1946-2016: la fine di un ciclo

02.06.2016 - Giovanni Succhielli

1946-2016: la fine di un ciclo
(Foto di www.ermannoferretti.it)

Esattamente settanta anni fa iniziava un percorso costituente della durata di 18 mesi. Un cammino guidato dall’intento, da parte delle tre maggiori forze politiche, di unire l’Italia dilaniata dalla guerra. A conferma di ciò, la Costituzione della Repubblica fu approvata con larghissimo consenso con ben 453 voti favorevoli contro soli 62 contrari.

Oggi cosa rimane di quel senso di responsabilità e di quell’aspirazione all’unità del Paese? L’ultima votazione della riforma istituzionale al Senato (che meglio rappresenta l’Assemblea eletta nel 1946 con legge proporzionale) ha visto 180 favorevoli contro ben 112 contrari. Una proporzione totalmente diversa da quella nelle intenzioni dei Costituenti. Inoltre, il referendum confermativo –la cui campagna è iniziata ben cinque mesi prima– sembra incentrato tutt’altro che nel merito delle modifiche costituzionali.

La personalizzazione di un tema tanto delicato –che va be oltre le sorti di qualsiasi governo– è stata inaugurata da Matteo Renzi, il quale ha dichiarato di giocarsi la carriera politica sul voto; alcune frange dell’opposizione, lungi dall’evitare una tale mischia, hanno indicato il NO quale strumento per mandare a casa il premier. Il rischio è dunque un capovolgimento totale della situazione di allora: che dal voto referendario esca una Nazione più divisa che mai, spaccata tra renziani e anti-renziani, in un clima già bipolarizzato ed esasperato dalla crisi economica e dal tema “migranti”.E ancor più inquietante è l’eventuale vuoto di potere che si verrebbe a creare qualora il governo –sconfitto– si dimettesse.

In ogni caso, con questa riforma si è usciti dal cauto perimetro del 1946 per avventurarsi in un terreno nel quale l’ordinamento istituzionale potrebbe risultare più confuso e complicato (un bicameralismo imperfetto), con una maggioranza indubbiamente rafforzata (si veda il potere decisionale sulla legge che regolerà l’elezione dei senatori) a scapito delle opposizioni. Un mutamento che, il Parlamento proporzionale uscito dalle urne del 2 giugno, mai avrebbe voluto.

Ma, come si può vedere, la classe politica odierna è quanto di più lontano ci sia (per capacità, onestà intellettuale e altezza morale) da quella post-fascista. È la conclusione di un ciclo, apertosi con Calamandrei ed Einaudi quali padri costituenti; oggi, i ri-costituenti sono Gasparri, Razzi, Scilipoti. Viva la Repubblica, viva l’Italia.

Categorie: Europa, Politica
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