Sabine Rubin: “Aprirsi al mondo, con la curiosità della differenza, senza violenza… oggi sembra utopistico, ma è esattamente l’immagine che l’umanità, che i popoli desiderano…”

21.05.2018 - Rédaction France

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Sabine Rubin: “Aprirsi al mondo, con la curiosità della differenza, senza violenza… oggi sembra utopistico, ma è esattamente l’immagine che l’umanità, che i popoli desiderano…”

Sabine Rubin è una donna impegnata, umanista siloista… Ha lavorato per molti anni per mobilitare le persone intorno a lei in modo che si esprimano, soprattutto a livello politico e sociale a favore di un mondo più umano. Attualmente aderisce al programma di France Insoumise “il futuro in comune” ed è membro dell’Assemblea nazionale francese.

Ha partecipato al Forum Umanista Europeo 2018 in qualità di relatore alla sessione di apertura e alla tavola rotonda “Convergenza sociale e politica”.

EHF2018: Lo slogan del Forum Umanista Europeo 2018 è “Ciò che ci unisce verso la Nazione Umana Universale”. Come risuona in te questa idea?

Sabine Rubin: Perché l’idea della Nazione Umana Universale risuoni in me, devo esprimermi in modo poetico. La parola “nazione” si riferisce infatti ad un sentimento di appartenenza a qualcosa di comune, dico un sentimento perché si tinge di una connotazione emotiva, di familiarità e di questa idea di appartenenza. In verità, mi riconosco principalmente nella nazione francese, che mi è particolarmente familiare per la sua cultura, la sua lingua e la sua storia. Ma se mi metto in un contesto più universale (che corrisponde anche ai valori più belli promossi dalla Francia in certi momenti della sua storia) la Nazione Umana Universale mi obbliga a riconoscere l’umanità di tutti, e a riconoscermi come parte di questa grande famiglia umana.
Perché questa idea possa risuonare, dobbiamo quindi metterci in un reale atteggiamento di apertura verso l’umanità degli altri. Occorre specificare che la Nazione Umana Universale non è semplicemente la nazione di tutti gli esseri umani, ma piuttosto una nazione piena di umanità, cioè dove ogni essere umano considera anche gli altri esseri umani nella loro piena umanità. Ecco perché questa Nazione Umana Universale deve essere fondata su valori umanistici.

Quali elementi, a suo avviso, possono unirci?

Sono proprio i valori umanistici che possono unirci, perché sono universali. Si tratta di non violenza, non discriminazione, solidarietà e libertà. Ora, per tradurre questi valori in azione, vedo solo un’alternativa: trattare gli altri come noi vorremmo essere trattati. Diciamo che questa è una direzione che possiamo dare alle nostre azioni a livello personale e che potrebbe ispirare le relazioni tra le nazioni.

Ho detto prima che questi valori sono universali perché credo che riflettano le profonde aspirazioni degli esseri umani: aprirsi agli altri senza paura; vivere in un mondo senza violenza; sentire un senso di appartenenza e solidarietà con gli altri. Certamente, in questi tempi, dobbiamo cercare profondamente in noi stessi per ricollegarci a queste aspirazioni.

Come si tradurrebbero politicamente questi valori?

Come si tradurrebbe la nonviolenza, la non discriminazione, la solidarietà e la libertà politica? Un programma completo. Se ogni nazione scegliesse questi valori, sarebbero autodeterminati dal popolo, organizzati come popolo, sulla base di una democrazia reale, anche diretta. Queste nazioni autodeterminate lavorerebbero insieme in uno spirito di solidarietà e cooperazione reciproca. È su questa base – e partendo dal basso – che le nazioni si organizzerebbero in una confederazione per una Nazione Umana Universale, in forme organizzative che rispettino la diversità.
E naturalmente, queste nazioni sarebbero non violente così come lo sarebbe la Nazione Umana Universale: sarebbe una nazione senza guerre, senza violenza economica, miseria, fame, e i senzatetto farebbero parte del vecchio mondo. Penso che gli esseri umani, nel profondo della loro coscienza, aspirino a questo.

Dato lo stato di destrutturazione e frammentazione del mondo di oggi, questo può sembrare un’utopia?

Ovviamente, nel contesto attuale, questo è il mondo dell’utopia totale. Ma le utopie di oggi possono diventare la realtà di domani. Si tratta quindi di scelte da compiere, scelte reali. E dobbiamo lavorare per costruire in questa direzione non perché lo dica io, ma perché è una profonda aspirazione di tutti gli esseri umani a vivere in un mondo di pace, e più in generale, in un mondo non violento. Sì, oggi può sembrare un’utopia, ma è proprio l’immagine di cui i popoli hanno bisogno, soprattutto in un momento in cui sono completamente soffocati dalla globalizzazione e dalla standardizzazione del sistema attuale.

Questa Nazione Umana Universale – che può sembrare una semplice espressione dei desideri delle vecchie generazioni – appare già alle nuove generazioni come un orizzonte visibile da una nuova sensibilità.

Un’ultima parola?

In un momento in cui la globalizzazione è resa possibile dai mezzi di comunicazione; in un momento in cui questa globalizzazione è basata sulla competizione, sul dominio e sulla guerra di tutti contro tutti; in un momento in cui questa globalizzazione genera miseria e violenza diffuse, la Nazione Umana Universale può veramente essere un’immagine che permette di offrire una direzione dove possano convergere i diversi popoli del mondo.

Categorie: Comunicati Stampa, Internazionale, Opinioni, Politica
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