Due anni a chiedere la liberazione di Milagro Sala

17.01.2018 - Buenos Aires - Mariano Quiroga

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Due anni a chiedere la liberazione di Milagro Sala

Nella mattinata di ieri (16 gennaio) si è tenuta una manifestazione nel centro di Buenos Aires per chiedere la liberazione della leader sociale Milagro Sala, nel secondo anniversario della sua detenzione arbitraria e illegale a Jujuy, nel nord dell’Argentina.

Dall’Obelisco di Buenos Aires alla sua casa nella provincia di Jujuy i manifestanti hanno marciato cantando per la libertà di tutti i prigionieri politici in Argentina e contro Gerardo Morales, il governatore di Jujuy e Mauricio Macri, presidente del paese, per denunciare l’arbitrarietà di un potere giudiziario cheesegue gli ordini del potere politico.

C’è stata anche una conferenza stampa in cui è stato denunciato il governo autoritario, la sua non osservanza dei diritti umani, oltre che delle garanzie costituzionali e del diritto a un equo processo. È stato evidenziato l’importante ruolo della mobilitazione popolare che ha fatto si che il mondo guardasse con preoccupazione ciò che sta accadendo in Argentina, paese in cui stanno tornando pratiche totalitarie, persecuzioni politiche e repressioni.
Durante la mattinata sui social network è stato lanciato anche un “tuiteazo” con lo scopo di diffondere il messaggio di libertà per la parlamentare del Mercosur e presidentessa della Tupac Amaru.

#2AñosPresaPolitica e #LiberenMilagro sono stati alcuni degli hashtag più usati.

Elizabeth Gomez Alcorta, uno degli avvocati di Milagro Sala ha dichiarato che “la persecuzione e gli arresti sono strumenti politici del governo”, associando l’arresto della leader sociale con quello dei suoi ccompagni e di altri leader politici ed ex funzionari che sono sottoposti a carcerazione preventiva irregolare.
““Non ci smuoveremo di un millimetro, non ci sottometteranno, continueremo la resistenza” ha detto Gomez Alcorta, che la scorsa settimana ha subito un furto degli elementi probatori del caso e del personal computer nell’ufficio dove lavora nel centro della città.
““Due anni fa avevamo intuito che la detenzione di Milagro Sala sarebbe stata l’inizio di una persecuzione politica verso gli oppositori del macrismo, con l’intento di attuare un controllo sociale su attivisti sociali, lavoratori e sindacalisti. In effetti, è quello che è stato”, ha spiegato l’avvocatessa durante un’intervista al programma La Mañana, dell’AM 750.

“Oggi si tratta di Milagro, domani potrebbe toccare a voi”,  era lo slogan utilizzato dai primi che chiedevano il rilascio di Milagro Sala. Il tempo ha confermato lo slogan; persone detenute a seguito di prove inventate, l’intelligence che sui social network cerca possibili avversari e oppositori politici e sentenze giudiziarie grottesche.
Oltre a violare le normative nazionali, il macrismo non rispetta le direttive emesse dalle organizzazioni internazionali mostrando che il governo persegue senza scrupoli coloro che non la pensano come loro.

Foto di Javier Martínez

Traduzione dallo spagnolo di Mariapaola Boselli e Cristina Quattrone

Categorie: Diritti Umani, Fotoreportages, Politica, Sud America
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