Una ricerca dell’INTA mette in discussione le agrotossine e il modello dell’agribusiness

23.04.2018 - Darío Aranda

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Una ricerca dell’INTA mette in discussione le agrotossine e il modello dell’agribusiness

 

di Darío Aranda

Nonostante il fatto che l’INTA è storicamente favorevole all’imprenditoria e all’agribusiness, un team di ricercatori ha pubblicato il libro “Pesticidi nell’ambiente”. L’INTA non ha promosso il lavoro.

L’Istituto nazionale di tecnologia agricola (INTA) è il massimo polo tecnico-scientifico del paese dedicato al settore. Il suo consiglio di amministrazione è costituito dal settore privato (Ufficio di collegamento) e per decenni ha promosso il modello transgenico. Andando contro corrente, una recente ricerca dello stesso istituto mette duramente in dubbio il settore agroalimentare: afferma che l’uso di OGM non produce rendimenti più elevati ed avverte che la massiccia applicazione di prodotti agrochimici ha portato ad una situazione di “vulnerabilità”; e ha ribadito poi la necessità di un altro modello agricolo (agroecologia).

“I pesticidi nell’ambiente” è il nome del libro, di 156 pagine, che porta il marchio di INTA e la cui redattori sono ricercatori Aparicio Virginia, Eliana e José Luis Mayoral Gonzalo Costa.

Uno degli argomenti principali sull’agribusiness di aziende come Bayer e Monsanto e dei grandi mass-media, è che i transgenici e la semina diretta (non aratura della terra) sono necessari per aumentare la produzione. “L’adozione massiccia della semina diretta non implica un aumento della resa delle colture estensive”, si dice nelle considerazioni finali del lavoro.

Per quanto riguarda l’uso di prodotti agrochimici, gli scienziati dell’INTA sottolineano che “il basso utilizzo di pesticidi raramente riduce la produttività e la redditività”. Il libro descrive dettagliatamente una ricerca fatta su 946 stabilimenti agricoli che non usano agro-tossine e che mantengono “un’alta produttività e alta redditività”.

Viene anche smentito uno dei cavalli di battaglia delle multinazionali agricole che promettono un modello con meno pesticidi: “La rapida adozione di colture transgeniche (come per il cotone) con la giustificazione di ridurne l’impiego, ha prodotto il risultato opposto. L’attuale utilizzo di pesticidi per la produzione di materie prime ci ha portato a una situazione di vulnerabilità”.

L’INTA ha rapporti di lavoro specifici con agricoltori, indigeni e imperese agricole familiari, ma la sua più grande percentuale (di fondi e di personale) è dedicata all’agribusiness. La sua politica ha sempre supportato il modello transgenico e agrochimico.

Nel 2017, il direttore del Centro regionale di Buenos Aires Nord dell’INTA, Hernán Trebino, ha proibito l’uso del termine agrotossico, in totale accordo con le aziende. L’INTA fa anche parte di una campagna per migliorare l’immagine delle nebulizzazioni con le agro-tossine, chiamate “Red BPA (Buenas Prácticas Agrícolas)”, promossa da imprenditori dell’Associazione dei Produttori di Semina Diretta (Aapresid). Ha accordi con tutte le grandi multinazionali dell’agricoltura.

Nel 2015, lo stesso gruppo di ricercatori INTA pubblicò il libro “I pesticidi assorbiti dal suolo e il loro destino nell’ambiente”. Nel libro è stato confermato che i prodotti agrochimici rimangono per mesi nel terreno e contaminano i corsi d’acqua; hanno rilevato poi che l’Argentina è il paese con più alto uso di sostanze chimiche e il meno “efficiente” nella produzione di grano. Hanno avvertito che l’attuale modello agricolo sfrutta il terreno fino ad “esaurirlo” e che favorisce principalmente le grandi aziende.

L’Unità di Comunicazione dell’INTA non ha diffuso il lavoro critico agli agrofarmaci (come fa con gli scritti favorevoli ai transgenici).

Il nuovo libro dell’INTA ricorda che nel 2009 venne creata la Commissione Nazionale di inchiesta sugli Agrochimici (DPR 21/2009, sotto la supervisione del Ministro della Scienza, Lino Barañao), che aveva sottolineato la “scarsa informazione creata nel paese riguardante il glifosato”. Questa giustificazione è stata rifiutata dalle organizzazioni sociali dei villaggi contaminati e da scienziati come Andrés Carrasco, ricordando le dozzine di articoli accademici che mettevano in discussione gli effetti sulla salute e sull’ambiente degli agrochimici.

La nuova ricerca dell’INTA riprende questo argomento: “Nove anni dopo, possiamo vedere come il sistema di ricerca ha risposto con più pubblicazioni che riportano concentrazioni di pesticidi nelle acque sotterranee, nelle acque superficiali e nel suolo. Nel 2015, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC-OMS) ha riclassificato il glifosato come probabilmente cancerogeno per l’uomo.”

I ricercatori dell’INTA hanno rivalutato il lavoro dell’Istituto di Salute Socio-ambientale della Facoltà di Scienze Mediche presso l’Università di Rosario, che ha analizzato le città con meno di 10.000 abitanti scoprendo, tra le principali malattie sofferte dalla popolazione, problemi della tiroide e difficoltà respiratorie. “In alcune di queste città, il tasso di cancro è 713,7 ogni 100.000 persone, mentre per l’Argentina il tasso è di 206 ogni 100.000”, avverte l’indagine dell’INTA.

È necessario ridurre il carico di pesticidi diffusi nell’ambiente. È necessario che il settore agricolo inizi a implementare un cambiamento del paradigma produttivo, rivalutando la gestione integrata dei parassiti e i sistemi di produzione agro-ecologica”, propongono i ricercatori dell’INTA. Affermano poi che un modello senza OGM e prodotti agrochimici è stato già provato, anche da parte di istituzioni statali: “Ci sono i risultati che non solo indicano che è possibile produrre utilizzando meno pesticidi, ma che questo conduce inoltre ad un beneficio economico per il produttore.

Principio di precauzione

La ricerca dell’INTA ha dichiarato che nel contesto dei trattati internazionali sui diritti umani che l’Argentina ha firmato è imprescindibile applicare il “principio di precauzione” in vigore nella Legge Generale Ambientale (25,675): Quando ci sono minacce di danni gravi o irreversibili, la mancanza di informazioni o certezze scientifiche non dovrà essere utilizzata come motivo per rinviare l’adozione di misure preventive per proteggere l’ambiente. È innegabile la validità del principio di precauzione quando si tratta di adottare misure adeguate per salvaguardare la salute umana contro l’uso di agrochimici” dicono i ricercatori di INTA.

Traduzione dallo spagnolo di Mariapaola Boselli

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Economia, Sud America
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