Che non ci privino della parola

05.04.2016 - Redacción Argentina

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Che non ci privino della parola

 Zaida Chmaruk* per Revista PPV

Il nuovo attacco che mira a far tacere le voci critiche verso le politiche di adeguamento e di cessione della sovranità che il governo di Macri sta esercitando contro gli interessi di gran parte del popolo argentino, ora vuol far oscurare TeleSUR.

Pochi giorni fa, il responsabile dei Media Pubblici, Hernan Lombardi, ha annunciato l’uscita dell’Argentina da questo canale multi statale tramite i media e tramite una grande performance propagandistica. Curiosamente, i principali argomenti sbattuti sul tavolo sono stati l’austerità e il pluralismo. Tuttavia, egli non ha potuto sostenere il primo di questi di fronte le interroganze inerenti la quantità di danaro risparmiato dallo Stato, dato che nello stesso momento al Congresso si stava siglando il contratto affinché si pagasse una somma considerevole dei fondi “buitre” (avvoltoio, vedasi vari articoli recentemente pubblicati sul tema da Pressenza), ora ribattezzati “holdouts” dagli stessi media che hanno diffuso l’annuncio di Lombardi.

D’altro canto, Lombardi non dichiara nemmeno che “le spese” a cui si riferisce sono in larga parte gli stipendi dei lavoratori che fanno parte di TeleSUR in Argentina, ma non si dovrebbe rimpiangere il fatto che, dove ci sono stipendi, solo colui il quale ha licenziato la quasi totalità dei lavoratori del  CCK veda soltanto spese.

Ma annunciare una misura che implicherebbe che TeleSUR perda spazio nei media – essendo stata rimossa dalla griglia di TDA, ad esempio- in nome della pluralità, è per lo meno provocatorio. La conclusione, che sebbene chiarisca le vere ragioni di tale decisione, è stata che il governo argentino non poteva permettersi di includere contenuti propri nel canale, una situazione comune a tutti i governi degli stati membri TeleSUR.

Secondo quanto esposto nella risposta ufficiale, “TeleSUR  non è portavoce dei popoli; è televisione dal vivo e nella rete con prove documentali e informate che, nonostante le minacce dei governi di destra e sebbene abbiano tentato di bombardarla, non ha smesso di trasmettere”.

Ciò che le scuse del macrismo vogliono nascondere è il ritiro dello Stato Argentino da TeleSUR perché è uno dei media più incisivi nel mostrarele conseguenze delle misure del governo sia nella politica interna che estera. È nel contesto di quest’ultima e nel contesto del ritorno alle politiche di relazioni fin troppo strette con la UE, che ci capisce il fastidio che  genera TeleSUR di fronte al costante tentativo di distruggere tutti i legami dell’integrazione latinoamericana costruiti negli ultimi 12 anni.

TeleSUR non è un network di notizie inquinato da notizie di mercato. È l’espressione libera e pregna di aneliti storici per cui molti gruppi e molti lottatori sociali hanno offerto il proprio lavoro e la propria vita. Non è solo un canale informativo, è uno strumento emancipato e portatore di emancipazione per conoscere e trasformare la nostra realtà senza intermediari. È un nostro diritto e una nostra conquista. Il posto che l’Argentina ha presso TeleSUR è una conquista della volontà d’integrazione ereditata dalle nostre lotte migliori e non possiamo permettere che la concezione neoliberale lo riduca alla logica di un governo fatto da imprenditori.

Non permetteremo che ci privino del diritto di informarvi e tenervi al corrente su ciò che si sta facendo nel nostro paese. Che non ci tolgano TeleSUR.

Martedì 5 aprile, alle 17 faremo un presidio davanti alla sede di Telesur per esigere che non oscurino il segnale.

* Lavoratrice licenziata dalla Segreteria di Comunicazione Pubblica della Nazione che espletava servizio a TeleSUR.

 

Traduzione dallo spagnolo di Cristina Quattrone

Categorie: Cultura e Media, Opinioni, Sud America
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