Tel Aviv. Condoglianze respinte

15.08.2018 - Patrizia Cecconi

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Tel Aviv. Condoglianze respinte

Apprendiamo da Larepubblica.it con un misto di stupore, di ilarità e di sdegno, che sul municipio di Tel Aviv è apparso in forma luminosa il tricolore italiano come solidarietà verso le vittime di Genova. Che sia un omaggio dei soli cittadini di Tel Aviv o dell’intero Stato Ebraico non è dettaglio da poco e lo si può stabilire solo se si riconferma o meno Tel Aviv quale capitale di Israele. Ufficialmente è ancora così e quindi lo prendiamo per omaggio di quello Stato alla Repubblica italiana.

Prescindendo da questo dettaglio, pur importante, notiamo da una veloce indagine sui social, che molti italiani hanno accolto commossi e grati questa forma di solidarietà virtuale. Qui lo stupore!

Andando leggermente a fondo, non molto, solo una leggera “passeggiata” sotto la superficie delle condoglianze e dei ringraziamenti commossi, viene spontanea una similitudine tra i responsabili della strage di Genova, dovuta a chi presumibilmente resterà impunito dopo aver sacrificato 37 vite (per ora) alla legge del profitto e alla corruzione che ne è corollario, e chi di altre stragi è costantemente colpevole e costantemente impunito. Qui un’amara ilarità!

Il municipio di Tel Aviv, in quanto istituzione, offre il suo omaggio al governo italiano, in quanto a sua volta istituzione, affinché venga percepito come solidarietà con le vittime le quali, repetita juvant, sono vittime dello stesso lassismo “impunito” delle istituzioni italiane che non sono intervenute, né qui né in altre tragedie del tutto simili, per tutelare la salute e l’incolumità dei propri cittadini. Qui lo sdegno!

Per qualcuno, anche tra i nostri lettori, queste saranno di certo critiche inappropriate in questo momento, perché di fronte al dolore è stato chiesto solo silenzio e preghiera.

No, noi non la pensiamo così. La preghiera è una scelta individuale e non confligge certo con le critiche a chi ha permesso la strage pur conoscendo il rischio, quindi è una scelta soggettiva che non danneggia nessuno e al tempo stesso conforta i credenti. Chi vuole preghi. IL SILENZIO INVECE NO, quello proprio non ci appartiene e in certi casi lo consideriamo una malattia mortale.

Allora parliamo. Scriviamo. Non abbiamo certo la diffusione di giornali come Repubblica, quelli che pubblicano gli omaggi di Tel Aviv arricchendo lo Stato ebraico di tanta simpatia da parte degli italiani grati e commossi, ma abbiamo la libertà di espressione e di giudizio e quindi diciamo in tutta libertà che DA UNO STATO CHE BLOCCA MEDICINE E AIUTI UMANITARI CHE PARTONO PROPRIO DA GENOVA (e non solo) per arrivare alla popolazione schiacciata sotto il suo ignobile e illegale assedio, oltre che vittima costante di stragi mai punite commesse dal suo esercito, non ci sembra onorevole accettare le condoglianze per i nostri morti.

Sono condoglianze a vittime assassinate dal profitto e dalla corruzione italiana, presentate da un’istituzione colpevole di creare a sua volta costantemente vittime, assassinate direttamente dal suo esercito e con il silenzio complice delle istituzioni italiane.

Se l’Italia avesse un Presidente della Repubblica di nome Pertini forse saprebbe rispondere adeguatamente a quell’ipocrita omaggio. Se l’Italia avesse un governo capace di distinguere (e poi far propri ovviamente) i principi della democrazia e del Diritto umanitario e internazionale, saprebbe rispondere altrettanto adeguatamente a quell’ipocrita omaggio.

Ma l’Italia attuale, questa povera Italia, non ha né l’uno né l’altro e quindi accoglie, ringraziando, l’omaggio di uno Stato fuori legge col quale fa regolarmente affari e dei cui crimini è indirettamente complice.

Ci saranno di sicuro cittadini italiani sdegnati nel vedere quella bandiera illuminata su una parete che rappresenta l’ingiustizia legalizzata e il crimine seriale impunito, ma non saranno molti, così come non saranno molti ad accorgersi che le “dure punizioni” promesse dal governo italiano ai responsabili della strage del viadotto Morandi, consistenti nel chiedere le loro dimissioni, di fatto li libereranno da ulteriori responsabilità e garantiranno loro non la prigione ma una lauta buonuscita come regolarmente avvenuto in altri casi simili.

Povera Italia, forse la sua bandiera in questo periodo storico non trovava migliore allocazione che quella del municipio di Tel Aviv. Con buona pace dei tanti partigiani morti in nome della libertà e di una società più giusta.

Categorie: Medio Oriente, Opinioni
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