Un rifugio per donne e minori che riescono a scappare dalla violenza

09.08.2018 - Gioia Tauro - Unimondo

Un rifugio per donne e minori che riescono a scappare dalla violenza
(Foto di https://www.facebook.com/alaga.onlus)

A Gioia Tauro (Reggio Calabria) è stato inaugurato pochi giorni fa uno sportello antiviolenza e una casa rifugio temporanea per donne vittime di violenza e minoriÈ denominato “Thouret” ed è un servizio completamente gratuito che si aggiunge ai numerosi già offerti dall’associazione Alaga onlus di Gioia Tauro, impegnata da 10 anni nel sostegno dei più poveri. Con una sede situata in un bene confiscato alla mafia, l’associazione si occupa di distribuzione di alimenti, scarpe e vestiti, gestisce giornalmente una mensa, il dopo scuola per i ragazzi e a turno si avvale di medici volontari che offrono i loro servizi in ambulatorio.

 

L’idea di “Thouret” è maturata durante gli affidi da parte delle forze dell’ordine che, trovandosi nell’esigenza di dare protezione ad alcune donne, hanno scelto l’associazione. Così, dopo un progetto pilota di due anni e mezzo, Alaga ha dato avvio al nuovo servizio, che è garantito 24 ore su 24: è sufficiente contattare gli operatori al numero 3533895795.

 

Le attività del progetto sono quattro: ascolto, supporto, orientamento e protezione. L’ascolto può avvenire per mezzo telefonico o presso lo sportello. Durante questa fase la vittima trova uno spazio per raccontare la violenza. Nella fase di supporto l’associazione cerca di instaurare un rapporto di fiducia con la vittima, cercando di percepirne lo stato, riconoscendo il suo disagio e le sue paure. Durante lo step successivo, quello di orientamento, Alaga cerca di fornire alla donna informazioni che le consentano di scegliere se intraprendere o meno un percorso di uscita da una situazione di violenza. Nei casi più gravi l’associazione offre la protezione: prende in carico la vittima allontanandola dal pericolo, facendola alloggiare presso la casa rifugio in assoluta segretezza e protezione in concerto con gli enti preposti. Ad oggi la casa rifugio può ospitare un massimo di 7 donne.

 

Ogni attività del percorso è resa possibile grazie agli esperti del centro (assistente sociale, psicologa, avvocato) e grazie alla collaborazione fondamentale con le forze dell’ordine e i servizi sociali. Spesso tra i compiti principali degli operatori c’è quello di far comprendere alla donna la reale violenza subita. Nella maggior parte dei casi infatti la donna non ha consapevolezza della violenza. Questo succede soprattutto con le donne del luogo (non emancipate e nei soggetti non scolarizzati) e per ciò che riguarda la violenza domestica, dove non mancano casi in cui le vittime sono bambine e giovani ragazze.

 

Ad essere aiutate sono in molti casi anche le donne straniere vittime di tratta. Abusate dai propri aguzzini e costrette successivamente a prostituirsi dalla criminalità organizzata. Qui lo sforzo degli operatori è reso più complesso dalla necessità di immergersi nella cultura e nel background culturale della vittima. Il servizio è sostenuto in varie forme da organizzazioni del territorio, tra cui il centro di servizio per il volontariato “Due mari” di Reggio Calabria. 

 

Da Redattoresociale.it

Categorie: Europa, Non discriminazione
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