Le “chicas” italiane e Milagro, le prime osservatrici dei diritti umani a Jujuy

27.09.2017 - Francesca Bolla e Denise Conti - Redazione Italia

Le “chicas” italiane e Milagro, le prime osservatrici dei diritti umani a Jujuy
(Foto di Francesca Bolla e Denise Conti)

Da poco più di una settimana seguiamo con molta attenzione i movimenti in Argentina delle prime osservatrici del  Corso di formazione per Osservatori dei Diritti Umani.

Ieri sera ci sono arrivati dei messaggi al cellulare che abbiamo accolto con moltissima emozione. Ce l’hanno fatta!

F e D – Stiamo tornando ora dalla visita a  Milagro! Un’emozione unica davvero

MB – Siamo molto contenti! Com’è andata?

F e D – Siamo entrate dopo la perquisizione della gendarmeria. Siamo state con Milagro e Raul che ci hanno descritto la loro situazione

MB – Ci emoziona tantissimo! Ci sentiamo lì con voi.

F e D – Grazie, anche noi vi sentiamo qui. Fuerza e allegria sempre!

MB -Raccontateci!

F e D – Milagro pensava di vedere due donne grandi di 50 anni ed è rimasta sorpresa e felice di vedere due ragazze giovani che si interessano della sua causa. Torniamo in sede e buttiamo giù qualche riga. Non abbiamo foto della casa visto che chiaramente non ci hanno permesso di farne.

Una foto con Raul ce l’abbiamo però.

Le “chicas” italiane e Milagro

di Francesca Bolla e Denise Conti

Due culture una visione unica

Il 20 di settembre siamo arrivate a Jujuy, erano le 10 del mattino, quando dal finestrino dell’aereo abbiamo scorto quel paesaggio brullo che ci avrebbe ospitato per una settimana. Abbiamo atteso i bagagli per inoltrarci nel centro di Jujuy, un tempo così lontana dalla nostra realtà, ora, trascorsa quasi un’intera settimana, la viviamo con occhi diversi.

La prima tappa è stata la sede della Tupac Amaru dove sosteremo per tutto il periodo della permanenza.

A riceverci c’era Laura, una donna visibilmente forte e impetuosa, che fa parte del Comitato della Tupac. Il giorno del nostro arrivo, un po’ spaesate e stanche dal viaggio, abbiamo partecipato ad una mobilitazione al di fuori del carcere di Alto Comedero in sostegno alle compañeras detenute: Mirta Aizama, Gladis Diaz,  Mirta Guerrero e Graciela Lopez.

Abbiamo respirato un’aria di lotta e di sentimento. Un microfono era collegato con i cuori della gente con il quale si riusciva a comunicare direttamente alle compañeras rinchiuse. La sensazione evidente per noi era quella che quell’azione rappresentava un gran supporto per loro e una maniera di trasmetterle la forza e la solidarietà del popolo.

I giorni sono trascorsi vivi e pieni. Questa è una realtà che mano a mano ci coinvolge e che ci rende partecipe di una lotta molto più vicina di quanto pensassimo inizialmente.

Quando siamo giunte al barrio della Tupac Amaru, il Cantri, sono esplose tutte le sensazioni avvertite sino a quel momento. Lì, in quel luogo dove tutto ebbe inizio.

La manifestazione del potere prende piede senza chiedere permesso, brutale, con un solo tipo di logica, quella economica. Si è scagliata contro le speranze delle gente di Jujuy e dei tupaqueros distruggendo letteralmente non solo un lavoro duramente conquistato, ma anche l’idea di una vita migliore.

E’ sorprendente la fiducia che questa gente ripone nella propria forza. Non esiste una sconfitta ma una battaglia dura a morire. Senza afflizione ma con il fuoco negli occhi portano avanti la loro causa in manira decisa e contro qualsiasi governo.

Questo è il messaggio che abbiamo ricevuto durante l’incontro con Milagro.

Alla sua vista il cuore ha palpitato. La donna forte e intrepida di cui tanto abbiamo parlato era lì davanti a noi, in quella “casa” molto più simile ad una prigione che ad una dimora. Tra fili spinati e gendarmi che facevano da cornice a quel paesaggio isolato da tutto.

Lei, Milagro, ci ha accompagnato con un caloroso saluto sino a “casa” insieme a Raul, suo marito. Ci ha fatto pertecipe della sua situazione: al mattino, al pomeriggio e alla sera viene chiamata al balcone per confermare la sua presenza ai 26 gendarmi che circondano il perimetro della casa. Ci ha mostrato inoltre una strana cavigliera con la quale riescono a monitorare i suoi spostamenti nel caso in cui nè i muri di cinta nè le telecamere non bastassero.

Una situazione sui generis, ma lei non ha dato segno di abbattimento e con estrema calma ci ha illustrato il quadro della situazione. Con Raul sempre accanto, il suo supporto, ci sono sembrati dei condottieri di una guerra in corso.

Noi con loro fiere di parteciparvi.

Categorie: Diritti Umani, Sud America
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