Xenofobia anti-casta nella campagna elettorale italiana

23.01.2018 - Roma - Redacción Chile

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Xenofobia anti-casta nella campagna elettorale italiana

Di Federico Larsen

Il 2017 è stato un anno elettorale cruciale per l’Unione europea (UE), segnato dalla paura, non ancora superata, della consacrazione attraverso le urne di una nuova estrema destra neofascista nel continente. In 17 paesi diversi, le forze politiche con queste caratteristiche e una chiara impronta xenofoba hanno una rappresentanza parlamentare. In due paesi vi è un governo con queste caratteristiche (Polonia e Ungheria), e in altri sette forze di questo tipo fanno parte del potere esecutivo o lo sostengono dall’esterno.

Si tratta di organizzazioni con caratteristiche comuni: il rifiuto dell’immigrazione e della creazione di società multiculturale – di cui l’Unione liberale sarebbe un esempio -; la richiesta di maggiore autonomia nazionale, a scapito delle politiche comunitarie europee; il supporto di misure per proteggere le economie locali e contro il liberalismo; il rifiuto della “casta”, dello “stabilimento” o della leadership politica tradizionale, colpevole della crisi economica e dello sfacelo sociale dei loro paesi.

Di fronte alle elezioni generali in Italia, previste per il prossimo 4 marzo, tutte queste caratteristiche si possono trovare sparse in diversi partiti politici. Chi recentemente ha rilanciato la discussione sul razzismo è il candidato della coalizione di centro-destra che si candida a governare la ricca regione Lombardia, Attilio Fontana. Durante un’intervista radiofonica, ha detto in riferimento agli immigrati e ai rifugiati: “Se li accettassimo tutti, significherebbe che non esisteremmo più come realtà sociale, come realtà etnica”. “Dobbiamo scegliere: Decidere se la nostra etnia, la nostra razza bianca, la nostra società deve continuare ad esistere o se la nostra società deve essere eliminata: è una scelta”, ha concluso, riferendosi alla votazione del prossimo marzo.

Fontana, in testa in tutti i sondaggi nella regione, è un militante della Lega, ex Lega Nord, un partito che in passato ha promosso la secessione del ricco nord dal sud Italia per motivi economici e razziali, e che è arrivato al punto di chiedere il bombardamento delle imbarcazioni cariche di migranti da parte della marina italiana nel Mediterraneo.

Nel volubile panorama politico italiano, La Lega, fondata nel 1991, è il partito più anziano che competerà alle prossime elezioni. Alla fine del 2017 il suo nuovo leader, Matteo Salvini, ha completato il rinnovo dell’organizzazione con il cambio del nome e del logo. Un processo che era iniziato con la rinuncia della secessione – alle elezioni in sud Italia ha ottenuto un successo inaspettato- e concentrando la sua politica su tre basi: quella xenofoba, con la fine della migrazione-, -quella anti-europeista, con referendum sull’Euro-, e quello anti establishment, puntando sulla riduzione delle tasse-. Un programma che l’ha reso la quarta forza in Italia con una previsione di voto del 13% e un capitale politico sufficiente per potersi contendere la guida della coalizione a destra che ha annunciato un paio di settimane fa con Forza Italia dell’eterno Silvio Berlusconi – che ha un gradimento del 16% – ei postfascisti di Fratelli d’Italia che vedono un per nulla insignificante 5% nei sondaggi principali.

Colpisce il fatto che, nella preoccupazione europea per la crescita della destra xenofoba e anti-euro, è stato il condannato e interdetto ai pubblici uffici Berlusconi che ha assicurato alle autorità di Bruxelles che si sarebbe incaricato di tenere sotto la sua ala Salvini. L’alleanza della destra, che non ha ancora un nome ufficiale, raggiungerebbe circa il 36% dei voti, non abbastanza per formare un governo, ma sufficienti per arrivare primi.

L’altro grande partito che preoccupa Bruxelles è il Movimento 5 Stelle (M5S). Fondato nel 2007 da un comico, Beppe Grillo, nel pieno della crisi economica e della perdita di legittimità dei sindacati e della sinistra anticapitalista, il M5S è diventato il centro di attrazione per i giovani, i lavoratori precari e coloro che vogliono ribellarsi al “sistema”. Oggi è il partito politico con la più alta percentuale di voti nel paese secondo i sondaggi-35% circa.

Accusato dalla stampa e dai politici populisti europei, non è mai stato chiaro in certe definizioni politiche al di fuori dei problemi della corruzione e del cattivo governo. Rifiuta le categorie di destra e di sinistra perché anacronistiche; vedendo risorgere l’estrema destra e i suoi violenti attacchi xenofobi, respinse “la categoria fascista”, anch’essa perché anacronistica; non ha mai preso una posizione condivisa sull’immigrazione. Anche se non presentano un evidente pilastro xenofobo, è il grande partito anti-establishment, profondamente critico dell’integrazione europea, e sembrano ancora lasciare ai loro leader la linea politica riguardante ogni altra cosa.

Un capitolo a parte merita il movimento apertamente fascista CasaPound, che mira a raggiungere l’1% nelle prossime elezioni. Chiusura delle frontiere, uscita dall’UE, reddito di nascita per ogni figlio di italiani sono i capisaldi di questa organizzazione che ospita tra le sue fila molti dei responsabili di pestaggi, attacchi e anche accoltellamenti contro migranti e militanti di sinistra. Verso la metà del 2017 CasaPound è stata duramente criticata dalla stampa per i continui attacchi e le minacce contro i giornalisti. Ma Salvini, Berlusconi e parte della leadership nazionale hanno difeso il loro diritto di organizzazione.

Una certa dose di razzismo serpeggia anche nel centro-sinistra. Sulla questione dell’immigrazione, il Partito Democratico (PD) che ha governato finora a seguito dell’accordo parlamentare del 2013 con Berlusconi, ha preso decisioni più simili a quelle dei suoi colleghi di destra nel resto d’Europa che a quelle di un programma socialdemocratico.

Il patto con il governo libico per trattenere i migranti sulle coste libiche in cambio di cooperazione economica e militare è stato un duro fallimento per il ministro degli Interni Marco Minniti. Soprattutto dopo che si è saputo che i migranti bloccati venivano venduti come schiavi con la complicità delle autorità locali. Infine, la discussione sulla concessione della cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia, lo Ius Soli, ha finito con l’aprire la crisi nel PD. Ventinove dei suoi senatori erano assenti il giorno del voto, quindi non si è raggiunto il quorum e la legge è caduta.

Mentre a Bruxelles sperano che i risultati delle elezioni permettano di ricreare la grande coalizione tra il centro-sinistra (PD) e parte del centro-destra (Forza Italia, senza Lega) seguendo l’esempio tedesco, la maggioranza degli italiani in marzo voteranno per un partito che sostiene le idee della destra antieuropea. Un dato che, se confermato, potrebbe consolidare il passaggio dell’intero blocco verso il lato dello spettro ideologico, così da garantirne la continuità.

L’articolo originale può essere trovato a questa pagina.

 

Traduzione dallo spagnolo di Mariapaola Boselli

Categorie: Europa, Opinioni, Politica
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