Un capitalismo dal volto divino

29.10.2016 - Leopoldo Salmaso

Un capitalismo dal volto divino
(Foto di Leopoldo Salmaso)

I musulmani vinceranno per la semplice ragione che noi, avendo rimosso dalla coscienza collettiva il peccato di hybris contro Dio e/o contro la Natura, stiamo andando imperterriti verso il suicidio.

 

Quella mattina la marea era troppo bassa, perciò il pur piccolo dhow a motore non poteva entrare nella baia. Da più di un decennio, ormai, lo sconsiderato taglio della cintura di mangrovie ha causato il progressivo insabbiamento del porticciolo naturale di Kisiju, Tanzania.
E allora? Allora si aspetta l’alta marea, oppure si fa un lungo giro per imbarcarsi dal litorale esterno. Sull’isola di Kwale ci aspettano per mostrarci i progressi del progetto di cooperazione in corso (energia solare per fornire acqua potabile e ghiaccio per il pesce). Perciò optiamo per la seconda soluzione, saliamo tutti sul van dei nostri partner tanzaniani VICOBA e percorriamo il tortuoso viottolo che conduce all’unico albergo sulla costa nel raggio di 50 km.

Mi risulta che l’albergo sia in costruzione da anni ma non abbia ancora aperto. Altre volte ci ero arrivato dalla spiaggia e mi aveva sempre incuriosito quel misto di lusso e di ingenuità (portali in legno sapientemente intarsiati ma nessuna protezione contro l’erosione del fragile litorale; pannelli solari di ultima generazione, ma orientati ad est e con una inclinazione più adatta al circolo polare che all’equatore…).

Il viottolo si fa sempre più sabbioso e, proprio all’ingresso del recinto esterno, scopro che la cornice metallica del cancello sovrasta di almeno 10 cm la sabbia sottostante. Faccio scendere tutti, innesto doppia trazione e ridotte, varco la soglia con le ruote anteriori nel punto meno infossato ma sbando e quelle posteriori non ce la fanno. Inutili vari tentativi. Lascio i miei compagni a riempire le buche con sterpaglie e mi dirigo deciso verso la costruzione principale dell’albergo. Mi viene incontro un robusto giovanotto dalle chiare sembianze arabe, affiancato da due locali e altrettanti cani. Fais mi accoglie molto cordialmente e, dopo le presentazioni di rito e le spiegazioni, si offre subito di trarmi d’impaccio col suo potentissimo pick-up. L’impresa è meno agevole del previsto. Infine ce la facciamo, ma solo per piantarci poco oltre. Fais, saputo che la barca ci sta aspettando lì davanti, ci dice di andare e intanto ci penseranno loro a liberare definitivamente la nostra auto. Ahsante sana, tante grazie: ai tropici la solidarietà fra sconosciuti è la cosa più naturale del mondo.

A pomeriggio inoltrato torniamo e, mentre i miei compagni fanno un bagno ristoratore sulla spiaggia, io raggiungo Fais e parliamo come se fossimo amici di lunga data. Lui apprende successi e problemi del nostro progetto, e poi si dilunga a elencare le grandi difficoltà che da anni sta affrontando per costruire questo albergo, sogno della sua vita. La sua espressione si fa sempre più corrucciata e conclude dicendo che ha deciso di mollare.

– “Ma no, proprio adesso che sei quasi arrivato al traguardo? Sei rimasto a corto di soldi?”
– “No, quelli non sono affatto un problema”.
– “E allora?”
– “Ho l’impressione di stare lottando contro Allah…”.
Lo dice come se io fossi un prete e lui il penitente. E mi lascia tramortito. Sono pochi secondi ma per me durano un’eternità. La mia mente vede con estrema lucidità il film della cultura musulmana sovrastata da quella occidentale. Vedo le nostre crociate, vedo Lawrence d’Arabia, vedo noi Italiani bombardare la Libia di Gheddafi con la quale avevamo un trattato di cooperazione militare… vedo Gheddafi sporco, sudato, uscire dal tombino e subito dopo trovarsi la sua pistola d’oro puntata contro la faccia di leone braccato… a premere il grilletto non è quello sciagurato mercenario berbero, ma la signora Killary dal sorriso Sarkozyco…

Pochi secondi. La mia memoria, alquanto precaria in cose bibliche, si riaccende e le parole mi escono di bocca da sole: “Ma anche Giacobbe ha lottato contro Dio, e Dio gli ha dato in premio una grande discendenza”.
Questa volta è Fais a restare interdetto. Mi guarda prima stupito e poi pensieroso. Io devo avere la medesima espressione stampata in faccia. Vedo chiaramente: se Fais rappresenta una buona fetta dei capitalisti musulmani, loro vinceranno per la semplice ragione che noi occidentali, avendo rimosso dalla coscienza collettiva il peccato di hybris contro Dio e/o contro la Natura, stiamo marciando imperterriti verso il suicidio.

 

Categorie: Cultura e Media, Opinioni
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