Visita dell’inviato ONU per il Sahara Occidentale: incontri, manifestazioni e repressioni

02.07.2018 - Wesa Times

Visita dell’inviato ONU per il Sahara Occidentale: incontri, manifestazioni e repressioni
(Foto di Wesatimes)
L’’inviato dell’Onu per il Sahara Occidentale, il tedesco Horst Kohler, ha concluso la sua prima visita ufficiale nel Sahara Occidentale occupato.
Le consultazioni nella regione con l’obiettivo di rilanciare il processo di pace tra il Fronte Polisario e il Marocco. In questi dieci giorni Kohler ha visitato la Mauritania, l’Algeria e i campi profughi saharawi di Tindouf (Repubblica Araba Saharawi Democratica). Ha incontrato la delegazione negoziale saharawi, insieme al Presidente e segretario generale del Fronte Polisario Brahim Gali. Il popolo saharawi continua ad affidarsi alla diplomazia dell’ONU per una soluzione veloce ed il rispetto dei diritti umani nei territori occupati. Il viaggio dell’inviato del segretario generale continuata nel Marocco, incontrando il primo ministro marocchino Saadeddine El Othmani.
Le autorità marocchine hanno confermano di non accettare altre soluzioni che l’autonomia del Sahara Occidentale. Kohler ha continuato il suo viaggio verso il Sahara Occidentale, incontrando le delegazioni saharawi pro indipendenza e l’autodeterminazione e le autorità marocchine pro l’autonomia. A El Aayoun Kohler ha fatto visita alla sede della missione di pace Minurso e gli esponenti politici locali “allineati” alle posizioni del governo marocchino per un’autonomia della regione. L’altro scopo del viaggio di Kohler era quello di verificare sul campo le reali condizioni della popolazione dopo le numerose richieste da parte del Fronte Polisario – sempre rifiutate dal Consiglio di Sicurezza Onu a causa del veto francese – di accertare le misure repressive e carcerarie imposte dalle autorità di Rabat sugli esponenti politici saharawi e sulle loro difficili condizioni di detenzione, al limite dei diritti civili più basilari. Prima della partenza l’emissario tedesco ha spiegato chiaramente che il suo mandato consiste nel «cercare la pace sulla base di una soluzione pragmatica che garantisca l’autodeterminazione del popolo saharawi». «La risoluzione 2414 del 27 aprile prevede una maggiore concretezza e responsabilità da parte di tutti», ha detto riferendosi implicitamente ai veti posti da entrambe le parti. Il Marocco, infatti, rifiuta di tornare al tavolo dei negoziati senza una partecipazione attiva dell’Algeria – sponsor regionale dei saharawi – e pone come unica opzione, per la soluzione del conflitto, un piano di autonomia.
Il Fronte Polisario, al contrario, si dichiara disponibile ai colloqui di pace come dichiarato dal presidente della Rasd e segretario generale del Fronte Polisario, Brahim Ghali, al termine dei colloqui con l’emissario Onu. Ghali ha affermato all’agenzia algerina Aps che «il Fronte Polisario, unico rappresentante legittimo della Rasd, è disponibile a un negoziato diretto con il Marocco per assicurare il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi attraverso un referendum» e ha spronato il governo di Rabat nel far «prevalere la ragione, nel rispetto del diritto internazionale, per una pace giusta e duratura nel Maghreb». Dopo la risoluzione, che prolunga la missione di pace Minurso di altri sei mesi (ottobre 2018), il processo di pace si trova in un momento di impasse a causa dei rispettivi veti posti da entrambe le parti, con il rischio di un possibile conflitto che potrebbe causare effetti disastrosi in tutta l’area. Rigidità e posizioni che si sono ulteriormente aggravate dopo le recenti accuse da parte di Rabat secondo cui il governo iraniano, attraverso la propria ambasciata ad Algeri, avrebbe aiutato l’organizzazione sciita libanese Hezbollah a fornire un sostegno finanziario e logistico al Fronte Polisario. Accuse, fino a oggi mai accompagnate da prove concrete, che hanno portato all’interruzione dei rapporti diplomatici tra Marocco e Iran con pesanti ripercussioni anche nei non idilliaci rapporti con Algeri. Preoccupazioni a livello diplomatico che hanno spinto, ad inizio giugno, anche il presidente della Unione Africana, Moussa Faki, a effettuare una visita nei territori saharawi e in Marocco «per dare impulso alle due parti in conflitto nel tornare al tavolo dei negoziati». La questione del Sahara Occidentale verrà, infatti, trattata a margine del vertice Ua di oggi e domani a Nouakchott in Mauritania al quale dovrebbe partecipare anche re Mohamed VI contrario alla presenza della Rasd al vertice e alla mediazione dell’Ua. Dalla mattina di giovedì 28 giugno, le forze di occupazione hanno imposto un fortissimo blocco di polizia a Laayoune. Il dispiegamento di polizia nei quartieri e le strade della città occupata iniziato ore prima dell’arrivo dell’inviato speciale, Horst Köhler. Prima delle sette della mattina, le forze di occupazione,hanno dato ordine di chiudere i bar,le caffetterie e la circolazione degli autobus per ostacolare l’arrivo dei cittadini al centro della città. Alle 7 del pomeriggio, ora locale, sono iniziate le dimostrazioni su Avenida de Smara. I manifestanti portavano bandiere della RASD e rivendicavano il diritto all’autodeterminazione e alla protezione delle Nazioni Unite. Le dimostrazioni si sono diffuse ai quartieri e alle strade circostanti ed erano soggette all’intervento della polizia.
Kohler ha incontrato le delegazioni saharawi per i diritti umani nella capitale di Laayoune, nella città di Smara e Dakhla.
 
Nel corso di una manifestazione a barrio de NadiLahma (città di Laayoune) una macchina della polizia marocchina ha colpito un ragazzo di 16 anni che manifestava pacificamente nella strada, poi deceduto nell’ospedale. Le manifestazioni in tutta la città sono continuate fino al tramonto.
D’altra parte, i disoccupati del gruppo Al Kassem hanno organizzato una manifestazione che è stata brutalmente repressa, causando 7 feriti.
Due giornalisti saharawi, Zahara essin e KhadiEssin, sono stati arrestati nel quartiere di El Auda, insieme a un giovane Saharawi che ha cercato di evitare l’arresto. Stavano registrando le dimostrazioni da un’auto.
 
Elenco dei feriti:
MahfoodDahou, Sidi Mohamed Dadash, AbdelkrimMbierkat, Mariam Bourhimi, Roukia Il Hawasi, Mina Baali, Fala Chtouki, HayatKhatari, Nazha El Khalidi, Hmad Hammad, Ali Sadouni, Nordin L’Argoubi, El Khatat Kamba, Hamza Saadi, Bachir Bobit, Brahim Imrikli, Mohamed Moussawi, Zaynaha Bairok, Mbatrek Lkarcha, Lhaouaij Argaibano, Laila Lili, GajmoulaIsmaaili, Saadi Soukaina, Lehcen Dalil, Ali Salem Tamek, Mahfouda Lafkir, detto Haddad, Mahjoub Bad, Inatou Haddi, Sidi Mohamed Aalouat, Hatra Aram, Laarousi Taglbout, Laila Aaich, Hadi Amine, Fatma Haimoda, Am Saad Bourial, Bachir Dkhil, Aaziza Aali, Dagja Lechger, Hadhoum Fraik, Magboula Ahmad, Abiha Haddi, Karkoub Argia, Maougaf Iaaich, Hadhoum Lamjaid, Amlkhout Hassni, Akhyarhom Aalia, Kauria Saaidi, Zoulaikha Souayh , Slaiman Brih, Rguia Zriguinat, Abdalahi Biga, Ahmed Ahimad, Hamia Mohamed Mahmoud Lahaisan,Abdalahi Bourgaa, Moulod ele, Hallab Hassana Mohamed Marzoug, Mohamed Najem Souyah, Khalifa Rguibi, Minatou Mohamed Cheikh, Aida Hamdan, Zainabou Lili, Jamila Moujahid, Mohamed Lamin Bakari, Zahra Soudani, Daha Errahmouni, Maalouma Abdalhi, Farasa Bakay, Lhairach Fatimatou .
Sono stati portati in ospedale: DehbaSidmou, Zahara Laghrid, Laamish El Hafed, Mohamed Meyara, Aalia El Ghalia, FatouIaaza, Bachri Ben Talib.
Categorie: Africa, Internazionale, Politica, Questioni internazionali
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