Brasile, ancora in tempo per evitare un nuovo golpe!

30.03.2016 - Outras Palavras

Quest'articolo è disponibile anche in: Portoghese

Brasile, ancora in tempo per evitare un nuovo golpe!

Il potere giudiziario e i media attaccano la democrazia. Lava Jato non può essere paragonata a Mani Pulite. Le ragioni della crisi. Errori grossolani del PT. La Guerra non è ancora persa, ma si deve cambiare subito.

Quando quasi trent’anni fa cominciai ad interessarmi allo studio  del funzionamento del sistema giudiziario  in vari paesi, l´amministrazione della giustizia era, tra i vari poteri dello stato, quello con minore visibilità publica. Unica reale eccezzione era rappresentata dalla Corte Suprema degli USA, per il ruolo fondamentale che questa esercita nelle decisioni inerenti la politica pubblica americana. La Corte Suprema Americana è l´unico organo esecutivo di quel paese, che non passa per elezioni dirette e  svolge la sua attività solo sollecitata ( non potendo, se non in rare eccezzioni, agire per propria iniziativa) così dipendendo quindi da altri apparati dello Stato per rendere esecutive le sue decisioni ( ordini di cattura e amministrazione della cosa pubblica).

Fattore determinante di questa poca visibilità era dovuto dal fatto che l´attività dei tribunali era prevalentemente intenta a risolvere  conflitti individuali e non collettivi e di essere stata progettata in maniera tale da non interferire con le attività e gli interessi della classe  dirigente e degli altri  poteri dello stato, in generale protetti da immunità e privilegi vari. Era, ai più, oscuro il funzionamento della giustizia, chi erano i cittadini che ad essa si rivolgevano e quali erano le ragioni che li animavano.

Le cose da allora ad oggi sono molto cambiate. E a questo cambiamento hanno contribuito diversi fattori. Tra i più importanti,  la crisi di credibilità che ha investito molti rappresentanti politici eletti, una maggior coscienza dei propri diritti da parte dei singoli cittadini ed il fatto che i poteri politici, in alcuni importanti, controversi e scottanti temi di attualita, si sono rivolti, sempre più spesso,  agli organi giudiziari per dirimere le varie controversie e per scaricarsi dalla responsabilità di prendere decisioni.

Um altro fattore di notevole importanza è rappresentato dalla nascita di un necostituzionalismo post  seconda guerra mondiale che ha notevolmente accentuato  il controllo delle varie Corti Costituzionali.  Questa nuova funzione delle varie Corti Costituzionali si è di fato manifestata con due interpretazioni opposte. Una si preocuppava di sottoporre a controllo il processo legislativo ordinario col fine di impedire una facile strumentalizzazione da parte delle forze politiche che avrebbero potuto fare tabula rasa dei diritti costituzionali come successe in maniera drammatica e lampante sotto i regimi dittatoriali fascisti  e nazisti, ma un altra interpretazione  che al contrario, proprio attraverso il controllo costituzionale, si preoccupava di mantenere lo status quo, difendendo le varie classi dominanti da possibili minaccie rappresentate dalle dinamiche di uno stato democratico e dalla ¨tirannia delle maggioranze¨. In tutti  e due i casi, e per le ragioni elencate, è aumentato sempre di più um attivismo giudiziario, fenomeno conosciuto come “giudiziarizzazione” o “giu-stizializzazione” della politica e che come logica conseguenza ha inevitabilmente portato alla politicizazzione della giustizia.

 

Le classi dominanti hanno visto nella politicizazzione della giustizia, um mezzo per difendersi dai rischi della democrazia e dalla supposta “tirannia della maggioranza”.

Questo notevole aumento della visibilità mediatica dei tribunali negli ultimi decenni è sfociata in un buon numero di processi che coinvolgono appartenenti alla crema  della classe politica ed econômica. Il momento cruciale di questo processo è sicuramente rappresentato da quella serie di indagini, arresti e condanne che investi la parte più importante e potente della classe politica ed econômica italiana, conosciuto in tutto il mondo come Operazione ¨Mani Pulite¨.  Iniziata a Milano nell´aprile del 1992, portò a indagini, arresti e condanne di Ministri della Repubblica, presidenti e leader  dei maggiori partiti politici dell´epoca, onorevoli e senatori (avvisi di garanzia recapitati fino ad un terzo del totale dei rappresentanti parlamentari). Imprenditori, dirigenti pubblici, giornalisti, membri dei servizi segreti furono di fatto accusati di reati di corruzzione, abuso di potere, truffa, bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e finanziamento illecito dei partiti. Dopo due anni erano state arrestate 633 persone a Napoli, 623 a Milano e 444 a Roma. Per aver coinvolto tutta la classe politica che aveva avuto responsabilità di governo recenti e passate, il processo Mani Pulite minò gravemente le fondamenta del sistema politico italiano dell´epoca e di fatto determinò una fase di emergenza che qualche anno più tardi avrebbe portato al ¨fenomeno¨ Berlusconi. A partire da questo contesto storico, per questa e altre ragioni, i tribunali hanno via via aumentato la loro importanza nella vita pubblica in molti paesi. Il caso più recente e forse uno dei più drammatici che io conosca è sicuramente rappresentato  dall´operazione ¨Lava Jato¨ in atto in Brasile.

Iniziata nel marzo del 2014, quest’operazione giudiziaria di lotta alla corruzione, ha coinvolto più di un centinaio di politici di spicco, imprenditori e manager e si è piano piano trasformata nell´evento determinante della vita politica del Paese. Entrando nella sua 24¨ fase, con il coinvolgimento dell´ex presidente Lula da Silva e con la sua conduzione coatta e spettacolare all´interrogatorio, si è transformata in una crisi di proporzioni simili a quella che portò al colpo di stato del 1964 e che instaurò un odiosa dittatura militare che sarebbe durata fino al 1985. Il sistema giudiziario, che ha tra i suoi compiti fondamentali la difesa dell´ordine giuridico, si stà transformando in un pericoloso fattore di disordine giuridico. Attraverso decisioni giudiziarie chiaramente illegali e incostituzionali, con una selettiva, grossolana, zelante attività persecutoria, una promiscuità a tutto tondo dell´informazione asservita alle solite elites poltiche conservatrici,  si è instaurato il caos giudiziario che ha accentuato la già grave sensazione di insicurezza  e aumentato pericolosamente la polarizzazione dello scontro sociale e politico.

Com l´ordine giuridico trasformato in disordine giuridico, con una democrazia sotto sequestro, la vita politica del Paese si è transformata in un potenziale campo di battaglia per avventurieri e avvoltoi politici. Arrivati a questo punto dobbiamo porci importanti domande. Come siamo potuti arrivare a tanto? A chi giova tutto questo? Cosa deve essere fatto per salvare la democrazia brasiliana e le istituzioni che la sostengono e salvare il sistema giudiziario? Come poter sconfiggere questa Idra di molte teste in modo che recidendone una non venga sostituita da un numero maggiore? Cerco attraverso il ragionamento possibili percorsi esplicativi.

 

Come siamo potuti arrivare a tanto?

Per quale motivo l´Operazione Lava Jato sta superando ogni limite di polemica mai suscitato da altre indagini importanti? Notate che la similitudine con il processo Mani Pulite è stata spesso evocata per giustificare le reazioni istintive ed eccitate da parte dell´opinione pubblica all´attività giudiziaria. Ma le somiglianze sono più apparenti che reali.

Anzi: ci sono due differenze fondamentali tra le due operazioni. In Mani Pulite, i magistrati italiani si preoccuparono di rispettare  scrupolosamente le regole del Processo Penale e in molti casi si preoccuparono di rispettare e applicare un insieme normativo che probabilmente e strategicamente era stato lasciato immutato da un sistema conformista e conivente com i privilegi della classe politica che dominava dal primo dopoguerra, preoccupandosi di investigare com egual scrupolo e zelo tutti i politici coinvolti nei processi di corruzione, senza fare nessuna distinzione tra governo e opposizione. Al contrario della Lava Jato che invece è fortemente persecutoria nei confronti di determinati partiti, i magistrati italiani assunsero una posizione totalmente neutra difendendo il sistema giudiziario italiano dagli attacchi che sarebbero sicuramente fioccati se avesse agito diversamente.

A causa della sua parzialità politica, la Lava Jato non può essere comparata a Mani Pulite. Forse si sta tentando instaurare in Brasile una Repubblica Giudiziaria Fantoccio.

Esattamente il contrario del triste spettacolo che il sistema giudiziario brasiliano sta dando al mondo. L´impatto dell´azione dei magistrati italiani fu tale da far nascere il termine Repubblica dei Giudici. Per quanto riguarda la frenetica attività dei magistrati della Lava Jato invece possiamo legitimamente parlare di Repubblica dei Burattini di Curitiba. Per quale motivo? Per l´eccessiva sensibilità agli stimoli che subiscono dall´esterno e che alimentano ed indirizzano il fervore dell´attività di fatto giustizialista dei giudici di Curitiba,  strumentalizzazione che non si manifestò negli stessi termini, nel caso di Mani Pulite. Questa spinta esterna sembra sospingere e indirizzare in maniera mirata le investigazioni e le accuse dei giudici. Infatti nonostante siano coinvolti anche importanti esponenti di partiti non appartenenti alla compagine governativa, è abbastanza lampante che esista una particolare attenzione soprattutto nei confronti di quelli appartenenti al Partido dos Trabalhadores com l´obiettivo, oggi innegabile, di uccidere politicamente l´ex Presidente Lula da Silva e l´attuale Presidente Dilma Roussef.

Attraverso questi stimoli esterni e per la specificità dell´azione giudiziaria l´operazione Lava Jato al contrario evoca un´altra operazione giudiziaria, quella accaduta in Germania durante la Repubblica di Weimar, proprio all´indomani del disatro bellico culminato con la resa del 1918. A partire da questa data in un escalation di violenze, perpetrate sia dall´estrema destra che dall´estrema sinistra, i tribunali tedeschi usarono due pesi e due misure nel reprimere i crimini che stavano ocorrendo. Duri e severi nel punire i crimini dell´estrema sinistra, benevolenti e giustificativi con quelli provenienti dall´estrema destra, la stessa che avrebbe solo qualche anno più tardi portato al potere Hitler.

Nel caso brasiliano questo stimolo esterno è esercitato dall´elite economica e dalle sue forze politiche di riferimento che non solo non riescono ad accettare  la sconfitta subita nelle elezioni del 2014 ma che nell´attuale contesto di crisi econômica Internazionale non vogliono correre il rischio di non poter controllare direttamente l´uso degli ingenti fondi statali. Fondi ai quali in passato avevano sempre potuto attingere quando necessario. Una minaccia che si è materializzate e fatta ancor più minacciosa quando con la cresciente possibilità di una nuova candidatura nel 2018 del Presidente che aveva abbandonato il suo mandato con una percentuale di approvazione popolare intorno  all´ 80%  bem superiore a qualsiasi altro Presidente succedutosi nel Palazzo del Planalto dal 1988 ad oggi.

A partire  da questo momento la democrazia brasiliana ha smesso di essere utile e funzionale al blocco politico conservatore che ne ha immediatamente esacerbato il processo di destabilizzazione. Il segnale più evidente di questa voglia antidemocratica è stato il movimento pro-impeachment della Presidente Dilma, pochi mesi dopo essere entrata in carica. Um episodio che se non completamente inedito  (Collor) per lo meno molto discutibile alla luce delle tre ultime decadi di storia democratica del Paese. Bloccati dalle regole democratiche nella loro lotta per il potere (tirannia democratica) hanno procurato e individuato organi meno dipendenti dalle regole democratiche per ottenere il loro scopo, appunto il potere giudiziario di alcuni tribunali.

L´operazione Lava Jato, che in se stessa è um operazione encomiabile, è stata individuata come strumento utilizzabile. Contando com una cultura giuridica conservatrice che domina nel sistema giuridico nazionale, nelle università di Diritto e nel paese in generale e con il formidabile, decisivo e micidiale appoggio dell´apparato mediatico, il blocco conservatore ha fatto di tutto per indirizzare la Lava Jato, facendola uscire dal suo percorso iniziale di necessario e globale approfondimento democratico sui vari crimini commessi e trasformandola in una micidiale arma di sterminio politico. Con il disegno di salvaguardare l´aspetto formale della Lava Jato, ma alterandone profondamente la struttura funzionale, sovrapponendo alla logica giudiziaria la logica politica. Mentre la logica giudiziaria si deve barcamenare tra le esigenze investigative e il rispetto delle regole democratiche e costituzionali, la logica politica ne è imune e se animata da pulsioni antidemocratiche giustifica i mezzi in funzione del fine che si propone e quanto più accetta questa logica tanto più diventa efficace.

Una volta al potere, il PT ha governato all’antica. Convinto che sarebbe stato trattato con la stessa benevolenza nel commettere le irregolarità di sempre.

In tutto questo processo tre fattori, tra i tanti, sono stati fondamentali ed hanno giocato a  favore del progetto del blocco conservatore. Primo fattore, la drammatica rinuncia da parte del PT a condurre una reale politica democratica di sinistra. Una volta al potere il PT ha preferito governare all’antica (ossia attraverso oligarchie) perseguendo fini nuovi e innovatori. Senza aver tenuto conto della lezione della repubblica di Weimar si è convinto che le irregolarità che commetteva sarebbero state viste e trattate con la stessa benevolenza con la quale venivano viste e trattate le stesse irregolarità commesse dalla vecchia elite politica e economica conservatrice che aveva comandato in questo paese sin dall´indipendenza.

Ignorando la lezione marxista che sosteneva di aver appreso, non è stato capace di capire che il capitalismo si fida solamente dei capitalisti per governare e che non dimostra nessuna gratitudine per chi, non essendo di fatto capitalista, gli fa dei favori. Favorito dell´eccezionale e positivo momento econômico rappresentato dalla incredibile valorizazzione delle materie prime a causa dall’esplosione industriale della Cina, ha incentivato i ricchi ad arricchirsi ancor di piu.

L´ incredibile momento favorevole dell´economia internazionale che solamente attraverso delle politiche nuove avrebbe garantito  reale solidità alle politiche di ridistribuzione sociale di ricchezza, non preoccupandosi di avviare una riforma politica indispensabile per neutralizzare la promiscuità tra potere economico e potere politico, di impiantare una riforma fiscale finalizzata in redistribuire le ricchezze e finanziare le riforme sociali anche quando non sarebbero più continuati a pioveri i soldi delle commodities legati al petrolio e alle materie prime e a studiare una riforma delle leggi che governano l´informazione per garantire una reale pluralità dei media. Di fatto adesso è tardi per tutto questo che doveva essere fatto in quel momento positivo e non in un periodo di crisi come questo.

Eccolo qui il secondo fattore, la crisi economica globale e il ferreo controllo che ha su di essa chi di fatto ne è la causa, ossia la grande finanza, schiava della sua ingordigia autodistruttiva, distruegge con il pretesto che è necessario a creare altra ricchezza, transformando il danaro da mezzo di scambio a merce per eccellenza e strumento principe di speculazione. L´ipertrofia dei mercati non permette crescita economica e anzi esige politiche di austerity, politiche che investono i poveri del dovere di aiutare i ricchi a mantenere le loro ricchezze e se possibile, perché no, a renderli ancora più ricchi. In queste condizioni la traballante classe media creatasi nel periodo precedente si è ritrovata sull´orlo dell´abisso della miseria. Intossicata dai media conservatori ha confuso chi  bene o male li ha sempre difesi  con chi invece è il probabile colpevole di quello che gli accade e potrebbe accadergli domani. Senza rendersi conto che quello che gli viene regalato è  consumismo e non effettiva giustizia sociale.

Il terzo fattore che gioca a favore del blocco conservatore è il ritorno ad una decisa poltica imperialista da parte degli Stati Uniti dopo le sue scorribande Medio Orientali. Cinquantanni fa gli interessi imperialisti prediligevano le dittature militari per determinare le politiche economiche che gli facevano comodo e per mettere in riga i vari paesi del continente Sudamericano. Oggi usano altri mezzi, oggi preferiscono  finanziare proggetti di disinvestimeno econômico locale, varie ONG nelle quali la difesa della democrazia è di fatto la facciata usata per attaccare governi progressisti attraverso sloogan abbastanza obsoileti (abbasso il comunismo, abbasso il marxismo, abbasso Paulo Freire, non siamo il Venezuela, ecc. ecc.) In una epoca nella quale la dittatura può essere sostituita anche dalla democrazia se questa accetta di curare gli interessi economici di una certa classe dominante, visto che i militari, ancora traunatizzati dalle esperienze precedenti, sembrano non disposti a intraprendere nuove avventure autoritarie, queste forme di destabilizzazione sono considerate più efficaci e permettono di sostituire governi progressisti con governi conservatori mantenendo la facciata democratica. I finanziamenti che circolano oggi in Brasile, provengono da molteplici fondi (la nuova natura dell´imperialismo diffuso), dalle tradizionali organizazzioni imparentate alla CIA e ai fratelli Koch, che negli Stati Uniti finanziano la politica più conservatrice e che hanno interessi soprattutto nel settore petrolifero e alle organizzazioni evangeliche nord americane.

Come salvare la democrazia brasiliana?

La prima cosa da fare è trovare un modo di salvare ll potere giudiziario dall´abisso nel quale sta precipitando. Per far questo bisogna che la parte sana della giustizia che sicuramente rappresenta la maggioranza si assuma la responsabilità di riportare ordine, serenità e misura all´interno degli organi giudiziari. Il principio che deve essere seguito à semplice da individuare: l´indipendenza dei tribunali in uno stato di diritto ha l´obiettivo di permettere ai tribunali di svolgere il proprio lavoro nel rispetto dell´ordine e della civile convivenza democratica. Per permettere questo, non si può prescindere dall´indipendenza da altri interessi che questi siano politici, corporativi o economici, per potenti che possano essere.

Um principio facile a  dirsi ma difficile a compiersi. La maggior responsabilità sta nelle mani di due organi. Il STF ( Supremo Tribunale Federale) che deve prendersi le sue responsabilità e competenze come massimo garante dell´ordine giuridico e scrivere la parola fine nell´anarchia che si sta instaurando. Molte decisioni cruciali spetteranno al STF nei prossimi giorni, decisioni che devono essere prese costi quel che costi. Il STF in questo momento rappresenta l´unico organo istituzionale che può porre fine alle dinamiche fuori dalle regole che il paese e la giustizia in particolare stanno vivendo. A sua volta il CNJ ( Consiglio Nazionale di Giustizia), che è l´organo che vigila sul comportamento dei magistrati, deve instaurare um processo disciplinare nei confronti del Giudice Moro e di tutti i suoi collaboratori, per abuso processuale reiterato. Senza delle pene esemplari, il sistema giudiziario brasiliano rischia di perdere il decisivo peso istituzionale che ha conquistato nelle ultime decadi, importanza che non è stata conquistata per favorire forze politiche di sinistra. Ma è stata conquistata dimostrando coerenza e correttezza tra mezzi e fini.

La guerra non è persa, ma non potrà essere vinta attraverso solo sconfitte. Sconfitte che saranno inevitabili se non si deciderà di cambiare.

Se questo primo obiettivo sarà raggiunto, la separazione tra i vari poteri sarà garantita ed il processo politico democratico farà il suo giusto corso. Il Governo Dilma ha deciso di eleggere a Ministo Lula da Silva. È un suo diritto poterlo fare e non è compito di nessuna istituzione e particolarmente a quella giudiziaria, impedirla. Non si tratta di fuggire dalla giustizia, Lula è un uomo politico che non è mai scappato da una lotta, inoltre, fatto non irrelevante alla luce del funzionamento della giustizia brasiliana, come ministro sarà giudicato dallo stesso tribunale che lo avrebbe dovuto, in ogni caso, giudicare Sarebbe um errore gravissimo e um aberrazione giuridica insistere nel mantenere Moro come titolare naturale delle indagini inerenti l´ex presidente Lula. Rimane possibile e lecito criticare la decisione della presidente Dilma da un punto di vista politico, decisione che la Presidente sa benissimo essere una decisione azzardata. E ancor più rischiosa qualora Lula non dimostrasse di essere di fato in grado di dare um apporto così decisivo alla politica del governo da poter sottrarre forza ai conservatori e contenere il logorio che questi esercitano sul governo.

Di fatto, qualora la decisione di Dilma dovesse rivelarsi sballata, solo nuove elezioni presidenziali anticipate permetterebbero um ritorno alla normalità. La carrira politica dei due sarebbe irrimediabilmente finita nel peggiore dei modi e per un politico che ha contribuito a restituire tanta dignità a milioni di brasiliani sarebbe ancora più grave. Inoltre ci vorrebbero molti anni per lo stesso PT riguadagnare la credibilità popolare e solo passando per um profondo processo di trasformazione.

Se invece la decisione si dimostrasse correta in ogni caso il giverno Dilma dovrà cambiare urgentemente la sua politica econômica per non tradire la fiducia di milioni di brasiliani che son pronti a scendere in Piazza contro i golpisti. Se il governo vuole meritarsi questo decisivo aiuto da parte del suo popolo deve dargli motivi reali nei quali credere e per i quali combattere. Quindi o al governo o all´opposizione il PT è obbligato a reinventarsi, compito ancor più difficile rimanendo al governo.

Il terzo compito è il più complesso, perché nei prossimi giorni la democrazia brasiliana dovrà essere difesa nelle istituzioni ma anche nelle piazze. Dato che nelle piazze non si fa politica istituzionale questa dovrà essere fatta nei luoghi giusti e con priorità assoluta, e alla luce dei venti e delle pulsioni antidemocratiche e autoritarie che circolano. Le manovre di destabilizzazione continueranno e di volta in volta saranno sempre più aggressive ove il governo e le forze che lo sostengono si dimostrino deboli. Si infiltreranno provocatori nei movimenti, nelle organizzazioni popolari  e nelle manifestazioni pacifiche che si faranno. Bisognerà essere vigili per non permettere a queste infiltrazioni di far apparire come violente e criminali le organizzazioni che appoggiano l’attuale governo, cosi da poter essere represse con uso della forza anche dietro la facciata dell´uso democratico della stessa. In qualche modo, come sostenuto da Tarso Genro, il momento critico già è in atto, e lo slogan ¨Non ci sarà Golpe¨va inteso come denuncia di um processo già in atto, um tipo di Golpe nuovo che deve assolutamente essere neutralizzato.

La democrazia brasiliana può imparare dalle esperienze recenti di alcuni stati vicini. Le varie politiche progressiste che sono state realizzate nel continente sud americano non hanno permesso um reale spostamento a sinistra del baricentro politico a partire dal quale si definiscono le posizioni destra e sinistra. Per questo motivo quando i governi progressisti vengo sconfitti la destra riprende il potere con estrema determinazione e si adopera per  distruggere rapidamente tutte le politiche sociali fatte in favore delle classi meno agiate nel periodo anteriore. Le destre vengono animate da um animo di vendetta e con l´intento di non permettere che possano ricrearsi  condizioni, anche in um futuro remoto, che permettano un ritorno al potere dei progressisti. E per far questo possono contare sull´appoggio della finanza Internazionale che li appoggia nel convincere i più poveri che le politiche di austerity sono politiche inevitabili e che nessun partito o movimento può prescindere da esse, presentandole come um destino inevitabile. Il Governo Macri in Argentina è um esempio lampante di tutto questo.

La guerra non è persa, ma non potrà essere vinta attraverso solo sconfitte. Sconfitte che saranno inevitabili se non si deciderà di cambiare.

di Boaventura de Sousa Santos

Traduzione dal portoghese di Guido Finizia

Categorie: Politica, Sud America
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