“La politica per la pace si fa in assenza di guerra”

22.02.2016 - Gianmarco Pisa

“La politica per la pace si fa in assenza di guerra”
(Foto di Cosmopolitica)

Relazione Finale del Laboratorio “Guerra e Disarmo”

“Cosmopolitica!”, Roma, 19-21 febbraio 2016

Nell’ambito di “Cosmopolitica”, il tavolo di lavoro dedicato a “Guerra e Disarmo” ha visto la partecipazione di oltre 40 cittadini e cittadine e attivisti ed attiviste e ha registrato un confronto proficuo ed efficace, animato dai contributi di tutti i partecipanti e le partecipanti, sulla base del documento di facilitazione proposto e condiviso in rete.

Il tavolo di lavoro ha condiviso entrambi gli obiettivi del lavoro di gruppo: promuovere una riflessione orientata, analitica e rigorosa, ma allo stesso tempo proiettata sul fare e sullo sviluppo di un’adeguata e conseguente mobilitazione territoriale, nonché ridefinire e rigenerare i punti di partenza per delineare una nuova ed innovativa traccia di cultura politica sui temi della lotta per la pace e contro la guerra.

Sono condivisi negli interventi almeno i seguenti cinque temi:

  1. agire contro la guerra e in particolare contro ogni intervento militare a carattere di ingerenza o di aggressione, sulla base del mandato costituzionale;
  2. promuovere, su un piano di parità e senza pretese egemoniche, la convergenza e l’unità tra le realtà per la pace e contro la guerra che compongono oggi il variegato panorama del movimento per la pace, lavorando per superare il senso di sconfitta e di delusione seguito alle grandi mobilitazioni del 2003;
  3. «più Europa democratica e solidale e meno NATO», attivandoci politicamente e attraverso la nostra proposta programmatica per il superamento dei vincoli imposti dalla NATO e in prospettiva per lo svuotamento ed il superamento della NATO stessa;
  4. rilanciare con forza la questione della smilitarizzazione della vita pubblica e del discorso politico, per liberare il nostro territorio dalle presenze militari straniere; denuclearizzare il territorio italiano; contrastare la militarizzazione stessa del comparto sicurezza del territorio e delle comunità, denunciando i rischi contenuti nell’impostazione attuale delle misure antiterrorismo;
  5. «da un’economia di guerra ad un’economia di pace»: per una riconversione ecologica delle funzioni e delle strutture della difesa interna; per una riconversione delle industrie di produzione bellica; per una riconfigurazione di tutte le servitù militari.

In particolare, per quanto attiene al comparto difesa, il gruppo condivide e rilancia le seguenti proposte:

  1. democratizzazione delle Forze Armate e sindacalizzazione del personale militare;
  2. ridefinizione del paradigma della difesa: dalla “difesa militare dei confini” alla “difesa popolare del territorio e delle comunità”;
  3. denunciare la logica del “doppio uso” (dual use): sia per smascherare il militare surrettiziamente proposto come civile sia per liberare le competenze civili da una mera funzionalità militare.

Come traguardare un altro modello di difesa coerente con un altro modello di sviluppo?

  1. riduzione della spesa militare, soprattutto per investimenti e per ricerca e sviluppo di comparti e sistemi d’arma;
  2. perseguire l’obiettivo di un’autonoma politica internazionale dell’Unione Europea anche con una sua difesa fino all’orizzonte del transarmo e del disarmo su scala continentale, riguadagnando agli organismi multilaterali democratici funzioni e iniziative sempre più e drammaticamente assorbite dalla NATO – vedi la “Missione Migranti” nel Mar Egeo e la missione EUNAVFORMED;
  3. stabilizzazione, partenariato e co-sviluppo attraverso la cooperazione internazionale e Sud-Sud;
  4. autodeterminazione e non ingerenza, sostegno alle forze locali di pace e di progresso;
  5. varo dei Corpi Civili di Pace e istituzione della Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta anche in riferimento alla recente proposta di legge dei “Parlamentari per la Pace”.

Dieci spunti politici dei facilitatori:

  1. investimento da 600 milioni di euro l’anno per la cooperazione civile ed allo sviluppo;
  2. sostegno politico, economico e militare alla resistenza democratica del popolo curdo in Siria;
  3. un nuovo modello di difesa europeo: esercito europeo, difesa popolare, transarmo;
  4. moratoria di cinque anni sull’import-export dei sistemi d’arma; disarmo; denuclearizzazione; radicale riduzione degli investimenti in sistemi d’arma;
  5. interruzione di ogni tipo di canale di finanziamento verso Daesh;
  6. impegno politico e non militare con un sostegno attivo al processo di stabilizzazione della Libia ed alla proposta di una conferenza di pace in Siria che tenga conto di tutte le componenti legittime;
  7. investimento in Welfare europeo e scambi culturali;
  8. + ONU + Europa – NATO;
  9. forza di interposizione ONU per la Palestina e rilancio del processo di pace;
  10. riduzione radicale e riconfigurazione dei poligoni di tiro e delle servitù militari.

 

 

Categorie: Opinioni, Pace e Disarmo, Politica
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