Fabio Mini e le guerre di ieri, oggi e domani

24.11.2017 - Damiano Mazzotti

Fabio Mini e le guerre di ieri, oggi e domani
(Foto di Il Mulino)

L’atipico e acculturato generale Fabio Mini ha pubblicato un altro saggio molto denso e illuminante sulla trasformazione dei conflitti tra i popoli: “Che guerra sarà” (il Mulino, 2017).

 

La complessa e cruda materia della guerra non è cambiata nel tempo: una “miscela di violenza e inganno, forza e intelligenza, coraggio e paura, rischio e prudenza, gioco regolato e azzardo, esercizio ludico e dramma doloroso”. La razionalità, la burocrazia e le leggi di proprietà e sovranità cercano di “sottrarre la guerra al semplice ambito animale, ma ciò non migliora le cose e la violenza umana è molto più sottile e tragica di quella bestiale” (p. 17), e molto più costosa.

Volendo semplificare le cause delle ultime guerre occidentali si possono sottolineare gli interessi familiari e di casata, poi quelli dell’accrescimento del potere degli Stati e poi la sete di potere di una casta o di un gruppo di interesse economico e industriale più o meno privato o statalizzato.

Oggi la guerra ha cambiato forma e mezzi ed è stata temporaneamente sublimata in conflitti psicologici, economici e probabilmente anche ambientali più o meno evidenti. Vengono utilizzate prevalentemente armi verbali e psicologiche, armi finanziarie e forse anche elettromagnetiche.

Le guerre moderne non vengono dichiarate: una guerra erutta in un posto e si mimetizza in un altro, brucia le “risorse ed energie umane e materiali, deve incombere, impaurire e terrorizzare, deve impedire la razionalità, ottenebrare la mente, minare sistemi e anime in modo che gli scopi siano sempre simulati e nascosti” (p. 13). Forse l’alto costo di una guerra frena il sorgere di molte guerre. Però ci sono molte multinazionali delle armi che hanno un forte interesse nel far utilizzare le loro armi e molte società private hanno molto interesse nei processi di ricostruzione civile.

Comunque gli Stati Uniti cercano di “spostare la guerra nel Pacifico” per “portarla nel terreno più favorevole e adatto allo strumento militare disponibile. Ma qui sta anche la sua vulnerabilità. Le vere minacce non s’incrociano nel Pacifico, ma nel continente euroasiatico e gli Stati Uniti non hanno lo strumento adatto a contrastarle… le potenze continentali come Cina e Russia devono essere attirate nel buco nero del Pacifico dove gli Stati Uniti sono in grado di battere qualsiasi avversario” (p. 29 e p. 30). È facile vincere la battaglia finale, è invece molto difficile mantenere il controllo del territorio (come hanno dimostrato le ultime guerre in Iraq, Libia e Afghanistan).

Oggigiorno ogni guerra corre il rischio di trasformarsi in una “guerra perpetua”, “una situazione di continua tensione che potrebbe degenerare in ogni momento”. Come la guerra alla droga o quella che il giornalista Lou Dobbs “indentifica con la guerra che il grande business e i gruppi di interessi speciali stanno muovendo contro la classe media e il sogno americano” (p. 35).

Purtroppo “a dispetto di tutte le speranze di pace, siamo certi che la guerra accadrà, che sta accadendo, dappertutto, con tutti i mezzi, a nessuno scopo, per il profitto di pochi e l’eccitazione di molti. Sappiamo anche chi vince: nessuno, e chi perde: tutti” (p. 12). La disumanizzazione sarà più accentuata: “il soldato non fa più domande e il robot dà solo risposte programmate… la strategia seguirà la tecnologia e ne sarà schiava o la supererà sfociando nell’inimmaginabile”.

In ogni caso quasi tutti gli abitanti di questo pianeta hanno paura di morire. Invece qualche governante islamico, alcuni generali e molti abitanti musulmani più o meno fondamentalisti hanno un desiderio più o meno inconscio di abbracciare la morte in questo mondo, per abbracciare più donne nell’altro mondo. A pensarci bene questa è la migliore tecnica di marketing di tutti i tempi. Purtroppo. Probabilmente l’epicentro del prossimo conflitto mondiale sarà il Pakistan o l’Arabia Saudita. La prossima guerra farà danni economici ed ecologici incalcolabili, metterà a rischio la sopravvivenza umana nel continente euroasiatico e distruggerà l’attuale ordine economico.

 

Fabio Mini è un generale di corpo d’armata in pensione che è stato capo di Stato maggiore del comando Nato del Sud Europa e comandante della missione internazionale in Kosovo. Tra i suoi libri consiglio Soldati (2008). Per approfondimenti: www.youtube.com/watch?v=jGDU9S6yyEk,  http://www.maurizioblondet.it/fabio-mini-for-president.

Nota apparentemente insignificante – “Gli aerei commerciali generano 600 milioni di tonnellate ci CO2 all’anno”, e rilasciano ossidi di azoto nella troposfera che si ossidano nell’ozono che funziona come gas serra (Guy Dauncey e Patrick Mazza). Stranamente il traffico aereo è stato esentato dai protocolli (Kyoto) e dalle statistiche governative. Forse perché i ricchi, i milionari e i miliardari hanno bisogno di volare molto e non amano tassare se stessi. Per ora pagano le industrie e i trasporti terrestri che probabilmente sono la fonte meno inquinante. Forse il traffico aereo in crescita esponenziale è indispensabile per portare avanti i piani dei banchieri e dei globalizzatori anglosassoni. Sicuramente il cielo è uno spazio molto vasto e da studiare molto meglio .

Nota machiavellica – I danni alle proprietà civili “e i massacri dei civili saranno legali, voluti e deliberati”. Purtroppo si profila la guerra senza limiti etici e morali, contro le non-persone [dal punto di vista anglosassone], la deterrenza per punizione collettiva” (p. 55). Del resto “la lawfare israeliana consiste nel condurre azioni illegali abbastanza a lungo da farle diventare norme consuetudinarie giustificate da una “nuova etica militare”. Ciò sta avvenendo anche da parte di paesi occidentali in Iraq, Afghanistan, Libia e Siria” (nota 14 a p. 59).

Nota atomica – “L’Arabia Saudita ha già pianificato l’acquisto di ordigni nucleari dal Pakistan, e Israele ne ha un centinaio già a portata di mano” (p. 67). Negli ultimi dieci anni l’India “ha comprato più armi di qualsiasi altra nazione”, prevalentemente da Israele (nota a p. 96). Il Pakistan è il sesto stato più popoloso del mondo e confina con l’Iran, la Cina, l’India e l’Afghanistan; dal punto di vista marittimo confina con l’Oman nel cruciale Mar Arabico.

Nota di guerra fredda – La decisione statunitense di rafforzare la difesa antimissile, con la creazione di basi militari in alcuni paesi dell’Est vicini alla Russia, è molto ambigua, poiché “La cosiddetta difesa antimissile non è affatto difensiva: è l’indispensabile premessa per un attacco aereo e missilistico sulla Russia” (p. 74, www.conchiconfina.it/stato/russia). I cinesi volevano acquistare alcuni “territori siberiani ma i russi hanno preso l’offerta come un oltraggio” (p. 83).

Categorie: Cultura e Media, Europa
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