Di Juan Pablo Bohoslavsky e Alfred de Zayas per ALAI

Nel contesto del Congresso argentino in cui si discutevano le implicazioni di una proposta di accordo tra Agentina e fondi speculativi, l’Esperto Indipendente sugli effetti del debito estero sui diritti umani, Juan Pablo Bohoslavsky, e l’Esperto Indipendente sulla promozione di un ordine internazionale equo e democratico, Alfred de Zayas, hanno deciso di pubblicare le seguenti dichiarazioni:

“Ginevra – L’offerta argentina di pagare 4.65 miliardi di dollari ai fondi speculativi detentori di obligazioni fallite 14 anni fa incrementerà l’azzardo morale e favorirà in tutto il mondo un dirompente contenzioso sull’hold-out.

Questo importo corrisponde solo a una parte del 7,7 per cento del debito non ristrutturato sul quale l’Agentina è fallita alla fine del 2001. Il paese è stato sottoposto a una massiccia pressione finanziaria al fine di raggiungere un accordo con i fondi speculativi hold-out che avevano aquistato il debito argentino sul mercato secondario con un enorme sconto e che probabilmente faranno enormi profitti.

Un accordo validerebbe il tipo di contenzioso predatorio che è in aumento negli ultimi decenni. Accordi del genere renderanno più difficile risolvere le crisi del debito in modo equo, tempestivo ed efficace perchè incoraggiano e premiano il comportamento di coloro che rifiutano di participare agli sforzi di ristrutturazione del debito. Queste non sono buone notizie per i tentativi di risolvere le crisi del debito in modo tempestivo e sensibile verso i diritti umani.

Solo di recente, nel settembre 2014, il Consiglio per i Diritti Umani in una risoluzione ha espresso la preoccupazione che il rimborso dei fondi avvoltoio possa minare la capacità dei governi di rispettare i propri obblighi nell’ambito dei diritti umani, sociali, economici e culturali (1). Il messaggio di un accordo sarebbe che conviene rifiutare di partecipare ai processi di ristrutturazione del debito respingendo il debito pubblico di uno stato insolvente.

Incoraggiare un tale comportamento va a discapito di molte persone in paesi che soffrono di una crisi del debito. La proposta di transazione extra-giudiziale dopo molti anni di contenzioso conferma la necessità di meccanismi di ristrutturazione del debito più prevedibili ed efficaci a livello internazionale per risolvere tempestivamente controversie debitorie.

Resta da vedere se l’accordo tra Argentina e fondi speculativi, se approvata dal Congresso argentino, andrà a beneficio del popolo. Accordarsi con i “fondi avvoltoio” potrebbe consentire all’Argentina di ottenere altri prestiti sui mercati finanziari, ma per poter pagare gli hold-out lo stato dovrà incrementare il proprio indebitamento.

E’ necessario chiedersi se questo accordo e l’ulteriore indebitamento sui mercati finanziari internazionali pagherà dal punto di vista dei diritti umani.

L’emissione di nuovo debito oltre determinate soglie di prudenza, nel nome di una visione assolutista del principio pacta sunt servanda (2), o per ridurre deficit fiscali cronici, non solo influirà negativamente sul necessario ambito economico finalizzato alla piena realizzazione dei diritti economici e sociali, ma è probabile che esacerbi anche l’ineguaglianza economica e crei le condizioni per una futura instabilità finanziaria”. (3)

Speriamo che il Congresso Argentino e l’opinione pubblica considerino attentamente le conseguenze dell’accordo proposto. E’ necessario decidere con attenzione quanto debito possa essere prudentemente contratto e come i fondi presi in prestito debbano essere spesi per favorire una crescita inclusiva e sostenibile. Sarebbe appropriata, prima di decidere su questioni di così ampio respiro, una valutazione di impatto sui diritti umani.

Mentre l’Argentina è stata una promotrice dei “Principi di base dei processi di ristrutturazione del debito sovrano” delle Nazioni Unite, che chiedono parità di trattamento dei creditori, è ora in procinto di pagare “fondi avvoltoio” molto più di quanto lo stato argentino abbia pagato creditori cooperativi in passate ristrutturazioni del debito. Questo mostra che la forza dei mercati e imbarazzanti interpretazioni giudiziarie di clausole di pari passu compromettono l’applicazione di standard internazionali che puntano alla soluzione delle crisi del debito in modo equo, trasparente e favorevole ai diritti umani. E’ ancora più urgente, ora, che la comunità internazionale trovi soluzioni migliori a questo questo problema.

 

Traduzione dall’inglese di Matilde Mirabella