Il governo Dilma vive situazione critica tra agonia e tragedia

22.03.2016 - Hamilton Octavio de Souza

Quest'articolo è disponibile anche in: Portoghese

Il governo Dilma vive situazione critica tra agonia e tragedia
Dilma durante la cerimonia di investimento di Lula come ministro (Foto di Lula Marques/ Agência PT)

 

In passato crisi gravi come quelle odierne sono culminate nel suicídio di Getullio Vargas, nelle dimissioni di João Goularte e nell´impeachment di Fernando Collor de Mello.

Con l’annuncio da parte del pool di giudici che conducono l’operazione ¨Lava a jato¨ del ¨pentimento¨ del senatore del Partido dos Trabalhadores Delcidio do Amaral, ex capogruppo al Senato del partito, pentimento relativo a finanziamenti illegali tramite fondi neri da parte della Raffineria ¨De Belo Monte¨ serviti a finanziare le campagne ellettorali del PT e del PMDB, quest’ultimo nel suo congresso nazionale, ha deciso e stabilito un indipendenza tra la sua partecipazione al Governo ed il Partito in quanto tale. Questa decisione sommata alle più grandi manifestazioni di protesta e di opposizione ad un governo mai accadute nella giovane storia di questa nazione, avvenute il 13 di marzo, hanno lasciato la Presidente Brasiliana Dilma Rousseff in una situazione estremamente critica e con poche possibilità di scampare alla richiesta di impeachment che porterebbe alla caduta del suo mandato. A meno che non decida autonomamente di accorciare questo periodo di estrema crisi dando le dimissioni lei stessa.

Nonostante l’entrata nella compagine di Governo dell’ex-Presidente Lula, difficilmente Dilma potrà evitare l’evolversi del processo di impeachment in corso presso il Congresso Nazionale, processo alimentato da nuovi pentimenti e dalle confessioni fornite da alcuni membri del governo che hanno ammesso di essere stati finanziati attraverso contratti fraudolenti dalla Petrobras, sia nella 1ª fase investigativa dell´operazione ¨Lava Jato¨ sia in quella presso il Supremo Tribunale Federale.

In questa delicata e turbulenta fase le numerose denuncie di corruzione stanno determinando la disintegrazione della compagine governativa che sostiene il Governo Dilma, agravando ulteriormente il difficilíssimo momento economico che il Paese sta attraversando, con un indice del PIL negativo per il secondo anno consecutivo, un’inflazione alle stelle, una crisi industriale terribile ed um aumento vertiginoso della disoccupazione.

Cresce dappertutto la sensazione che il Governo Dilma sia arrivato al capolinea e si avverte il bisogno urgente di trovare una soluzione Costituzionale che permetta la formazione di um nuovo Governo, fosse anche di transizione, ma che abbia maggiore credibilità e forza nel Congresso Nazionale e ridia al popolo la fiducia e la possibilità di poter tornare ad aver rispetto delle istituzioni e dei  poteri della Repubblica. Un Governo che abbia la forza di avviare politiche che risolvano i problemi fondamentali che sta vivendo la popolazione brasiliana, che affronti la crisi economica con politiche di investimento ma senza chiedere ulteriori sacrifici ai lavoratori e che continui nella difesa dei diritti e delle conquiste sociali acquisiti. Che avvii una grande riforma politica che passi attraverso uma riorganizzazione dei Partiti e delle cariche elettive. Ma ,soprattutto, che conduca una guerra sistematica alla corruzione, che non transiga nell’individuare e punire tutti i coinvolti, così da poter contenere lo storico dissanguamento delle finanze pubbliche.

Puntare tutto sull’attuale governo lasciando che la crisi econômica, sociale e politica continui nel suo percorso significa accettare un ulteriore divisione tra classi sociali, una radicalizzazzione delle varie posizioni e un inasprimento dello scontro con inevitabile danno alla classe lavoratrice. Proprio quella che necessita di più  di protezione da parte dello Stato. Continuare a sostenere questo governo che di fatto ha perso l’appoggio popolare per incapacità e poca moralità significa intraprendere um cammino scellerato con possibili epiloghi tragici, come quando si suicidò Getullio Vargas nel 1954, durante il colpo di stato scoppiato con la deposizione di Joáo Goulart nel 1964 e com l’impeachment di Fernando Collor de Mello.

Se la possibile fase di transizione non dovesse essere condotta dal vice presidente Michel Temer, che si trovi un nuovo Presidente del Congresso Nazionale che sostituisca il deputato Eduardo Cunha. Ipotizzare che Dilma riesca a ribaltare la situazione come accadde con il Governo Lula del 2005, sarebbe un gravíssimo errore. Lula riuscì a salvarsi dallo scandalo del ¨mensalão¨ non solo perché l’ex ministro José Dirceu si prese tutta la responsabilità, ma perché l’imprenditoria nazionale con il determinante appoggio dei  media tradizional, arrivarono alla conclusione che era meglio rimanere con Lula presidente, con una CUT (sindacati, N,d,T.) e i vari movimenti social addomesticati che correre il rischio con un altro Presidente. Tutto favorito dalla ottima situazione econômica internazionale che in quel momento favoriva il Brasile. Esattamente il contrario di quello che sta accadendo adesso.

Oggi invece per quanto Dilma, Lula, ministri e dirigenti del PT tentino di proteggersi l’un l’altro dalle tante denuncie di reato che gli piovono addosso e per quanto tentino in tutti i modi di contrastare la grave perdita di credibilità del governo, non possono più contare sull’ampio appoggio di cui godevano nel 2005, appoggio perso persino tra le classi più basse della pirâmide sociale figuriamoci tra la classe media, l’imprenditoria e tra le istituzioni della Repubblica. Se nel 2005 i potenti mezzi di comunicazione aiutarono Lula a evitarei il processo di impeachment, oggi con l’operazione ¨Lava a Jato¨, gli stessi mezzi di comunicazione per interessi di classe e per interessi privati evitano di schierarsi dalla parte del governo, ma anzi assecondano il malcontento popolare. Un Impopolarità da parte del governo Dilma che viene confermata dai vari sondaggi che stimano in 70% la  popolazione a favore dell´impeachment che si augura um uscita di scena di Dilma Rousseff a qualunque costo.


Continuare ad insistere a mantenere in vita un governo che non gode dell’appoggio popolare significa prolungare l’agonia e aggravare ancor di più gli aspetti nefasti di questa crisi. A chi puó far comodo che aumentino disoccupazione e instabilitá di milioni di famiglie? Chi si prende la responsabilita di continuare a determinare la disintegrazione di milioni di piccole iimprese e il fallimento di interi settori produttivi? Per quale motivo si stanno esasperando le dispute tra le varie fazioni in disputa per il potere? Forse sono in gioco modelli e programmi cosi diversi tra loro, da giustificare una lotta portata alle estreme conseguenze? Per quale motivo il popolo brasiliano deve continuare ad assitere a questo terribile e distruttivo spettacolo per mesi e mesi nel Congresso Nazionale e nel Supremo Tribunale Federale?

Nel 1964, dopo il golpe militare e politico del Congresso Nazionale, l’allora presidente João Goulart preferì lasciare la presidenza senza opporre resistenza. All’epoca molti dei suoi sostenitori avrebbero voluto che egli lottasse contro il colpo di stato, ma ¨Jango¨, secondo gli storici, decise di andarsene in esilio, cosciente che così facendo avrebbe evitato un bagno di sangue. Nel 1992, Fernando Collor de Mello, tentò di resistere in carica, contro la pressione popolare, lasciando la carica presidenziale solo all’ultimo istante, dovendo abbandonare il Palazzo del Planalto senza nessun appoggio e completamente umiliato, dimostrando che si preoccupava solo com la própria incolumità e non con la situazione nella quale versava il suo Paese.

Nonostante Dilma e il suo seguito assicurano di avere fibra e carattere da vendere e che non si lasciano intimidire e abbattere da nulla, questo è il momento di valutare se vale la pena lottare con il concreto rischio di far precipitare il paese nel baratro soltanto per mantenere la carica di Presidente della Repubblica. Chi può garantire che riesca a affrontare le terribili prove che l’aspettano senza arrivare allo stesso estremo gesto di Getullio Vargas? E’ compito delle persone più vicine alla Presidente valutare attentamente quale sia la cosa migliore da fare per lei e per il Brasile. Evitare ad ogni costo che occorrano tragedie è il mìnimo che l’attuale dirigenzapolitica debba fare in questo momento. Prima che sia tropo tardi.

 

Categorie: Opinioni, Politica, Sud America
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