Giro di vite di Israele sugli ingressi in Palestina

17.11.2017 - Redazione Italia

Giro di vite di Israele sugli ingressi in Palestina
(Foto di Czech160)

Delle restrizioni all’ingresso in Palestina degli studenti internazionali abbiamo già detto. Le ultime notizie riguardano il veto posto il 31 ottobre ad un membro dello staff statunitense di Amnesty International, che ha interpretato questo gesto come “una rappresaglia contro il lavoro dell’organizzazione in favore dei diritti umani”.

Raed Jarrar, Direttore dell’Advocacy per il Medio Oriente e in Nord Africa, stava attraversando il confine giordano per essere vicino alla sua famiglia, in Palestina, all’indomani della morte del padre, quando è stato fermato e interrogato sul lavoro di denuncia che Amnesty porta avanti in merito agli insediamenti illegali israeliani in Cisgiordania, prima di essere definitivamente respinto.

La motivazione ufficiale fornita dalla forze sicurezza israeliane faceva riferimento alla Legge sull’Ingresso in Israele e citava motivi di ordine pubblico”; tuttavia, secondo il Direttore del settore Ricerca e Advocacy per il Medio Oriente e il Norda Africa, Philip Luther, “impedire l’ingresso a un difensore dei diritti umani perché lavora per un’organizzazione che ha criticato la violazione di diritti umani da parte di Israele rappresenta un evidente attacco alla libertà d’espressione”. Lo dovrebbe sapere, ha aggiunto Luther, un governo che continua a insistere sul carattere “tollerante e rispettoso dei diritti umani” dello Stato di Israele.

Ma se Amnesty International è già da tempo bersaglio delle autorità israeliane, che non le perdonano di aver lanciato, a giugno, una campagna di boicottaggio degli insediamenti illegali, in linea, peraltro, con le ultime disposizioni europee, è forse più sorprendente la notizia che il 13 novembre sia stata proprio una delegazione di funzionari europei a ricevere lo stesso divieto.

Si tratta della diretta conseguenza di una legge “Contro il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS)”, passata dalla Knesset lo scorso mese di marzo. Ufficialmente mirata a tenere lontano chiunque sostenga il BDS, questa legge viene utilizzata per evitare che entri in Palestina chiunque possa essere testimone delle ingiustizie di cui la sua popolazione è vittima. In quest’ultimo caso, per ammissione dello stesso Ministro dell’Interno e della Pubblica Sicurezza israeliano, Gilad Erdan, l’incontro da scongiurare era quello tra la delegazione – composta da sindaci francesi e parlamentari francesi ed europei – e il leader Palestinese Marwan Barghouthi, nel carcere di Hadarim, “come parte del loro sostegno a Barghouthi e ai prigionieri palestinesi”.

L’Associazione per i Diritti Civili in Israele (ACRI) ha condannato questa decisione sostenendo che “se il permesso di ingresso viene rilasciato a seconda dell’opinione politica di chi lo richiede si commette una grave violazione dei più elementari principi democratici”.

Tra le ultime vittime di questo trattamento discriminatorio, ricordiamo anche una delegazione italiana della compagnia teatrale Anticamera Teatro, a cui non è stato possibile raggiungere i Territori Palestinesi dove era diretta per progetti di volontariato culturale e artistico.

Newsletter dell’Ambasciata della Palestina in Italia

Categorie: Comunicati Stampa, Diritti Umani, Medio Oriente
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