La prima criptomoneta garantita da uno stato con sottostante in petrolio e oro, che permette al Venezuela di superare il blocco finanziario imposto dall’occidente, sfonda ogni più rosea previsione già in prevendita.

 

Tre giorni fa abbiamo pubblicato un articolo di Rosi Barò in cui si evidenziava che una grande eredità del Chavismo, egregiamente recepita da Maduro, è la capacità di non perdere mai il senso dell’umorismo e di usarlo per ritorcere contro l’avversario l’effetto delle sue azioni.
Così Maduro è riuscito a far cessare le violente sommosse interne, orchestrate dagli USA e dalla loro marionetta colombiana con chiaro intento provocatorio, secondo un copione che la CIA ha messo in pratica nel mondo da trent’anni a questa parte. Ultimo esempio da manuale: il colpo di stato messo in atto quattro anni fa in Ucraina e raccontato in un docu-film di Oliver Stone.

Oggi Maduro ha sfoderato un’altra mossa da maestro di arti marziali ritorcendo sugli USA la violenza del loro embargo finanziario: oggi è divenuto operativo il Petro, la criptovaluta già annunciata da Maduro il 3 dicembre scorso. Nelle prime 20 ore il Petro ha polverizzato le più rosee aspettative raggiungendo in prevendita il valore di 735 milioni di dollari, a fronte di un collocamento annunciato per soli 60 milioni di dollari.
Effetto non casuale, preparato da anni e testato lo scorso settembre su assist del premier cinese (lancio di futures sul petrolio quotati in yuan agganciati all’oro), a significare che il Venezuela non è da solo a ricusare la dittatura del dollaro USA.

A fine dicembre, in piena escalation delle provocazioni USA tanto da far ritenere imminente un’invasione dal confine colombiano, Maduro rilascia di prigione 44 sovversivi e conferma l’avvio di negoziati con le opposizioni, subito dopo le feste natalizie, in Repubblica Dominicana. E a fronte di una svalutazione che tocca il 2000% in tre anni, Jorge Rodriguez, ministro per la Comunicazione e l’Informazione, annuncia che il Petro avrà come sottostante 5,3 miliardi di barili di petrolio, che valgono più di 260 miliardi di dollari. Assieme al petrolio, ci sono anche il gas, l’oro e i diamanti venezuelani a fare da sottostante al Petro.

Erano tutti bluff? Nossignori, ecco l’exploit odierno, che consente a Maduro di levarsi qualche sassolino dalla scarpa a reti nazionali riunite, e con nutrita presenza di corrispondenti esteri: “Il Petro mette il Venezuela in prima linea sul fronte delle criptovalute… Il Petro annuncia una nuova era economica… Lo abbiamo già nelle nostre mani, abbiamo sparato un botto tremendo, una bomba”.
Vero ed elegante: una bomba metaforica per svincolarsi da chi usa le bombe vere.

Parole accompagnate dai fatti. Non solo cose tecniche, minuziose, anzi, il governo diffonde una paginetta in cui spiega al suo popolo, con parole e simboli semplici, che cosa è il Petro e a che cosa serve:

– Il Petro è una criptovaluta, come il Bitcoin e l’Ethereum, anzi, molto più sicura perché è la prima ad essere emessa e garantita da uno Stato, perché non la possono produrre i privati, perché il suo valore è garantito da materie prime preziose, perché il governo ha ordinato la certificazione di oltre 5.000 persone (no enti fantasma) che devono registrarsi nella blockchain nazionale per poter operare con il Petro, inoltre ha predisposto importanti misure di sicurezza per garantire agli utenti una piattaforma libera da hacker, trafficanti di droga e riciclatori di denaro sporco (difetti, questi, da sempre attribuiti a Bitcoin & C.).
– Il Petro serve per poter operare nel mercato internazionale superando l’embargo finanziario imposto dagli USA e dai loro compari, e recuperando maggiore sovranità monetaria.

Carlos Vargas, Sovrintendente alla Tesoreria del Petro, mette la ciliegina sul dolce: i computer adibiti al “mining” e alla gestione della blockchain sono fabbricati in Cina e assemblati in Venezuela. Tutti i servizi turistici nel paese, oltre al carburante utilizzato dalle compagnie aeree, potranno essere pagati in Petro”.