Garfagnini: in Argentina stanno facendo lo stesso della dittatura

06.06.2016 - Buenos Aires - Redacción Ecuador

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Garfagnini: in Argentina stanno facendo lo stesso della dittatura

 

Alejandro Garfagnini, Segretario Nazionale dell’Organizzazione Tupac Amaru, ci ha raccontato della Tupac, della sua nascita ai tempi della povertà e della fame degli anni ’90, del lavoro di Milagro Sala con le Tazze di Latte e poi, con l’arrivo dei governi di Néstor e Cristina, di come si sia passati a una tappa di costruzione di case, fabbriche, scuole, ospedali e della sua trasformazione in un’organizzazione finalizzata a dare soluzioni e risposte alle necessità della provincia.

Ci ha anche raccontato le ragioni della detenzione illegale di Milagro Sala e dei piani del nuovo governo argentino.

Mariano Quiroga: Raccontaci brevemente, per favore, e pensando a un pubblico internazionale che non ha un gran contesto della Tupac Amaru, in cosa consiste questa organizzazione?

Alejandro Garfagnini: La Tupac Amaru nasce negli anni ’90  al culmine delle politiche neoliberali dell’Argentina, in una provincia come quella di Jujuy, una delle più penalizzate dal neoliberismo, con indici di povertà e di fame molto grandi. Lì emerge Milagro Sala, una compagna che organizza i settori più umili della provincia con le Coppe di Latte, per cercare di risolvere la fame nella provincia. Con l’arrivo di Néstor Kirchner nel 2003-2004, questo massiccio nucleo organizzativo di lotta contro la fame passò a un altro stadio, rappresentato dalla possibilità di costruire case, ospedali, scuole, fabbriche, centri polisportivi, e la Tupac Amaru passò, da quella resistenza alla fame, alla costruzione, nella provincia e in forma massiva, di risposte e soluzioni al lavoro, alla salute e all’educazione. Quell’esperienza, poi, si moltiplicò in altre province dell’Argentina.

MQ: Oggi sono 139 giorni da quando Milagro Sala è stata arrestata, in modo totalmente arbitrario, dal governo di Jujuy. Raccontaci perché è detenuta o, almeno, qual è l’interpretazione che ricavate da tutto questo.

AG: Noi diciamo che Milagro è chiaramente una detenuta politica. Milagro ha affrontato… l’anno scorso c’è stato in Argentina un cambio di governo, sono nuovamente salite al potere autorità di segno neoliberista, governi di destra che volevano eliminare queste cooperative costruite negli anni 2003, 2004, che permettevano ai disoccupati degli anni ’90 di costruire opere pubbliche, più di 70.000 persone impiegate in tutto il paese. Così Milagro ha iniziato un’occupazione, una protesta a Jujuy. Questa protesta ha fatto sì che il governatore di questa provincia, persona anch’essa legata alla stessa linea politica del governo nazionale, abbia deciso, praticamente attraverso la manipolazione della giustizia di Jujuy, modificandone la Corte Suprema di Giustizia a suo piacimento, di generare nella provincia una repressione che ha portato all’incarcerazione di Milagro e di altri 6 compagni dell’Organizzazione Tupac Amaru. Sono già 139 giorni di prigionia politica in una provincia dove sta funzionando un apparato repressivo simile a quello che abbiamo vissuto durante la dittatura, con una giustizia assolutamente sottomessa al potere politico e con mezzi di comunicazione di massa, cheappoggiano la coalizione di governo, che sostengono queste brutalità. Sicuramente Jujuy, in Argentina, è diventata un laboratorio, e già si stanno manifestando situazioni repressive simili nella Terra del Fuoco, a Chubut e in altre province argentine.

MQ: Vorrei fare un breve commento per il pubblico estero: il signor Gerardo Morales, attuale governatore della provincia di Jujuy, era stato anche ministro nel governo di De La Rúa, famoso per essersene scappato in elicottero nel 2001 dopo aver dato fuoco all’Argentina.

Nelsy Lizarazo: Vorrei farti una domanda, Alejandro. Sui media c’è pochissima informazione su questo tema, almeno qui in Ecuador, e sappiamo, comunque, che ci sarebbe l’intenzione di tenere Milagro in carcere mentre si mettono in marcia non solo misure repressive, ma anche affari con le multinazionali e le miniere di estrazione del litio, che se non sbaglio è il minerale presente a Jujuy, ecc., ecc.. C’è tutta una costruzione per poter sfruttare, per lasciare le risorse naturali della provincia nelle mani delle imprese transnazionali. E’ così?

AG: E’ così. Vediamo, non si tratta affatto di un piano originale. E’ la stessa cosa che è accaduta durante la dittatura in Argentina. Cioè, la dittatura ha imposto per poter imporre un piano economico, quello di trasferire la maggior quantità di ricchezza ai settori oligarchici dell’Argentina. Beh, ora stanno facendo esattamente lo stesso. Magari in modo più brutale perché i ministri argentini sono direttamente gli amministratori delegati delle compagnie transnazionali. Per esempio, la presidente di Aerolineas Argentinas è stata amministratore delegato della General Motors, il ministro argentino dell’energia è stato amministratore delegato della Shell, la persona incaricata di controllare i prezzi e il commercio interno è una delle persone che ha il monopolio dei supermercati. Questo è quello che sta succedendo in Argentina, i ministri dell’esecutivo nazionale, del governo nazionale, sono direttamente gli amministratori delegati. Ovviamente nella provincia di Jujuy accade esattamente la stessa cosa. Nella provincia di Jujuy c’è un grande potere, legato anche alla sparizione di persone durantegli anni ’70, ed è l’Ingenio Ledesma (Ndt: impresa agroindustriale argentina) del signor Braquier, che ha finanziato le campagne elettorali di Gerardo Morales e di Macri. Si tratta di una persona molto potente, e sta dietro questa faccenda. Qual è l’obiettivo della detenzione di Milagro e della persecuzione della Tupac Amaru a Jujuy? Ovviamente quello che dite, poter sfruttare senza nessun tipo di regalie la maggior riserva di litio del mondo, che sta a Jujuy. Scusate, la seconda più importante, perché la prima è in Bolivia, però la seconda più importante e la prima dal punto di vista qualitativo, perché il litio di Jujuy è quello migliore. E ovviamente c’è la questione della terra, quest’ultima settimana abbiamo visto come l’Ingenio Ledesma, l’Ingenio del signor Blaquier, abbia ricevuto da parte del governo provinciale più terreni per poter sfruttare con la sua Ingenio e scacciare da quelle terre 800 lavoratori. Proprio ieri si è discusso di questo tema nell’assemblea legislativa di Jujuy. Quindi questo piano repressivo ha l’obiettivo di generare il maggior trasferimento di risorse dai settori popolari all’oligarchia argentina e questo è stato dimostrato dall’eliminazione delle tasse minerarie, che è stata una delle prime misure prese dal governo di Macri, e dall’eliminazione delle tasse sulla soia e sui prodotti agricoli, pure un’altra delle misure principali prese dal governo di Macri. Loro vogliono incarcerare e reprimere i movimento sociali argentini, che sono la prima barriera di resistenza affinché non ci vengano tolti i diritti conquistati nei 12 anni di governo popolare con Néstor y Cristina.

NL: Alessandro, come sta Milagro, come sta la Tupac Amaru?

AG: Milagro è molto forte, molto consapevole del ruolo che occupa oggi come una delle persone che tiene alta la bandiera della resistenza al modello neoliberista, è molto forte, ha ricevuto i compagni durante diverse visite in carcere e li incoraggia molto. La Tupac Amaru si sta riorganizzando, perché abbiamo subito colpi  molto forti, calcola che abbiamo, oggi, oltre a 7 compagni imprigionati, più di 30 compagni con imputazioni penali. L’11 giugno faremo una grande mobilitazione nazionale nella provincia di Jujuy, in cui faremo un Congresso dell’Organizzazione Tupac Amaru e anche un incontro nazionale dei comitati che chiedono la libertà di Milagro e dei compagni che sono detenuti. Cosicchè in questi 5, 6 mesi, hanno cercato di far sparire l’organizzazione, l’organizzazione ha resistito e ha ottenuto l’adesione di tutti i  movimenti popolari e di tutti i movimenti sindacali argentini. Ieri c’è stata, qui in Plaza de Mayo, una mobilitazione molto grande dei sindacati  e in questo atto era presente anche la bandiera di Milagro. Il popolo argentino va generando livelli di organizzazione e di resistenza per frenare la brutalità che il governo di destra vuole imporre.

MQ: L’augurio è che tutto vada molto bene per Milagro Sala e per la Tupac Amaru, che questo atto dell’11 e 12 giugno a Jujuy, questo atto rifondativo sia un grande successo. Da Pressenza continuiamo ad accompagnare e ad esigere la libertà per Milagro Sala, praticamente ogni giorno in diverse redazioni stiamo su questo tema.

AG: Vorrei fare un’ultima riflessione che ha a che vedere anche con quello che sta succedendo in Ecuador. Questo non è un tema della sola Argentina, è un piano che sta operando in tutta l’America Latina, che coincide con quanto sta succedendo in Brasile, in Argentina, con quello che hanno fatto in Bolivia con Evo e bisogna rafforzare moltissimo l’unità latinoamericana dei governi popolari che siamo riusciti ad ottenere in questi ultimi anni. Quindi forza ai compagni ecuadoriani e aprite gli occhi, perché non può succedere in Ecuador quello che sta succedendo in Argentina, né quello che è successo in Brasile.

NL: Molte grazie, Alessandro. È stato davvero un onore e un piacere averti nel nostro programma, anche se purtroppo non con buone notizie, ma con la fiducia che in effetti il movimento, l’organizzazione popolare in Argentina ottengano dei cambiamenti nel corso di questi nefasti avvenimenti. Voglio dire al pubblico che Pressenza, in molti dei paesi dove siamo, è parte di una grande campagna internazionale di solidarietà con Milagro Sala, si stanno facendo diversi eventi di solidarietà con Milagro, la Tupac Amaru e il popolo argentino in moltissimi paesi e in punti dove ci sono equipe della redazione e di altri gruppi umanisti. Quindi contate su di noi. Un abbraccio molto grande.

AG: Un abbraccio grande, molte grazie.

MQ: Mi si sono rizzati i capelli. La verità è che la questione di Milagro Sala tocca molto profondamente tutti noi perché sappiamo che si tratta di un tentativo per dare l’esempio, per indottrinare tutta la società affinchè se ne stia tranquilla nelle proprie case e non faccia nulla contro questo governo. Credo che a Milagro non venga perdonato di essere donna, di essere indigena e di non essere mai caduta, e di essere sempre stata presente davanti alle necessità del popolo.

 

Intervista realizzata nel programma radio di Pressenza in Spagnolo

 

Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella

Categorie: Cultura e Media, Diritti Umani, Interviste, Politica, Popoli originari, Sud America
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