L’equipaggio di un peschereccio tunisino arrestato in Italia mentre prestava soccorso in mare

06.09.2018 - Valentina Zagaria - Melting Pot Europa

L’equipaggio di un peschereccio tunisino arrestato in Italia mentre prestava soccorso in mare
Chamseddine Bourassine e Slaheddine Mcharek nella sede dell’associazione Zarzis Le Pecheur APDE (Foto di Valentina Zagaria)

Chamseddine Bourassine, presidente dell’associazione di pescatori Zarzis le Pecheur APDE e del Réseau de la Pêche Artisanale, è stato arrestato dalle autorità italiane con altri cinque pescatori a Lampedusa sabato 1° settembre.

Dopo aver avvistato un’imbarcazione con il motore rotto che trasportava 14 persone, i pescatori hanno chiamato la Guardia Costiera italiana, che ha assicurato che si sarebbe occupata del caso.

Ma dopo ore di ritardo, i pescatori hanno deciso di avvicinare la barca a Lampedusa, da dove le autorità italiane di competenza si stavano muovendo. Sapendo di non poter prendere i 14 migranti a bordo della propria barca, i pescatori tunisini – i quali, lavorando vicino alle acque libiche, sono spesso i primi a soccorrere le imbarcazioni in difficoltà – hanno trascinato il naviglio in panne fino a circa 24 miglia da Lampedusa, di modo che fosse soccorso dalle autorità italiane. Ma la Guardia di Finanza, dopo aver prelevato i 14 migranti, ha arrestato violentemente i sei pescatori. Questi ultimi sono stati reclusi nella prigione di Agrigento. Per cinque giorni gli è stata negata ogni comunicazione con le loro famiglie.

Essendo Zarzis il porto tunisino più vicino alla Libia, i pescatori del posto si trovano da oltre dieci anni in prima linea nei soccorsi. L’associazione Zarzis le Pêcheur è quindi nata nel 2011, subito dopo la rivoluzione tunisina, per creare una rete di sostegno e migliorare la difficile situazione del settore della pesca artigianale. Negli anni, l’associazione e il suo presidente, Chamseddine Bourassine, sono diventati figure di riferimento nel sud tunisino e hanno cominciato a far parte di progetti internazionali, tra i quali il progetto NEMO del CIEHAM-Bari finanziato dalla Cooperazione Italiana.

Nell’estate del 2015, l’associazione Zarzis Le Pêcheur ha partecipato a formazioni su primo soccorso in mare e gestione delle spoglie (offerte da Medici Senza Frontiere), mentre nel 2018 è stata nominata per il premio Nobel per la pace (“The righteous of the Mediterranean Sea – For the humanitarian marine rescue of migrants“).

L’estate scorsa, l’associazione ha inoltre bloccato l’attracco della “crociera” di estrema destra C-star al porto di Zarzis, organizzando una manifestazione pacifica contro il razzismo.

I pescatori di Zarzis hanno tenuto una protesta la mattina del 3 settembre per chiedere la liberazione dei loro colleghi, e hanno inviato una lettera all’Ambasciatore d’Italia in Tunisia con 500 firme dei pescatori membri di Zarzis Le Pêcheur per richiedere il rilascio dell’equipaggio.

Il 6 settembre si terrà a Tunisi una manifestazione di fronte all’ambasciata italiana per chiedere la liberazione di Chamseddine Bourassine e dei cinque pescatori.

Valentina Zagaria è dottoranda presso il Dipartimento di antropologia della London School of Economics and Political Science. Ha condotto ricerche a Lampedusa e in Sicilia dal 2011 e si è trasferita in Tunisia nel luglio 2015 per iniziare il lavoro su campo per la sua tesi. La sua ricerca si concentra sulle morti ai confini nel Mediterraneo e sui modi in cui gli abitanti delle zone di frontiera in Italia e Tunisia si organizzano e si relazionano con i loro stati a seguito di queste tragedie.

Categorie: Africa, Diritti Umani, Europa
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