Bombe assassine sullo Yemen e quotazione in Borsa della Saudi Aramco: i protagonisti sono gli stessi

21.09.2018 - Roma - Marco Palombo

Bombe assassine sullo Yemen e quotazione in Borsa della Saudi Aramco: i protagonisti sono gli stessi
(Foto di Rete No War)
Il 19 settembre, al presidio davanti all’Ambasciata saudita per chiedere l’embargo delle armi italiane per l’Arabia saudita, ho esposto un cartello poco comprensibile che voleva comunicare troppe cose. Aveva il pregio però di accennare ad un tema importante e ci tengo a provare a spiegare qualche particolare in più.
Questo il testo che ho mostrato
Londra: da
Alta Corte
e Borsa
manovre per
ospitare la
quotazione di
Saudi Aramco
Intanto avevo portato un altro cartello con lo slogan chiaro e collaudato:
I Saud comprano
il silenzio del mondo
che introduceva alla questione citata dalla frase meno chiara.
Questi i fatti:
La Gran Bretagna è il secondo fornitore al mondo, dopo gli USA, di sistemi di armamento all’Arabia saudita. Tra il 2013 e il 2017 ha esportato per 3.390 milioni di dollari, mentre negli stessi anni, complessivamente, Germania, Francia, Spagna, Svizzera e Italia, hanno venduto armi ai sauditi per 1.640 milioni.
Nell’aprile 2017 si sono incontrati la premier del Regno Unito May e il principe ereditario saudita Bin Salman, che è nello stesso tempo ministro della Difesa e responsabile delle riforme economiche del regno Saud.
Nel luglio 2017 l’Alta Corte britannica ha assolto il governo dall’accusa di aver venduto all’Arabia Saudita armi usate per violare i diritti umani, rigettando la denuncia della ONG Catt, Campaign Against the Arms Trade. Nonostante la legge del Regno Unito ponga “ il divieto di stipula di commesse belliche quando queste rappresentino un “rischio” di violare la legislazione umanitaria internazionale vigente”. (Leonardo Clausi, il manifesto 11/07/2017)
Intanto era prevista nel 2018-2019 la quotazione in Borsa del 5% della Saudi Aramco, l’ impresa petrolifera statale di Ryad, per un valore stimato tra 50 e 100 miliardi di dollari. La più grande operazione finanziaria mai avvenuta. Il titolo sarà quotato solo a Ryad e in un’ altra piazza mondiale, la favorita è attualmente, Londra, con meno rischi di azioni legali rispetto a New York. Sempre in lizza anche la Borsa di Hon Kong.
In questo momento l’ operazione finanziaria è stata rinviata a data imprecisata ma Londra spera in questa quotazione e cerca in ogni modo di favorirla tanto che Gabriele Moccia scriveva sul Foglio del 18 ottobre 2017:

“Il premier inglese Theresa May aveva messo all’opera tutto l’ apparato economico-finanziario della City per convincere Riad a scegliere la piazza di Londra come fulcro dell’ Ipo in modo da contrastare, con una sola operazione, l’ emorragia di capitali in seguito alla Brexit.

Attirandosi le critiche dei traider, dei fondi sovrani e della stampa liberal, la May aveva addirittura autorizzato l’ organismo di controllo finanziario, la Financial conduct autority (Fca) a costituire un segmento di listino separato solo per le società a controllo statale. Una prerogativa lusinghiera. 

La proposta della Fca consentirebbe alle società statali l’ esenzione di due criteri: il primo riguarda il modo in cui l’ impresa e l’ azionista di controllo si monitorano l’ un con l’ altro, mentre il secondo consente agli investitori il diritto di voto sulla nomina di amministratori indipendenti.
Un vero strappo alla regola alla disciplina della corporate governance inglese …”
Se questo descritto sul Foglio era l’ impegno della May per attirare la quotazione di Aramco, è chiaro che l’Alta Corte non poteva far saltare il tutto costringendo il governo a cessare la vendita di armi ai sauditi.

L’ Alta Corte di Londra e la Borsa si sono quindi mosse per favorire la quotazione dell’ Aramco nel Regno Unito e i giudici britannici non potevano certo bloccare le forniture di armi ai Saud senza far saltare la ricca operazione finanziaria.

L’ opinione pubblica mondiale però, conoscendo meglio i dettagli dei rapporti economici tra Ryad ed occidente, dovrebbe aumentare il proprio impegno contro i bombardamenti sauditi sullo Yemen. E non accettare che, per qualche, in realtà moltissimi, dollaro in più, si chiudano gli occhi davanti a stragi di civili e bambini effettuate con armi prodotte da lavoratori europei e statunitensi.
Categorie: Economia, Europa, Internazionale, Medio Oriente, Opinioni, Questioni internazionali
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