Il kit degli strumenti per la nonviolenza attiva, proposte per il Forum Umanista Europeo

16.05.2018 - Londra - Regno Unito - Silvia Swinden

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Francese

Il kit degli strumenti per la nonviolenza attiva, proposte per il Forum Umanista Europeo

Nel maggio 1969 Silo tenne, in un remoto avamposto delle Ande argentine, un discorso, La guarigione della sofferenza, che oggi potrebbe essere visto come il lancio di un Manifesto di Nonviolenza Attiva. Egli faceva  riferimento alla violenza non solo fisica, ma anche economica, razziale, religiosa, psicologica e morale. Concluse il suo discorso invitando tutti a portare la Pace in se stessi e a portarla agli altri.

Questo ha stimolato numerosi progetti di nonviolenza, che hanno raggiunto anche gli angoli più remoti del pianeta, nel campo della cultura (La Comunità per lo Sviluppo Umano), della politica, (Il Partito Umanista, il movimento antiguerra/antinucleare/antiviolenza – Mondo senza Guerre e Violenza) della diversità/antidiscriminazione (Convergenza delle Culture), degli studi accademici (Centro Mondiale di Studi Umanisti, Educazione – COPEHU) e dei media (Pressenza), e fatto nascere molti altri fronti d’azione su temi locali e mondiali, nonché vettori di nonviolenza di una nuova spiritualità (Messaggio di Silo). La Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza 2009-2010 ha portato nel mondo questo messaggio e il suo secondo capitolo è in preparazione per il 2019-2020.

Il Forum Umanista Europeo tenutosi l’11-13 maggio a Madrid con la partecipazione di una grande varietà di organizzazioni e relatori continuerà, con la sua lunga storia e molti attori (con un particolare ringraziamento a M. Gandhi e M.L. King per i loro esempi e contributi), il compito di tradurre le idee della nonviolenza in nuove proposte di Nonviolenza Attiva da diffondere in tutto il mondo.

Alcune semplici cose per sfidare gli equilibri di potere

Senza dubbio stiamo vivendo nel mondo di oggi un livello di crudeltà con cui è difficile convivere. Non è chiaro se ci sia più crudeltà che in passato (mi vengono in mente vari genocidi), ma forse oggi come mai prima d’ora alcuni ostentano la crudeltà come un distintivo d’onore, come un diritto acquisito attraverso il successo in un sistema disumanizzato. E anche se la crudeltà di oggi è paragonabile a quella del passato, dovremmo avere imparato di più, dovremmo conoscerla meglio, dovremmo comportarci meglio. Osserviamo con orrore la presenza surrealista di alcuni leader veramente crudeli ora al governo. E’ come un incubo. Come ci siamo arrivati? Come è possibile e, cosa ancora più importante, come possiamo uscire da questo pasticcio?

Il commercio di armi è promosso dalle guerre. Le immagini televisive delle armi in azione funzionano come vere e proprie operazioni di marketing. Ciò che è meno noto è che i politici sono spesso azionisti o banchieri di investimento (come nel caso del marito del primo ministro britannico Theresa May) che beneficiano delle guerre. Ciò influirebbe sul loro processo decisionale? Probabile.

Allo stesso modo, possiamo constatare che molti rappresentanti politici hanno interessi finanziari nei confronti dei fornitori privati di assistenza sanitaria che si contendono contratti e quindi hanno maggiori probabilità di approvare una legislazione che promuova un’assistenza sanitaria privata, elitaria e restrittiva, per non parlare della distruzione dell’assistenza sanitaria pubblica, come il sistema sanitario nazionale britannico, estremamente efficiente dal punto di vista dei costi.

Allo stesso modo i consulenti locali assegnatari di appalti a imprese edili o sono essi stessi membri del consiglio di amministrazione o si sono lasciati viziare da vacanze, cene costose e altri “vantaggi” del lavoro. Quando i contratti vengono assegnati ai fornitori di “privilegi”, i consiglieri negano di aver fatto qualcosa di illegale, e questo è vero, perché il sistema è stato progettato per premiare la cleptocrazia e la corruzione.

Tali conflitti di interesse (che si qualificano facilmente come una forma di violenza perché le persone spesso muoiono o si trovano in una situazione di indicibile difficoltà a causa di queste azioni) potrebbero essere facilmente portati all’attenzione dell’elettorato se i candidati a cariche politiche fossero tenuti a dichiarare i loro interessi finanziari e quelli dei loro parenti stretti al momento della loro selezione da parte dei rispettivi partiti, prima delle elezioni.

E nel caso in cui riescano a ingannare l’elettorato e a farsi eleggere in ogni caso, ci dovrebbero essere strade chiare per un referendum di revoca se si scopre che hanno un conflitto di interesse di questo tipo dopo essere stati eletti. Ciò dovrebbe valere anche per i governi che non rispettano gli impegni assunti in sede di campagna elettorale. Questo è nel manifesto del Partito Umanista fin dai suoi inizi.

Riportare notizie in modo che alimentino le fiamme della violenza

A seconda della parte da cui arriva un notiziario sul conflitto siriano, ci sentiremo infiammati dalle azioni di Assad-Russia-Iran-Hezbollah o da quelle di USA-Arabia Saudita-Israele e alcuni paesi europei. La Turchia fa il ping-pong tra la fedeltà alla NATO e l’odio per i curdi che combattono la jihad. Vari giornalisti incitano a bombardamenti sempre più numerosi, nessun cambiamento di zona di volo e di regime (nonostante la confusione di quelle strategie creata in Iraq e Libia), mentre altri denunciano il sostegno degli Stati Uniti agli estremisti islamici che cercano di rovesciare Assad.

I rapporti sulle molte ingiustizie e violenze subite dal popolo palestinese diventano virali e promuovono/ giustificano/danno un volto apparentemente rispettabile a due millenni e mezzo di antisemitismo già esistente, rafforzando l’appoggio degli ebrei a Israele (la sua esistenza come rifugio da olocausti passati e possibili futuri) ma non necessariamente alle sue politiche di governo contro i palestinesi. Una contraddizione che, oltre a uccidere gli attivisti palestinesi impegnati in violenze omicide in risposta all’oppressione, avvelena la vita soprattutto dei giovani israeliani e dei giovanissimi, alcuni dei quali si rifiutano di prestare servizio militare nei territori occupati e organizzano all’estero movimenti a favore della Palestina, rischiando di essere ostracizzati dalle loro comunità. I due principali artefici della violenza, Netanyahu e quelli come lui, eletti dalla politica della paura, e Hamas, guadagnano il sostegno internazionale attraverso il conteggio dei morti, giocando il gioco l’uno dell’altro per sostenersi al potere. Chi, oltre alla popolazione locale, conosce gli sforzi di innumerevoli organizzazioni per la pace in cui ebrei israeliani e palestinesi lavorano fianco a fianco per fermare la violenza, per imparare a convivere pacificamente, per piangere insieme la morte di cari amici e parenti vittime della violenza insensata? Pochissime persone, e quindi tutte le risorse economiche, psicologiche e mediatiche vanno ai protagonisti della violenza.

Il modello che presta tutta l’attenzione alle fazioni più violente si ripete in tutti i conflitti: Yemen, Siria, Israele/Palestina, Venezuela, Congo, ecc.

Naturalmente è importante informare e denunciare le violazioni dei diritti umani e l’ingiustizia sociale, ma qual è il ruolo dei media, delle organizzazioni e dei singoli individui che si occupano di non violenza attiva? Forse è il momento di sottolineare ed evidenziare il lavoro degli attivisti per la pace al fine di deviare le risorse che sostengono la violenza verso questi gruppi. Ci sono molti esempi di pregiudizi dei grandi media che sostengono la struttura neoliberale, guerre incluse. È giunto il momento di rafforzare i mezzi di informazione dei media alternativi e delle reti sociali per sensibilizzare le persone che cercano veramente di creare un mondo non violento.

La compassione, un regalo degli dei

Sappiamo più o meno che una rivoluzione non violenta richiede molto lavoro personale, in quanto essendo cresciuti nel sistema attuale non possiamo evitare di essere condizionati, che ci piaccia o meno, che ne siamo consapevoli o meno, da una parte della sua violenza: fisica, economica, religiosa, razziale, psicologica, morale, sessuale, di genere, di immagine, di età, ecologica e nei confronti di se stessi. Può essere un lavoro duro, può portare a non gradire molto se stessi scoprendo il razzismo, il sessismo, il classismo, l’individualismo, ecc. in qualche angolo oscuro della propria psiche. La Nonviolenza Attiva richiede che noi cambiamo non solo per noi stessi, ma anche perché la nostra vita quotidiana trasforma il nostro ambiente circostante e da lì il mondo intero.

Da dove possiamo iniziare, quindi, senza senso di colpa e dolore per le cose che scopriamo in noi stessi? C’è un’esperienza guidata, l’Azione che salva, scritta da Silo, in cui meditiamo su azioni veramente disinteressate già compiute nella nostra vita. E poi scopriamo che anche senza pensarci abbiamo fatto molto bene agli altri, perché qualcosa dentro di noi ci ha fatto sentire la compassione, l'”io” che si è ritirato in secondo piano e “l’altro” che è diventato il centro della mia attenzione. Così i loro bisogni diventano importanti, i loro sentimenti centrali.

Se riusciamo a mettere a fuoco il sentimento che accompagna l’esperienza della compassione, possiamo cominciare ad applicarlo intenzionalmente; questa è la strada per la riconciliazione con noi stessi e con gli altri, è la via per uscire dalla contraddizione, la via per la coerenza e la solidarietà, che ci porta alla fede con fondamento. Promuovere la regola d’oro di trattare gli altri nel modo in cui vorremmo essere trattati è fondamentale per la Nonviolenza Attiva, è una rivoluzione che non dovrebbe essere trascurata. E tutto inizia con la consapevolezza che tutti gli esseri umani vengono in questo mondo dotati di questa incredibile capacità di compassione, e la possibilità che si sviluppi o si trasformi in una crudele non-esistenza individualistica dipende da come orientiamo la società, dipende dalla volontà di tutti.

Un mondo costruito sulle virtù

Una problematica inerente è quella del nostro condizionamento culturale verso la critica dei nostri coetanei, amici, studenti, colleghi di lavoro, famiglie e noi stessi. Si tratta di una forma sottile di violenza, mascherata da stimolo al miglioramento. Tutti funzionano meglio e migliorano con la consapevolezza dei loro punti di forza e questo è ciò che la cultura dovrebbe fare, concentrarsi sulle virtù, farne il centro delle relazioni umane e aiutare le persone a superare le proprie carenze facendo leva sulle loro qualità positive. Questo è ciò che può umanizzare l’istruzione, il lavoro, i quartieri e le nazioni.

La Nonviolenza Attiva è qualcosa che può essere esercitata in qualsiasi momento, dovunque e in qualsiasi condizione. Richiede solo una decisione nel prestare attenzione all’essere intenzionale piuttosto che meccanica, all’essere coscienti di se stessi e al vedere la sacralità in se stessi e negli altri.

 

Traduzione dall’inglese di Annalaura Erroi

Categorie: Internazionale, Opinioni
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