Khartoum avrà la sua prima biblioteca di fumetti” annuncia Khalid Albaih, vignettista sudanese in esilio, già nella classifica delle cento personalità più influenti d’Africa. È nato in Romania ma con l’agenzia ‘Dire’ parla da Copenaghen, dove è arrivato dal Qatar ospite della rete di protezione International Cities of Refuge Network (Icorn).

I suoi disegni, rilanciati su ‘Khartoon!’, pagina Facebook da 80mila follower, sono stati riprodotti sui muri del Cairo e di Beirut e hanno ispirato giovani e rivoluzionari dallo Yemen alla Tunisia. La biblioteca, che sarà anche itinerante, è l’ultima iniziativa del suo mondo “open source”. “Ho donato libri, contattato il Goethe Institute e avviato un crowdfunding” spiega Albaih. Convinto che la biblioteca aprirà presto e darà subito un contributo civile e politico: “Quando la gente oserà guardare le caricature dei potenti sui muri delle strade i dittatori avranno i giorni contati”.

Nell’intervista si parla dell’Africa e del Medio Oriente ma anche del Sudan, dove Albaih riesce a incidere appoggiandosi a istituzioni internazionali, il Goethe e pure le agenzie dell’Onu. Per la sua famiglia e il padre diplomatico i problemi cominciarono nel 1989, con il golpe che portò al potere Omar Hassan Al-Bashir, generale-presidente oggi ricercato dalla Corte penale internazionale con l’accusa di crimini di guerra e genocidio in Darfur. Khartoum si sarebbe trasformata presto in ‘Khartoon!’: solo disegni e caricature.

In Sudan le cose vanno male, anche per la libertà di stampa” dice Albaih. “Il governo ha il potere assoluto di confiscare giornali e riviste. E se la censura non colpisce prima, c’è il sequestro dopo la pubblicazione: un colpo ancora più duro per gli editori, che perdono anche i soldi spesi per stampare. È una tecnica per fare ancora più male ed esercitare pressioni ancora più forti. I vignettisti sudanesi affrontano temi di attualità, come i blackout elettrici o i rubinetti a secco, ma non possono denunciare la corruzione di politici e funzionari. Ci sono artisti coraggiosi, che diffondono i loro disegni online, ma se non sei all’estero è troppo pericoloso”.

L’assunto è che la satira è vissuta come una minaccia. “Se ridi significa che non hai paura e i governanti hanno bisogno della paura” sottolinea Albaih. “Per loro la paura significa rispetto e allora credono che sia indispensabile. Parlo per molti Paesi africani e arabi che conosco. Ma non dappertutto è uguale. Jonathan Shapiro, in arte Zapiro, il vignettista più noto del Sudafrica, è stato denunciato per diffamazione dal presidente Jacob Zuma ma non è finito in carcere”.