A proposito di indipendenza, sovranità, dignità. A proposito di socialismo, ovvero di potere del popolo sovrano. Abbiamo tradotto per intero il discorso che il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha tenuto – a braccio – alla 73ma sessione dell’Assemblea generale dell’Onu, in corso a New York. Sfidando le minacce ricevute, sia da componenti dell’amministrazione Trump che dallo stesso Trump nonché dalle destre reazionarie di Miami – che gli hanno già organizzato l’attentato con i droni all’esplosivo del 4 agosto -, Maduro si è recato a sorpresa all’Onu, dove già si trova la delegazione venezuelana.
Nella sua voce, come in quella del presidente cubano Diaz Canel e di Evo Morales, presidente della Bolivia, si rinnova il messaggio dei grandi dirigenti latinoamericani scomparsi: da Che Guevara a Fidel Castro. Si rinnova – come ha sottolineato Maduro – la resistenza di Nelson Mandela, omaggiato dall’Onu in questa 73ma sessione.
Il presidente venezuelano, anche in qualità di presidente pro-tempore della Mnoal, il Vertice dei Non Allineati che costituisce la seconda organizzazione internazionale per grandezza dopo l’Onu, ha sostenuto le ragioni del socialismo all’interno del nuovo mondo multipolare. Ha difeso con forza i diritti dei palestinesi. Ha respinto il criminale blocco economico contro Cuba, che si ripete oggi contro il popolo venezuelano. Per l’occasione, ha anche reiterato la disponibilità a incontrarsi con Donald Trump per discutere di tutto, nonostante le “divergenze abissali” che esistono tra i due modelli di paese.
Ma, intanto, i soliti senatori nordamericani Marco Rubio, Bille Nelson, John Cornyn, David Purdue, Dick Durbin e Ben Cardin, si sono accodati alla proposta del solito Bob Menendez che manovra per far cadere il governo bolivariano. Il gruppo ha presentato una proposta di legge per “aumentare la pressione politica, economica e diplomatica contro il governo Maduro, e per portare “aiuto umanitario” all’immigrazione venezuelana.
Il progetto prevede, oltre a un ulteriore aumento delle sanzioni, un finanziamento di oltre 40 milioni di dollari per “Aiuto umanitario, Ricostruzione e Stato di diritto in Venezuela per il 2018”. La proposta di legge chiede al Dipartimento di Stato Usa di organizzare “una conferenza dei donatori per coordinare il finanziamento internazionale, e garantisce l’appoggio per dare slancio agli sforzi nell’Organizzazione delle Nazioni Unite”. L’iniziativa contempla il riconoscimento e l’appoggio del Parlamento venezuelano (governato dalle destre, lo stesso che ha votato a maggioranza per l’intervento armato nel paese) come unica autorità costituita in Venezuela, e del famigerato gruppo di Lima, che sta spingendo per deferire Maduro alla Corte Penale Internazionale. Governi che premono perché, all’interno del Consiglio per i Diritti umani dell’Onu, che si riunisce oggi, si voti una risoluzione sulla “crisi umanitaria” in Venezuela, presentata da 13 Stati membri e da altri 29 osservatori. L’arroganza imperialista contro il diritto dei popoli a decidere del proprio destino.
Nicolas Maduro Moros, discorso alla 73ma sessione dell’Assemblea Onu a New York

 

Ambasciatori, ambasciatrici, capi delegazione dei paesi rappresentati all’Onu, signora presidenta dell’Assemblea generale Maria Fernanda Espinosa, voglio trasmetterle le congratulazioni della delegazione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, del nostro governo per aver assunto la presidenza di questa 73ma sessione, prima donna latinoamericana ad assumere la presidenza di un periodo di sessione. 73 periodi di sessione. Siamo stati convocati per lavorare, per trattare in questo periodo di sessione un tema importante, vitale che è stato così riassunto: “fare in modo che le Nazioni Unite siano pertinenti per tutte le leadership mondiali e che si arrivi a responsabilità condivise per realizzare società pacifiche, giuste e sostenibili”. Fare in modo che le Nazioni Unite siano pertinenti per tutti. Un obiettivo nobile, alto, nel quadro di quel che le Nazioni Unite devono costruire in questo secolo 21. Un secolo di grandi opportunità. Siamo sicuri per porterà alla realizzazione di processi di liberazione umana, politica dei popoli, che prima o poi avranno un grandi impatto sull’Organizzazione delle Nazioni Unite. Questa Organizzazione è nata al calore della fine della Seconda guerra mondiale, nel 1945, e la sua configurazione nel resto del XX secolo ha rispecchiato i conflitti e le forme di azione post-guerra negli anni del mondo diviso in due blocchi, e poi, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, negli anni ’90, quelle di un mondo unipolare. Sempre i rapporti di forza nell’andamento del mondo hanno influito direttamente sull’Organizzazione delle Nazioni Unite che, per essere “pertinente” deve esprimere l’anelito, il modo di essere, il pensiero, la speranza della maggioranza del mondo. Per questo, il Venezuela è venuto qui a dire la sua verità: quella di un popolo indomito, eroico, rivoluzionario, la verità di una patria che non ha voluto arrendersi nel corso della storia, all’ingiustizia, agli imperi ieri schiavisti e coloniali, oggi, ugualmente schiavisti e neocoloniali. Trasmetto qui la voce, la storia di un popolo che ha alzato la testa con la resistenza eroica degli aborigeni, dei popoli originari che hanno resistito all’oppressione coloniale dei secoli passati e che è stato la culla del più eminente Libertador fra i Liberatori che 200 anni fa hanno realizzato la promessa eroica di fondare un continente, in sogno: la Repubblica indipendente di questa regione del mondo. Un popolo storico, quello del Venezuela, culla e scuola al contempo di valori repubblicani, di ribellione, culla e scuola di dignità, valori come l’uguaglianza e l’ostinata ricerca di indipendenza e sovranità portata avanti nel corso dei secoli. Siamo qui, nel quadro dell’offensiva più infame e insidiosa degli ultimi anni. Siamo un paese perseguitato e aggredito. Ieri il presidente degli Stati Uniti, da questa tribuna, si è scagliato una volta di più contro il nobile popolo del Venezuela, inalberando di nuovo la Dottrina Monroe, ha riproposto un preteso ruolo di gendarme del mondo. Qui, in questo stesso luogo, il presidente della nazione più potente del mondo, ha inalberato nuovamente la Dottrina Monroe che aveva detto: “L’America agli americani”, che aveva stabilito che il resto dell’America dovesse appartenere, in quanto cortile di casa, agli interessi delle élites che dominavano da Washington quella nazione, antica colonia dell’impero britannico.

Perché questo attacco del potere statunitense? E’ un conflitto storico, quello tra la dottrina imperiale interventista di Monroe e la dottrina indipendentista di ribellione, dignità dei nostri Libertadores. Un vecchio conflitto, una vecchia contraddizione con una dottrina imperiale che pretende dominare la nostra regione: nel secolo 19 ha preteso dominare solo nostra regione, nel ventesimo secolo, il mondo, nel 21 secolo pretende di continuare a ricattare, a ordinare il mondo come fosse una sua proprietà. Nella regione, la contraddizione tra la bandiera libertaria che proponeva un mondo di equilibrio, quella di Simon Bolivar e dei Libertadores, e la bandiera interventista, ha dunque già 200 anni. Oggi, il Venezuela è vittima di un’aggressione permanente sul piano economico, politico, diplomatico e mediatico da parte di chi governa gli Stati Uniti e che pretende inalberare di nuovo la Dottrina Monroe per giustificare dal punto di vista ideologico politico diplomatico l’attacco contro la nostra amata patria. Perché accade tutto questo? In primo luogo perché il Venezuela ha costruito un progetto autonomo di rivoluzione democratica, di rivendicazione sociale, di costruzione di un proprio modello di società, basato sulle proprie radici storiche, sull’identità dei nostri paesi, nella cultura tipica della regione latinoamericana. Da venti anni vogliono bloccare un processo di emancipazione che nasce dalla storia della nostra regione. In secondo luogo, all’interno di ragioni geopolitiche, c’è che il Venezuela è la nazione del mondo che possiede la maggior riserva di petrolio certificata a livello internazionale. Venezuela fondatrice della OPEC, con 100 anni di esperienza petrolifera, ha certificato che possiede importanti ricchezze naturali minerarie. Sta certificando quella che potrebbe essere considerata in base agli standard internazionali la prima riserva di oro del mondo.

Oggi certifica la quarta riserva di gas del mondo. Importanti ricchezze naturali, importanti ragioni geopolitiche che hanno portato le oligarchie del continente che dominano a partire da Washington a questa aggressione al Venezuela. Oggi il Venezuela è vittima di una aggressione permanente. Sul piano economico, nei due ultimi anni è stata sottoposta a una serie di persecuzioni illegali, di persecuzioni economiche, di blocco economico che ci ha impedito l’uso della moneta internazionale, il dollaro, mediante l’uso della posizione di dominio da parte delle autorità della Segreteria del Tesoro degli Stati Uniti. Oggi il Venezuela non può negoziare nessuna transazione internazionale attraverso del dollaro. Sa il mondo che il Venezuela è perseguitato dal punto di vista economico, monetario a livello internazionale? Oggi il Venezuela è sottoposto a un insieme di sanzioni economiche illegali, unilaterali. Ieri il presidente degli Stati uniti, da questa stessa tribuna, ha annunciato nuove sanzioni: sanzioni economiche e finanziarie annunciate proprio qui, nel santuario della legalità internazionale. Perché le sanzioni unilaterali imposte con il favore della moneta e dei meccanismi finanziari sono illegali dal punto di vista del diritto internazionale. Il Venezuela è sottoposto a un’aggressione mediatica. Si è cercato di costruire un espediente per giustificare l’intervento internazionale, oggi sappiamo che si cerca l’intervento militare, il controllo del nostro paese. Si è costruito un espediente contro il nostro paese per imporre l’esistenza di una crisi umanitaria, usando il concetto delle Nazioni Unite per giustificare che una coalizione di paesi guidata dal governo degli Stati Uniti e dai paesi satelliti metta le mani sul nostro paese. Si è fabbricata una crisi migratoria che si sta smontando da sola… che si sta smontando da sola. La vera crisi migratoria che c’è nel mondo dimostra quanto siamo penalizzati noi paesi del sud. La vera crisi migratoria che c’è in America centrale, in Messico, in America latina e che ha provocato l’annuncio di un muro di contenzione contro il nostro popolo, un muro di divisione tra il nostro popolo. Non si vuole parlare, si parla con lingua doppia della situazione reale dei migranti latinoamericani e caraibici perseguitati alla frontiera con il Messico, delle famiglie separate, dei bambini sequestrati, e non si vogliono dare risposte, non si vuole dare visibilità a tutto questo. Non si vuole dare visibilità alla gravità della crisi migratoria provocata dalla distruzione della Libia da parte della Nato che ha generato la migrazione di milioni di fratelli africani e del Medioriente in fuga per via della guerra in Siria. Si è voluto concentrare una campagna mediatica mondiale su una presunta crisi migratoria in Venezuela per giustificare da vari anni un intervento umanitario. E’ lo stesso schema utilizzato per le armi di distruzione di massa in Iraq, lo stesso schema che ha giustificato l’intervento militare in altri paesi. Ora, per effetto di una brutale campagna di guerra psicologica, il Venezuela è anche vittima di un’aggressione diplomatica. Ieri siamo stati testimoni, cari fratelli e sorelle dei governi del mondo, di come il presidente degli Stati Uniti ha minacciato di voler ritirare l’aiuto diretto degli Stati Uniti o il blocco del sistema di aiuto internazionale per i governi e i popoli che lo necessitano. Abbiamo ascoltato i discorsi di vari governi che chiedono miglior accesso al meccanismo degli aiuti allo sviluppo a cui i nostri popoli hanno diritto. Il presidente degli Stati Uniti ieri da questa tribuna ha minacciato i governi del mondo che qualora non si sottomettano alle politiche degli Stati Uniti, ne sopporteranno le conseguenze.

Contro il Venezuela è in atto una feroce offensiva diplomatica in tutti gli organismi del sistema delle Nazioni Unite appoggiata da governi satelliti che in ginocchio calpestano l’onore dei popoli che dicono di rappresentare. Il Venezuela è stato sottoposto a un’aggressione permanente in politica. Lo scorso 8 settembre, il quotidiano New York Times ha pubblicato le prove della partecipazione di funzionari della Casa Bianca e del governo degli Stati Uniti a riunioni per favorire un colpo di stato militare e provocare un cambiamento di governo, “di regime” in Venezuela. Informazioni pubblicate del Nyt, diffuse anche dalla rivista Times e dal Washington Post e dalla stampa mondiale che ha confermato l’aggressione permanente di settori del governo USA contro una democrazia costituzionale forte, una democrazia con il popolo com’è quella venezuelana.

Già avevamo denunciato a suo tempo i tentativi di violenza contro la costituzione, i tentativi di disturbi, di golpe preteso di carattere militare contro il governo rivoluzionario e democratico che, per volontà e voto popolare, presiedo in quanto presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela. Dopo il fallimento annunciato e descritto dal NYT di questi atti di violenza a carattere militare, già il Nyt dà dettagli di come funzionari degli Usa e di Colombia, appoggiati dal governo della Colombia e da esponenti delle istituzioni colombiane, hanno offerto appoggio a questo tentativo di “cambio di regime”. Può il sistema delle Nazioni Unite, può l’umanità, chiedo ai miei fratelli dell’America Latina e dei Caraibi, si possono accettare questi metodi che tanto danno hanno fatto alla regione durante tutto il ventesimo secolo? Quanti colpi di stato, quante dittature sono state imposte durante il lungo e oscuro secolo scorso latinoamericano e caraibico? E chi ne ha tratto vantaggio, i popoli? Quali interessi hanno rappresentato?Quelli delle multinazionali, gli interessi antipopolari. I nostri popoli sono stati costretti a sopportare lunghe dittature come quella di Augusto Pinochet in Cile per gli interessi statunitensi e per effetto della Dottrina Monroe di negare il diritto che ci siamo guadagnati, il diritto di governarci nella forma che vogliamo e in base alle nostre specifiche forme politiche economiche della regione.

Per questo ho detto che sono venuto qui a portare la verità del Venezuela, di un popolo che lotta in Venezuela. Il Venezuela è nel mirino di una campagna politica mediatica che sembra non avere fine. Per questo abbiamo portato la verità della nostra patria: dopo il fallimento dell’intento di “cambio di regime” illegale, criminale, dopo la elezione democratica presidenziale del passato 20 di maggio dove questo servitore che sta qui, Nicolas Maduro Moros, ha ottenuto il 68% dei voti popolari durante libere elezioni. Si è trattato dell’elezione n. 24 in 19 anni, quella per la presidenza del 20 di maggio. L’elezione n. 24 nella quale la forza rivoluzionaria bolivariana, con diversi livelli di approvazione, ha vinto 22 elezioni contro le forze opposizion. Dopo il fallimento del tentativo di destabilizzazione, dopo il fallimento della candidatura e della tattica elettorale appoggiata da Washington, con l’immenso appoggio che il popolo ci ha dato, il 4 agosto sono stato vittima di un attentato con i droni che avrebbe dovuto uccidermi durante un atto militare in una via principale della capitale Caracas, e che se fosse andato a segno per com’era stato concepito e per com’è di dominio pubblico, avrebbe fatto un massacro, uccidendo tutti gli alti comandi militari della nostra nazione. Quello stesso giorno, gli autori materiali, i terroristi che organizzarono il primo attacco con i droni che si conosca nella storia della violenza terrorista a livello mondiale, furono catturati dagli organi di sicurezza. Tutti i 28 autori materiali catturati in diversi procedimenti investigativi, tutti rei confessi, e tutte le indagini che ho reso pubbliche indicano che l’attentato terrorista del 4 agosto è stato preparato, finanziato e pianificato in territorio statunitense. Ho fornito per la via diplomatica le prove, i nomi degli autori intellettuali, dei finanziatori, degli organizzatori di questo grave attentato terrorista del 4 di agosto. Tutte le indagini indicano che gli autori dell’attentato furono allenati per mesi in Colombia con l’appoggio delle autorità colombiane. L’ultima indagine e gli ultimi arrestati hanno rivelato che alcuni funzionari della diplomazia del Cile e della Colombia e del Messico sono stati denunciati dagli autori materiali come persone coinvolte nell’aiuto alla fuga degli autori materiali dopo l’attacco terrorista. Chiedo al sistema delle Nazioni Unite la nomina di un delegato speciale della Segreteria generale perché si avvii una inchiesta indipendente di carattere internazionale sulle implicazioni e i responsabili dell’attentato terrorista del 4 di agosto. Le porte del nostro paese sono aperte, il nostro sistema di giustizia è a disposizione perché vengano stabilite le responsabilità dirette nell’aggressione più grave della nostra storia politica. Volevano creare il caos, decapitare lo Stato per giustificare la violenza di uno scontro interno e l’attivazione di meccanismi esterni al sistema di multilateralità dell’Onu, quelli di un intervento militare come è già accaduto con altri paesi in passato. Il Venezuela propone ufficialmente, signor ambasciatore, signor ministro degli Esteri, l’appoggio per un’inchiesta internazionale indipendente che stabilisca la verità su quei fatti. Ho detto al governo degli Stati Uniti, che ha negato la sua partecipazione in questo attentato, che risponda all’appello che ho rivolto affinché l’FBI, con professionisti e scienziati di alto livello, si incorpori a questa indagine, aiuti la giustizia venezuelana a stabilire la verità, nient’altro che la verità. Arrivando a New York verso sera, ho saputo che alcuni giornalisti hanno chiesto al presidente Donald Trump se era disposto a riunirsi con Maduro – così mi chiamano da quelle parti – con Nicolas Maduro, con il presidente del Venezuela. Pare che il presidente Trump abbia detto che se questo avesse aiutato al Venezuela, lui era disponibile. Io da questa tribuna, gli dico, lo ripeto: nonostante le immense differenze storiche, ideologiche, sociali – io sono un operaio, un autista del metro, un uomo del popolo, non un magnate multimilionario – nonostante le differenze abissali, il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro Moros, io, sarei disposto a stringere la mano del presidente degli Stati uniti e a dialogare sugli affari, sulle differenze bilaterali della nostra regione.

Il Venezuela è un paese di tradizioni pacifiche, amichevoli. Non odiamo gli Stati Uniti, al contrario, ne apprezziamo la cultura, l’arte, la società. Differiamo dai concetti imperiali del potere politico che hanno preso piede fin dalla fondazione di quella nazione. Fu il nostro Libertador Simon Bolivar a dire, nel 1826, quasi come in una profezia: Gli Stati uniti del Nordamerica sembrano destinati dalla provvidenza a piagare l’America di fame e di miseria in nome della libertà. Simon Bolivar, 1826. Una visione profetica. Difficile anticipare già in quei tempi quel che sarebbe successo nel ventesimo secolo con tanta preveggenza. Presidente Trump, abbiamo differenze, certo che le abbiamo, ma sono coloro che hanno differenze che devono dialogare e devono mettere sul tavolo la loro capacità di dialogo. Lei ha detto di essere disposto ad aiutare il Venezuela. Bene, io sono disposto a parlare senza limitazioni su tutti i temi, con umiltà, franchezza, sincerità. Dalla presidenza del Vertice dei Paesi Non Allineati, il Venezuela inalbera la bandiera del dialogo fra le civiltà. Promuove e pratica il dialogo politico nella soluzione conflitti, col dialogo e con l’intesa, con l’uso pacifico della politica e non della forza. Il Venezuela ha una esperienza importante in organismi come la OPEC per ricomporre situazioni di divergenza e costruire consenso e accordo. Recentemente abbiamo avuto in Algeria una riunione, una straordinaria riunione dei rappresentanti del Comitato di Monitoraggio della OPEC, di cui formiamo parte e a cui partecipano i 24 stati che sono i principali produttori di petrolio del mondo, dove ci sono differenze culturali, politiche, geostrategiche, geopolitiche. E abbiamo ottenuto il consenso, arrivando a parlare con una sola voce: per stabilizzare il mercato petrolifero con un prezzo giusto, stabile, ragionevole. Crediamo nel dialogo politico, come forma di canalizzare soluzioni, di risolvere conflitti. Si è voluto demonizzare sempre la rivoluzione bolivariana con una campagna brutale mai vista prima. Prima contro il Comandante Hugo Chavez Frias, fondatore della nostra rivoluzione, Comandante eterno per il cuore dei venezuelani, e poi contro questo umile uomo che sta qui in piedi per portare la voce del popolo che appoggia la sua azione. Ratifico la volontà di dialogo politico nazionale e internazionale. So che ci sono governi in questa sala che sono interessati alla pace con sovranità indipendenza e giustizia in Venezuela: apro le braccia per tutti quelli che ci vogliono aiutare, dall’Asia all’Europa, all’Africa rispettando la sovranità del nostro paese, senza intervenire negli affari interni del Venezuela, affinché ci appoggino, ci accompagnino in processo di dialogo per la pace, per la democrazia per la giustizia, per il futuro per la prosperità del Venezuela che è una nazione nobile che si merita la pace, si merita il futuro, il più grande.

Portiamo una buona notizia da un paese che non si è arreso e non lo farà, buona notizia da una nazione che consolida la sua democrazia che sta rafforzando il potere del suo popolo, buona notizia da un paese che costruisce il proprio modello, il suo stato di benessere sociale con una formula nuova per proteggere i suoi anziani, i suoi pensionati, i suoi bambini, le donne, i suoi giovani, i settori più bisognosi, la classe operaia. Buona notizia portiamo dallo sforzo di recupero economico, attivato nel mese di agosto. Un programma di recupero economico, di crescita, per una economia diversificata, di crescita sostenibile e di prosperità. Verso un modello sociale di nuovo tipo. Crediamo in un altro mondo, la nostra generazione ha visto passare e andarsene il mondo diviso in due blocchi, la cosiddetta guerra fredda che alcuni vogliono riportare nell’attacco alla Cina, alla Russia e a paesi modesti come il Venezuela. Riattivare una lotta contro paesi come Russia e Cina è un controsenso rispetto a quella che dovrebbe essere una politica umana, che riconosca il sorgere di altri poli, di poteri nuovi e la necessità di costruire un mondo multipolare. Il Venezuela è un paese che si batte e si impegna per la costruzione di un mondo multipolare, rispettando gli spazi, la cultura, le religioni, le idiosincrasie, le identità e il modo di essere in politica, in economia. Non c’è un solo modello. Non possiamo permettere che ci impongano un modello economico unico, un pensiero unico, non possiamo permettere che ci impongano un modello culturale unico, un modello politico unico. Ci si vuole uniformare in un solo modello. No, rivendichiamo la diversità culturale, religiosa, politica dell’umanità, di questo mondo e per questo approfondiamo il sorgere di questo mondo dal Movimento dei Paesi Non Allineati, la nascita di un mondo di giustizia. Assumiamo e dichiariamo per questo la nostra solidarietà con il popolo arabo di Palestina. La giustizia in Palestina dovrà arrivare per far rispettare i confini del suo territorio stabiliti dall’Onu nel 1967. Innalziamo, noi, la bandiera del popolo palestinese. Appoggiamo la risoluzione delle Nazioni Unite perché cessi il blocco criminale contro il popolo di Cuba che ora si pretende applicare al Venezuela. Basta con questi metodi anacronistici che si continuano ad applicare contro il popolo di Cuba e ora si pretende applicare contro altri popoli come il popolo venezuelano.

Per questo alziamo entrambe le mani per votare risoluzione delle Nazioni Unite che si darà nei prossimi giorni per rifiutare il bloqueo e la persecuzione economica contro Cuba ed esigere la sua fine immediata. E’ un mondo da costruire e da fare, 200 anni fa la nostra regione era piagata da colonie e da schiavitù, da ingiustizia. Fino a 200 anni fa, combattevamo per la libertà, oggi nel secolo 21 è arrivato il momento, la opportunità. Senza dubbio, dalla Repubblica bolivariana del Venezuela, dall’esempio e dalle idee rivoluzionarie di Simon Bolivar, dall’esempio dall’eredità e dalla voce di Chavez che risuona ancora qui esigendo giustizia giustizia e giustizia per il mondo, esigendo che cessino le pratiche imperiali, la fine delle minacce e dell’estorsione contro i popoli, oggi possiamo dire che abbiamo passato 20 anni in rivoluzione, gli ultimi tre più duri per costanti persecuzioni, politiche, finanziarie. Ma posso dirlo oggi, 26 settembre 2018, siamo più forti che mai.

Abbiamo saputo respingere tutte persecuzioni e oggi il Venezuela è più forte che mai. Abbiamo tirato fuori la forza dalla nostra storia per costruire il nostro modello di rivoluzione socialista del secolo 21, per una nuova indipendenza, giustizia, dignità: il nostro modello. Due giorni fa siamo stati testimoni dell’omaggio a Mandela. Parlare di Mandela è parlare di ribellione. Si è cercato di divulgare l’immagine di un Mandela stordito, che non ha lottato, ma Mandela è coraggio, ribellione contro l’ingiustizia è sfida agli oppressori. Ci sentiamo continuatori dell’eredità di Mandela e dei grandi leader africani che hanno lottato per la libertà e la giustizia contro il razzismo e il colonialismo in tutte le sue forme. Vediamo nell’omaggio a Nelson Mandela quanto tutto questo è cambiato nel mondo. Appena trent’anni fa, Mandela era considerato un terrorista dal governo nordamericano, fino a pochi anni fa era nella lista dei sanzionati, vi dice qualcosa, no? Mandela il terrorista, il sanzionato, il perseguitato, l’abbandonato, e come oggi le cose sono cambiate invece nel mondo? Oggi è una bandiera che abbracciamo con amore e convinzione, è un simbolo di quel che è possibile fare se la ribellione, la lotta per la giustizia sono capaci di impadronirsi dei cuori e delle menti nobili dei popoli. Ho fiducia nel futuro dell’umanità, nel destino della mia patria, nel destino comune di questa comunità che è l’ONU, e vi dico, dopo essere sopravvissuto a colpi di stato e attentati, che confido nell’essere umano, nel futuro umanità. Per questo diciamo: confidiamo negli ideali nobili di un popolo che, come quello venezuelano, non si arrende e non si renderà. Molte grazie, cari compatrioti del mondo. Contate su di noi per difendere le grandi cause del mondo per il futuro del mondo multipolare.

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