L’Unione Africana proibisce la pratica dell’ablazione in tutto il continente

12.08.2016 - Barcelona (España) - Antonia Utrera

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Greco

L’Unione Africana proibisce la pratica dell’ablazione in tutto il continente

Secondo l’Unicef, attualmente 200 milioni di donne e bambine in tutto il mondo hanno subito mutilazioni genitali, un rito praticato sulle bambine tra i 4 e i 14 anni in Africa e Medio Oriente. L’ablazione comprende un insieme di pratiche che vanno dall’amputazione totale o parziale della clitoride fino all’estirpazione delle grandi e/o piccole labbra, con conseguenze tragiche per le bambine. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute, oltre al rischio di morte e malattie, al dolore, al trauma e alle lesioni create dal procedimento stesso, molte volte praticato in condizioni igieniche penose, si generano anche conseguenze a lungo termine che includono infezioni ricorrenti, cisti, sterilità e aumento delle complicanze durante il parto, oltre, chiaramente, all’impossibilità o alla difficoltà a sentire piacere durante l’atto sessuale.

Nel 2012 l’ONU ha considerato l’ablazione come violazione dei Diritti Umani e dei bambini. Nel maggio 2015 la Nigeria ha proibito la mutilazione genitale femminile, e qualche mese più tardi, a novembre, anche il Gambia si è aggiunto all’iniziativa.

L’8 agosto scorso il Parlamento dell’Unione Africana, formato da 54 stati africani (escluso il Marocco che non ne fa parte) ha approvato il divieto delle pratiche della mutilazione, accettando un piano di azione che punta a eradicare tale pratica. A partire da ora inizia il lavoro dei 250 deputati firmatari affinchè questa decisione arrivi ai propri rispettivi paesi e si dia impulso alla messa in marcia del piano di azione insieme alle autorità nazionali.

In Somalia viene praticato un tipo di ablazione conosciuto come circoncisione faraonica, che oltre all’estirpazione della clitoride e delle grandi e piccole labbra comporta la cucitura della vulva fino a lasciare un piccolo orifizio per permettere l’uscita dell’urina. Le conseguenze sono terribili e provocano centinaia di morti ogni anno. La Costituzione somala ha stabilito la proibizione di questa pratica, ma nessuna legge è stata approvata per rendere effettiva questa decisione.

La realtà è che, benché sia stato fatto un passo molto importante nella difesa dei diritti umani a favore delle donne e delle bambine, certamente questa aberrazione che attenta contro l’umanità, contro il femminile, è radicata nella cultura e nelle tradizioni di questi popoli dell’Africa e del Medio Oriente, dato che sono le donne stesse quelle che la mettono in pratica. La mutilazione femminile precede storicamente l’apparizione dell’Islam nel VII secolo, un’abitudine praticata indistintamente da mussulmani, cristiani e animisti.

Virginie Moukoro, che difende i diritti della donna e dell’infanzia in Mali, crede che ancora rimanga molto lavoro da fare, ma che nell’arco di una generazione si potrà porre fine all’ablazione. “Un giorno sarà storia, come è accaduto con la pratica di fasciare i piedi alle bambine in Giappone”, assicura.

Con pretesti religiosi e con il fine di mantenere il controllo sessuale, le donne vengono trasformate in macchine per la riproduzione e per la compiacenza verso i propri mariti.

Issatou Touray, storica attivista gambiana, assicura che “solo con il lavoro nelle comunità potrà avvenire un cambiamento reale, le leggi sono necessarie ma non bastano“.

Non solo le donne soffrono mutilazioni sessuali. Secondo stime dell’OMS circa un terzo degli uomini, in tutto il mondo, è circonciso, spesso per ragioni religiose o culturali, una pratica che viene effettuata comunemente nell’infanzia, e della quale si parla appena nei mezzi di comunicazione.

Circuncisión de un adulto hallada en las paredes de las tumbas de Ankhmahor, Sakkara (Saqqarah), Egipto. Es la ilustración más antigua sobre la circuncisión.

Circoncisione di un adulto scoperta sulle pareti delle tombe di Ankhmahor, Sakkara, (Saqqarah), Egitto. Si tratta dell’illustrazione più antica sulla circoncisione.

La pratica più antica si riscontra nel giudaismo, in cui è obbligatoria da più di 4500 anni. La circoncisione prevale nel mondo mussulmano e in Israele (dove è quasi universale), negli Stati Uniti e in parte del sud-est dell’Asia e dell’Africa. Diverso è quando viene praticata per ragioni mediche, principalmente come trattamento per la fimosi e la para-fimosi. Questi casi riguardano 10 uomini su 1000.

Il prepuzio è una pelle flessibile e retrattile, che scopre la punta del pene quanto è in erezione. Il glande scoperto è carne viva, cioè molto sensibile al tatto. Il prepuzio non solo protegge il glande da sfregamenti, ma lo mantiene in una condizione di umidità e lubrificazione che facilita la penetrazione nel momento della relazione sessuale. Quando il prepuzio viene estirpato, il glande rimane sempre scoperto. Questo, nei primi anni, provoca un’ipersensibilità di fronte a qualunque situazione, che si tratti di un’attività sportiva o di una doccia, cosa che per molti bambini può essere un supplizio. Diventando grandi, questi uomini subiranno una diminuzione del loro piacere sessuale. Il glande, da umido, scivoloso e sensibile, diventa secco, ruvido e insensibile. Nella gran parte degli interventi è abituale estirpare anche il frenulo, un punto estremamente sensibile alla stimolazione sessuale (qualcosa di simile alla clitoride maschile).

L’energia sessuale, fonte di vita, di creatività e di bellezza, in realtà è sacra ed è funzionale al meglio dell’essere umano. Tuttavia, in tutto il mondo e nel corso della storia, attraverso le differenti credenze religiose, il clero si è servito della fede per aumentare la propria influenza e il proprio potere sulle persone, controllando la loro sessualità e indebolendo la loro forza vitale creatrice, generando così ogni tipo di violenza e malattia fisica e psicologica, derivata dalla mutilazione genitale e dalla repressione sessuale.

 

 

Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella

Categorie: Africa, Diritti Umani, Opinioni
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