Crisi climatica – Ci restano 12 anni prima di cambiamenti irreversibili: usiamoli bene

24.10.2018 - Redazione Italia

Crisi climatica – Ci restano 12 anni prima di cambiamenti irreversibili: usiamoli bene

Non ha mezzi termini l’ultima dichiarazione del Panel delle Nazioni unite sul riscaldamento globale, che si è riunito la scorsa settimana in Corea del Sud.

La cosiddetta “soglia di non ritorno”, ovvero cambiamenti in tutto l’ecosistema totalmente irreversibili, non è di 2 gradi d’aumento della temperatura, come si diceva quando è stato firmato l’Accordo di Parigi, ma di 1,5 gradi.

In poche parole se non fermiamo ora l’aumento della temperatura nel 2040 non ci sarà più possibilità di tornare indietro. 

Ma quali sono le proposte uscite dall’incontro in Corea?
Taglio delle emissioni e rimozione della CO2 dall’atmosfera.
Peccato che sotto la denominazione rimozione della CO2 ci sono tutte le pratiche contestate dai movimenti per la giustizia climatica tra cui la cattura ed il conseguente stoccaggio dell’anidride carbonica.
Il Carbon storage fa parte delle false soluzioni proposte dalla geo-ingegneria, ovvero l’utilizzo di tecnologie invasive per l’ambiente, l’atmosfera e lo spazio, proposte come soluzioni al cambio climatico, che in realtà vanno ad aumentare i problemi e a devastare ulteriormente gli equilibri naturali.

Il Carbon storage, peraltro ancora non sperimentato, consiste nell’immagazzinare sotto terra, sotto gli oceani (e perché non sulla luna o sugli asteroidi…!), il CO2 stoccato.
Non serve uno scienziato per capire che le soluzioni proposte, dal carbon storage al mercato dei crediti di carbonio, allo sbiancamento delle nuvole fino al creare lo scudo nello spazio per fermare i raggi del sole, sono peggiori dello stesso problema. 

False soluzioni che peraltro vanno bene a tutti perché rappresentano una nuova frontiera di investimenti e non comportano un cambio radicale del sistema produttivo.

Il cosiddetto PLAN B (ovvero usare la geo-ingegneria al posto del PLAN A cioè il cambio di paradigma produttivo) piace all’America di Trump, che nega il riscaldamento globale, ed anche alla Cina, India ed altri paesi dei BRICS, sempre pronti a recriminare sul fatto che far scendere le emissioni devono essere per primi i paesi di vecchia industrializzazione.

Non ci sono scorciatoie per fermare il cambio climatico serve una sterzata poderosa che diminuisca le emissioni attraverso i cambiamenti nella produzione di energia, attraverso l’agricoltura di prossimità e non l’agro-business ed attraverso nuove forme di mobilità.

La cosa pericolosa, come denunciato da molte reti ed associazioni ambientaliste, è che utilizzando l’emergenza climatica invece di intraprendere una profonda strada di cambiamenti si preferisca il PLAN B: ovvero la geo-ingegneria. 

Di seguito vi proponiamo il manifesto elaborato contro la geo-ingegneria da numerose realtà, perché qui in Italia se ne parla davvero troppo poco ed invece sono scelte che riguardano tutti noi, soprattutto le generazioni future.

Stop immediato alla geo-ingegneria del clima.

Richiesto da 110 organizzazioni di società civile e movimenti popolari 

Comunicato stampa collettivo di ETC Group, Rete ambientale indigena, Friends of the Earth International, La Via Campesina, Climate Justice Alliance e BiofuelWatch.


In un Manifesto sostenuto da un’ampia coalizione, pubblicato il 4 ottobre 2018, 23 organizzazioni internazionali, sei destinatari del “premio Nobel alternativo” e 87 organizzazioni nazionali di cinque continenti hanno chiesto di interrompere la sperimentazione e di abbandonare le scelte politiche relative all’utilizzo della geo-ingegneria per far fronte al cambio climatico. Tra i firmatari segnaliamo, tra gli altri, movimenti indigeni, contadini e reti per la giustizia climatica e la difesa dell’ambiente.

Il Manifesto è stato lanciato nella stessa settimana in cui il Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico (IPCC) si riuniva in Corea del Sud per discutere di un nuovo rapporto relativo alla limitazione del riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius. Molti prevedono che il rapporto IPCC promuoverà l’uso di tecniche di geo-ingegneria del clima, in realtà contraddittorie e non sperimentate.

La geo-ingegneria per modificare il clima si riferisce a una serie di correzioni tecnologiche, attuate su larga scala, relative a quei cambiamenti climatici che potrebbero avere impatti devastanti sull’ambiente, sugli ecosistemi e sulle comunità di tutto il mondo.
I sostenitori affermano che la geo-ingegneria allevierebbe i sintomi del cambiamento climatico, abbassando la temperatura della Terra.

Come? Bloccando i raggi solari in entrata, riflettendo la luce solare nello spazio, oppure catturando l’anidride carbonica presente nell’atmosfera per poi immagazzinarla per sempre sottoterra o negli oceani.

Il concetto è principalmente promosso da un piccolo gruppo di governi, di società e di scienziati dei paesi più potenti ma anche più inquinanti, che negli ultimi anni hanno guidato la ricerca sulla geo-ingegneria. 

Queste lobby di potere stanno inoltre facendo pressione perché la geo-ingegneria venga considerata una risposta politica ai cambiamenti climatici e recentemente hanno portato avanti esperimenti all’aperto per testare le tecnologie di geo-ingegneria.

I firmatari del Manifesto contestano gli aspetti positivi che vengono propagandati per sostenere la geo-ingegneria e sostengono che tutte le tecnologie di geo-ingegneria proposte presentano rischi elevati e, se utilizzate a lungo, molte potrebbero persino peggiorare gli impatti dei cambiamenti climatici.

I firmatari del Manifesto fanno appello perché ci sia:

- il divieto di tutti gli esperimenti e applicazioni all’aperto della geo-ingegneria;

- il blocco di tutti gli esperimenti all’aperto. In particolare: il progetto SCoPEx a Tucson, in Arizona, che propone di iniettare particelle di solfato e altri materiali nell’atmosfera per testare la loro efficacia nel bloccare i raggi solari; il progetto Ice911 in Alaska, che spargerebbe milioni di minuscole bolle di vetro sul ghiaccio artico che andrebbero poi a sciogliersi lentamente per riflettere la luce del sole; il progetto Marine Cloud Brightening a Monterey Bay, in California, che inietterebbe acqua salata nelle nuvole per renderle di colore più chiaro così da riflettere meglio la luce del sole; il progetto di fertilizzazione dell’oceano di Oceaneos in Cile. 
Tutti e tre gli esperimenti statunitensi sono pianificati in territori indigeni;

- lo stop a tutti i progetti di immagazzinamento e di cattura aerea diretta dell’anidride carbonica realizzata su larga scala (“carbone storage”).

Questi progetti consentirebbero la continuazione dell’estrazione e dell’utilizzo dei combustibili fossili con il conseguente arresto di tutti i progetti di bioenergia visto che verrebbe privilegiato il “carbone storage”. Questa tecnica non è stata ancora testata e non si sa se sia tecnicamente attuabile. Inoltre comporterebbe gravi conseguenze per il suolo, l’ambiente in generale, la biodiversità e la sovranità alimentare.

- il sostegno a strade diverse e progetti alternativi, già verificati e meno rischiosi, per affrontare i cambiamenti climatici, che ora sono messi da parte a favore delle proposte di geo-ingegneria.

IL MOVIMENTO CONTRO LA GEOINGEGNERIA

E’ nato nel 2010, quando più di 35.000 rappresentanti delle organizzazioni di base della giustizia climatica e dei movimenti popolari si sono riuniti alla Conferenza popolare mondiale sui cambiamenti climatici e i diritti della Madre Terra a Cochabamba, in Bolivia.

Allora è stato dato il via alla campagna “Hands off Mother Earth” – Campagna HOME) contro la geo-ingegneria.

Lo scorso mese a San Francisco, durante la Settimana di solidarietà dedicata alle soluzioni per i cambiamenti climatici, un’ampia alleanza, di cui fanno parte tra l’altro Climate Justice Alliance e la Rete ambientale indigena, si è impegnata a ampliare e rafforzare la Campagna HOME. 

Ciò è ritenuto essenziale a causa della crescente presenza dell’argomento della geo-ingegneria nei negoziati e nel dibattito tra gli accademici, comprese le proposte per testare queste tecnologie all’aperto.

MANIFESTO CONTRO LA GEOINGEGNERIA 

Non manipoliamo la Madre Terra

Noi, organizzazioni della società civile, movimenti popolari, popolazioni indigene, organizzazioni contadine, accademici, intellettuali, scrittori, operai, artisti, cittadini preoccupati di tutto il mondo, ci opponiamo alla geo-ingegneria, perché la consideriamo una proposta pericolosa, non giusta e inutile ad affrontare il cambiamento climatico. 
Per geo-ingegneria intendiamo gli interventi tecnologici su larga scala, effettuati su oceani, suolo e atmosfera della Terra con l’obiettivo di ridurre alcuni dei sintomi del cambiamento climatico.

La geo-ingegneria perpetua la falsa convinzione moderna che l’attuale modello di produzione e consumo, devastante, ingiusto ecologicamente e socialmente, non può essere cambiato e che abbiamo bisogno di strumentazioni tecnologiche per domarne gli effetti.

In realtà i cambiamenti che dobbiamo realizzare per affrontare la crisi climatica sono fondamentalmente di tipo economico, politico, sociale e culturale.


La Madre Terra è la nostra casa comune e la sua integrità non deve essere violata dalla sperimentazione e dalla diffusione della geo-ingegneria.

Siamo impegnati a proteggere la Madre Terra e a difendere i nostri diritti, il nostro territorio e i nostri popoli contro chiunque pretenda di controllare la temperatura globale e i cicli naturali vitali delle funzioni e gli ecosistemi del pianeta.

Ecosistemi sani e diversità culturale e biologica sono cruciali per il benessere di tutte le persone, società ed economie. La geo-ingegneria applicata sulla terra, negli oceani o nell’atmosfera, mette a rischio gli ecosistemi, la biodiversità e anche le comunità umane per i suoi impatti potenzialmente devastanti e i gravi effetti collaterali.


Rifiutiamo ogni ulteriore finanziamentodelle economie basate sui combustibili fossili.
Rifiutiamo la geo-ingegneria come tentativo di sostenere lo status quo e sviare l’attenzione dalla necessità di ridurre le emissioni di gas serra e applicare soluzioni reali alla crisi climatica.

Progetti di Carbon Dioxide Removal (CDR), ovvero rimozione del diossido di carbonio, che includono tra l’altro la proposta di monoculture su larga scala di alberi e l’incremento della coltivazione di biomassa, hanno impatti negativi su terra, acqua, biodiversità, sicurezza alimentare e mezzi tradizionali di sostentamento.

I progetti di Carbon Capture and Storage (CCS), immagazzinamento e stoccaggio del carbonio vogliono far continuare e servono all’industria dei combustibili fossili.

I progetti di Bioenergy with Carbon Capture and Storage (BECCS), ovvero bioenergia attraverso immagazzinamento e stoccaggio del carbonio, causerebbe l’aumento degli effetti negativi delle piantagioni su larga scala, perché ridurrebbe il terreno necessario alla produzione alimentare, minacciando la biodiversità e la sicurezza alimentare.

Altre tecniche di CDR, come la fertilizzazione degli oceani altererebbero la catena alimentare marina e causerebbero zone carenti di ossigeno negli oceani.

Le tecnologie di geo-ingegneria potrebbero alterare il meteo locale e regionale e inoltre rendere ancora più instabile il clima, con effetti potenzialmente catastrofici per alcune regioni, come ad esempio la mancanza di acqua e cibo.

Gli effetti negativi e secondari potrebbero inoltre causare più conflitti regionali e internazionali. La geo-ingegneria minaccia la pace e la sicurezza globale.

Alcune tecnologie che mirano a manipolare il clima sono di origine militare e potrebbero essere utilizzate come armi. In particolare, l’utilizzo di tecniche per la gestione delle radiazioni solari (SRM – Solar Radiation Management) dipenderebbero da infrastrutture militari, il che aprirebbe le porte a nuovi disequilibri geopolitici tra vincitori e perdenti nella corsa al controllo della temperatura terrestre.

Siamo uniti nell’opposizione allo sviluppo e agli esperimenti sul campo di queste tecnologie, e chiediamo il sostegno di organizzazioni e cittadini preoccupati di tutto il mondo ad unirsi a questa campagna.


A causa degli alti rischi che la geo-ingegneria rappresenta per la biodiversità, l’ambiente e i modi di vita dei popoli, specialmente degli indigeni e dei contadini, chiediamo di:

• proibire gli esperimenti all’aperto e anche lo sviluppo ulteriore della geo-ingegneria

• costruire un sistema multilaterale di governance, dentro il sistema delle Nazioni Unite, che sia globale, trasparente, partecipativo e responsabile per rendere effettivo il divieto relativo all’uso della geo-ingegneria. La moratoria alla geo-ingegneria stabilita dalla Convenzione sulla diversità biologica delle Nazioni Unite e la proibizione della concimazione dell’oceano contenuta nel Protocollo di Londra sono il punto di partenza di questo meccanismo.

• fermare immediatamente gli esperimenti di geo-ingegneria pianificati tra i quali:

SCoPEx, un esperimento di iniezione di gas nella stratosfera, del Solar Geoengineering Program dell’Università di Harvard, progettato per essere svolto nel 2018 in Arizona, negli Stati Uniti, al confine del Messico;
l’esperimento del progetto Marine Cloud Brightening programmato per essere effettuato a Monterey Bay, California;
il progetto Ice911, che mira a diffondere microsfere di vetro in Alaska sia sul ghiaccio che in mare;
i progetti Ocean Fertilization dell’impresa The Oceanos, in Cile, Perù e Canada;

• fermare tutti i progetti e a tutti i finanziamenti su larga scala che mirano a catturare tecnologicamente l’anidride carbonica per “imprigionarla” nelle formazioni geologiche e/o negli oceani, oppure per essere utilizzata nel recupero del petrolio e/o in applicazioni industriali, tra cui Carbon Capture e Storage (CCS)Bioenergy with CCS (BECCS) e Direct Air Capture (DAC).
Rifiutiamo il CCS in tutte le sue forme: dalla lavorazione del gas, a quella degli impianti a carbone, bioenergia e/o processi industriali compreso il fracking.
Respingiamo il CCS e progetti di Carbon Capture Use and Storage (CCUS) come PetraNova in Texas, Boundary Dam in Saskatchewan, Decatur in Illinois e DRAX nel Regno Unito, che perpetuano l’ industria del carburante fossile;

• bloccare tutte le piantagioni di monocoltura su larga scala;

• impedire qualsiasi finanziamento pubblico a favore di progetti di geo-ingegneria;

• riconoscere ii diritti dei popoli indigeni, i loro modi di vivere e la loro cosmovisione, incluso il diritto all’autodeterminazione per difendere le loro comunità, gli ecosistemi e tutte le forme di vita in generale dalle tecnologie e dalle pratiche di geo-ingegneria che violano le leggi naturali, i principi originali del creato e l’integrità territoriale di Madre Terra e Padre Cielo;

• rispettare e garantire realmente il diritto dei popoli indigeni e delle comunità locali, al consenso preventivo e informato per qualsiasi esperimento o progetto di geo-ingegneria che possa ledere i loro diritti umani e/o i loro territori:

• rispettare i diritti, le terre e i territori dei contadini, riconoscendo che i loro modi di vita inclusi quelli delle popolazioni indigene, degli abitanti delle foreste, dei pescatori che usano tecniche artigianali e dei pastori, sono una fonte vitale di cibo per la maggior parte della popolazione mondiale.
Loro aprono la strada alla sovranità alimentare che contribuisce alla mitigazione delle emissioni di gas serra e rigenera i terreni e gli ecosistemi. Le loro terre sono particolarmente vulnerabili all’essere sfruttate per esperimenti di geo-ingegneria e la loro agricoltura è minacciata dagli effetti collaterali;

• appoggiare e rafforzare ricerche qualificate, che portino a tracciare un percorso sostenibile e trasformativo che serva ad evitare che il riscaldamento globale superi 1,5° C. Ricerche che prendano in seria considerazione modelli e scenari alternativi rispetto a quelli attualmente utilizzati nei negoziati sul clima, tenendo conto di altre fonti di conoscenza ed esperienze nel dibattito e nel processo decisionale, incluse le conoscenze delle popolazioni indigene e le proposte dei movimenti contadini.


Gli elementi fondamentali per costruire un percorso giusto verso un mondo in cui il riscaldamento globale non superi l’1.5°C sono sviluppati da comunità, attivisti e studenti di tutto il mondo.

Le soluzioni saranno molteplici, varie e terranno conto dei contesti locali e regionali. 

Queste proposte includono:

- eliminazione graduale delle infrastrutture relative ai carburanti fossili, non solo carbone, ma anche petrolio e gas;

- espansione della democrazia energetica derivante da energie rinnovabili come l’eolica e la solare;

- riduzione del consumo di energie e materiali;

- giusta transizione per i lavoratori verso un’economia femminista e rigenerativa;

- supporto all’agro-ecologia dei contadini e alla sovranità alimentare per la giustizia climatica nel sistema di produzione del cibo;

Tutto questo accompagnato da un vasto ma attento ripristino degli ecosistemi vitali del pianeta, soprattutto le foreste, integrando e rispettando i diritti dei popoli indigeni e delle comunità locali.

La giustizia climatica sarà possibile solo se ci baseremo su soluzioni ambientalmente sostenibili e socialmente giuste alla crisi climatica invece di usare tecnologie ad alto rischio che privilegino gli interessi degli attuali e grandi responsabili dell’inquinamento, le industrie estrattive e il complesso militare, industriale e di sicurezza.


La nostra casa, le nostre terre e i nostri territori non sono un laboratorio per tecnologie di modifica ambientale su scala planetaria.

Diciamo ai geoingegneri: Hands Off Mother Earth!

Se volete sostenere questo Manifesto, inviate la vostra firma a manifesto@geoengineeringmonitor.org


LISTA FIRMATARI

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Questioni internazionali
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