Acqua, nuovo centro del conflitto

21.03.2018 - Redazione Italia

Acqua, nuovo centro del conflitto
(Foto di Lys Arango per Azione contro la Fame)

Il 22 marzo è il World Water Day, un’occasione per fare luce su una dimensione nascosta dell’acqua: la guerra

  • In Siria, oltre la metà della rete idrica è stata distrutta o danneggiata dalla guerra.
  • In Yemen, la popolazione senza accesso all’acqua potabile è passata dal 40 al 70 percento dall’inizio della guerra.
  • In Libano, un Paese con 1.1 milioni di rifugiati, la domanda di acqua è aumentata del 30% dal 2011.
  • Nel Sahel o nell’Africa orientale la competizione per le risorse idriche sempre più scarse sta generando nuovi conflitti.

Milano, 22 marzo, Giornata Mondiale dell’Acqua – Oggi meno della metà delle infrastrutture idriche e igieniche della Siria sono funzionanti e fino al 35% della popolazione si affida a fonti d’acqua non sicure per soddisfare le loro esigenze quotidiane di approvvigionamento idrico.

Azione contro la Fame, una delle poche organizzazioni internazionali con una presenza in Siria, ha dovuto adottare risposte dinamiche di fronte alla ripetuta distruzione delle infrastrutture idriche – riabilitate dall’organizzazione a partire dal 2011 – “la costruzione di soluzioni di stoccaggio domestico o la distribuzione in autocisterne sono risposte alternative alla riabilitazione quando le strutture idriche vengono continuamente distrutte. Per questo dobbiamo lavorare anticipando diversi scenari che ci permettono di adattare la risposta ai diversi livelli di distruzione,” spiega Pablo Alcalde , responsabile dei programmi WASH – Acqua, sanità e igiene dell’organizzazione .

Azione contro la Fame, presenti più di 45 Paesi, fa notare come nel corso degli anni le infrastrutture idriche e i servizi igienico-sanitari “sono entrati nell’obiettivo militare come una forma di tattica di guerra,” dice Alcalde, “contravvenendo alla Legge internazionale umanitaria che proibisce espressamente di attaccare, distruggere, rimuovere o disattivare le strutture e le riserve di acqua potabile o opere di irrigazione,” come chiaramente stabilito nel Protocollo I Addizionale alle Convenzioni di Ginevra del 1977.

La sfida in Medio Oriente

“Il problema è particolarmente acuto in Medio Oriente, una regione colpita da siccità sempre più ricorrenti e in cui il carico di rifugiati generato dalle guerre in Siria, Yemen e Iraq sta generando massicci movimenti di popolazione che generano un’ulteriore pressione sui servizi d’acqua e servizi igienico-sanitari,” spiega Alcalde . “Quando i servizi igienico-sanitari, la gestione dei rifiuti e i servizi di fornitura idrica sono intrinsecamente precari, è difficile per i Paesi assorbire e rispondere ai massicci arrivi di popolazione. La risposta internazionale spesso imposta servizi paralleli per i rifugiati, piuttosto che rafforzare la capacità del Paese ospitante, contribuendo in tal modo ad acuire le tensioni sociali che alla fine possono portare a conflitti,” dice  Alcalde. “Ecco perché è così importante lavorare con le popolazioni ospitanti in Paesi come il Libano, garantendo al tempo stesso acqua e servizi igienici di base ai rifugiati,” aggiunge.

L’acqua è anche un elemento chiave in Palestina. A Gaza, la distruzione di infrastrutture per la produzione di acqua ed energia e i problemi di governance comportano che il 90% della popolazione debba acquistare acqua da venditori privati. In Cisgiordania lo sfruttamento della falda acquifera è uno dei punti strategici per il controllo del territorio.

fonte di conflitti…

Sebbene gran parte delle guerre storiche abbiano avuto a che fare con il controllo dei bacini idrografici, i cambiamenti climatici e l’esistenza di siccità sempre più intense potrebbero esacerbare le dispute sull’acqua. “Nei Paesi del Sahel, la siccità ha cambiato il modello dei movimenti di transumanza tradizionale, i pastori avanzano sempre di più nei loro movimenti e questo provoca conflitti per il pascolo con gli altri pastori o con gli agricoltori per la necessità di pascolare nei pressi di terreni agrari,” spiega Lucía Prieto, responsabile regionale per il Mali e il Niger di Azione contro la Fame.

Secondo le Nazioni Unite, ci sono 270 bacini transfrontalieri nel mondo che servono acqua al 40% della popolazione mondiale: “la loro gestione sostenibile e ben governata è un elemento chiave per la pace mondiale, se consideriamo che il cambiamento climatico potrebbe causare che una persona su quattro soffrirà di stress idrico entro il 2050.”

… ma anche fonte di intesa

Azione contro la Fame intende la gestione delle risorse idriche in contesti conflittuali e postbellici come un elemento per ricostruire la pace: “In Libano, ad esempio, l’arrivo di rifugiati ha avuto un effetto collaterale positivo in quanto siamo stati in grado di ottenere finanziamenti internazionali per rafforzare l’infrastruttura idrica libanese, con un evidente beneficio per la popolazione ospite a breve e lungo termine che favorisce l’accoglienza“, spiega Alcalde. “Nel Caucaso meridionale la gestione delle risorse idriche fu un elemento di conflitto dopo il crollo del modello sovietico e la nostra promozione della gestione dell’acqua attraverso le associazioni di utenti ha contribuito non solo alla gestione sostenibile della stessa, ma è anche un elemento di intesa,” dice Alcalde.

Azione contro la Fame al momento sta raddoppiando gli sforzi nella regione del Sahel per la creazione di punti d’acqua per il bestiame per evitare focolai di violenza.

Azione contro la Fame

Azione contro la Fame è un’organizzazione umanitaria internazionale, da quasi 40 anni leader nella lotta contro le cause e le conseguenze della fame. In 50 Paesi del mondo salviamo la vita di bambini malnutriti, assicuriamo alle famiglie acqua potabile, cibo, cure mediche, formazione e consentiamo a intere comunità di vivere libere dalla fame.

 

Categorie: Comunicati Stampa, Medio Oriente, Non categorizzato, Pace e Disarmo
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