Tra tre settimane, il 4 ottobre, la Consulta inizierà l’esame sulla costituzionalità dell’Italicum: la legge elettorale promossa dal governo ed entrata in vigore il 1 luglio. Quella stessa legge elettorale che concerne la sola Camera dei Deputati, dando per scontata la vittoria del SÌ al successivo referendum costituzionale (da tenersi tra novembre e dicembre).

Se l’Italicum rispettasse tutti i criteri costituzionali, il governo ne uscirebbe di certo fortemente rafforzato. Ma quali le conseguenze di una eventuale bocciatura da parte della Corte?

Il pensiero più ovvio è che essa delegittimerebbe – in vista della consultazione popolare – chi questa legge l’ha fortemente voluta: Matteo Renzi. Molti si domanderebbero come una classe dirigente incapace di legiferare per la seconda volta in materia istituzionale elezioni possa modificare la Costituzione.

Eppure, vi è un’altra ipotesi: che il premier ne esca paradossalmente rafforzato.

Infatti, la Consulta non respinge in toto una legge che dichiara incostituzionale ma, bocciando alcune sue parti – magari fondamentali –, la modifica de facto. Dallo scrutinio degli ermellini, insomma, esce un altro testo la cui aderenza con il primo dipende dalle correzioni della Corte stessa.

Così per il Porcellum: dopo che esso fu dichiarato incostituzionale sul finire del 2013, non si tornò al precedente Mattarellum bensì, in attesa di una nuova legge elettorale, rimase vigente il cosiddetto Consultellum. Un Porcellum completamente cambiato che prevedeva – proprio per i tagli e le modifiche della Consulta – un sistema proporzionale con soglie di sbarramento al 2 e 4%.

Allo stesso modo, qualora l’Italicum dovesse essere ‘bocciato’, il giorno seguente si avrebbe un testo modificato. E se tali correzioni non stravolgessero il progetto di partenza, potrebbero essere accolte dalla minoranza del Pd e da quegli intellettuali che spingono per una revisione della legge elettorale perché temono il combinato disposto tra Italicum e nuova Costituzione.

In tal caso, il loro NO al referendum diventerebbe un SÌ.
Quanto seguito hanno tali soggetti in un contesto nel quale il voto negativo al referendum sarà soprattutto contro la persona del premier? Impossibile saperlo, ma se è vero che il distacco tra i due schieramenti è minimo allora anche il più piccolo spostamento dell’elettorato potrebbe fare la differenza.