orrendo sull’evoluzione della società: schiavi.

Nel 1495, Colombo ritornò nel Nuovo Mondo e immediatamente fece prigionieri 1500 Arawaks. Di quei 1500, ne scelse 500 per essere rispediti in Spagna come schiavi (circa duecento morirono nel tragitto), dando il via al commercio transatlantico di schiavi. Gli altri mille furono forzati a cercare quel po’ di oro che c’era nella regione. Secondo il noto storico Howard Zinn, chiunque avesse più di 14 anni doveva procacciare una quota d’oro. Se non avesse trovato abbastanza oro, gli avrebbero mozzato le mani.

Alla fine, quando capirono che non c’era molto oro nella regione, Colombo e i suoi uomini presero il resto come schiavi e li misero al lavoro nelle loro fattorie appena stabilite nella regione. Molti nativi morirono e il loro numero diminuì. Gli storici moderni stimano che nel XV secolo ci fossero circa 300.000 Arawak. Nel 1515 ne erano rimasti solo 50.000. Nel 1531, 600; e nel 1650 sulle isole non erano più rimasti Arawaks purosangue.

Il modo in cui Colombo e i suoi uomini trattavano le donne e i bambini di quelle popolazioni era anche peggiore. Colombo usava abitualmente lo stupro delle donne come “ricompensa” per i suoi luogotenenti. Ad esempio, ecco il resoconto di un amico e compatriota di Colombo, Michele da Cuneo, che accompagnò Colombo nel suo secondo viaggio nel Nuovo Mondo, su ciò che Michele fece con una ‘donna Carib’ indigena. Michele scrisse:
Quando stavo nella nave catturai una bellissima donna caraibica, che il Signor Ammiraglio [Colombo] mi concesse e, dopo averla portata nella mia cabina, essendo nuda secondo la loro usanza, concepii il desiderio di provare piacere.Volevo attuare il mio desiderio, ma lei non voleva e mi graffiò con le sue unghie in modo tale da farmi desiderare di non aver mai cominciato. Ma visto ciò (per dirti la fine di tutto), presi una corda e la picchiai per bene, facendola urlare tanto che non avresti creduto alle tue orecchie. Finalmente arrivò a più miti consigli al punto che, posso dirti, sembrava fosse stata istruita in una scuola di puttane…

Andando oltre, Colombo scrisse in una lettera del 1500:

Si possono facilmente ricavare cento castellani per una donna come per una fattoria, è un affare molto diffuso e ci sono molti commercianti che vanno in cerca di ragazze; quelle dai nove ai dieci anni sono ora le più richieste.

Come illustrato in un rapporto di 48 pagine recentemente scoperto negli archivi spagnoli, scritto da Francisco De Bobadilla (incaricato di indagare sul governo di Colombo per volere della regina Isabella e del re Ferdinando, che erano turbati dalle accuse circa alcune azioni di Colombo), una donna che aveva insultato la famiglia di Colombo fu spogliata nuda e costretta a cavalcare su un mulo attorno alla colonia. Ultimato il giro, la sua lingua fu tagliata per ordine del fratello di Colombo, Bartolomeo, con cui Colombo poi si congratulò per aver difeso con successo l’onore della famiglia. Inutile dire che questi e numerosi altri atti simili indussero infine De Bobadilla a esautorare Colombo e a rimandato in Spagna in catene.

Dopo che Colombo fu cacciato, gli spagnoli replicarono la sua politica di schiavitù e violenza. Nel 1552, lo storico e frate spagnolo Bartolomeo de las Casas pubblicò vari volumi con il titolo Storia delle Indie. Qui egli descrisse il collasso della popolazione non europea. Egli scrive che, poiché gli uomini venivano catturati e costretti a lavorare nelle miniere in cerca d’oro, raramente o mai tornavano a casa, e ciò ebbe un impatto significativo sul tasso di natalità. Se una donna partoriva, essendo oberata di lavoro e malnutrita, spesso non riusciva a produrre abbastanza latte per il bambino. De Las Casas riferisce anche che alcune donne “affogarono i loro bambini per pura disperazione”.

Ci sono molti altri esempi, scritti, e ricerche che indicano un fatto: Cristoforo Colombo era un individuo deplorevole. Nessuno è perfetto – se ci limitassimo a coloro che non avevano difetti importanti, avremmo pochi uomini da celebrare – ed è estremamente importante vedere le cose nel contesto del tempo in cui gli individui vivevano. Ma anche nella sua epoca, molti dei suoi atti erano considerati deplorevoli dai suoi pari, il che costituisce buona parte dei motivi per cui Colombo fu arrestato per la sua condotta nel Nuovo Mondo. Se si aggiunge che il suo reale impatto storico e generale fu incidentale rispetto a quello che egli stava effettivamente cercando di fare (rendendo un po’ arduo celebrarlo anche per quel lato della sua vita), forse è ora che lasciamo perdere i miti su Cristoforo Colombo appresi alle elementari e smettiamo di celebrare l’uomo Colombo.

 

L’articolo originale è pubblicato su Today I found out

 

Traduzione dall’Inglese di Leopoldo Salmaso

 

 

Categorie: Diritti Umani, Non discriminazione, Nord America, Popoli originari
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