Canova e la Pop Economy. Dalla Gamification ai Big Data

13.01.2016 - Damiano Mazzotti

Canova e la Pop Economy. Dalla Gamification ai Big Data
(Foto di http://www.lucianocanova.it/)

 

 

“Pop Economy” è un saggio agile e ben ispirato di Luciano Canova, un giovane economista con una predisposizione tecnologica e con una vocazione umanista (Hoepli, 2015, 174 pagine, euro 12.90).

 

Oggi l’idea di una soggetto razionale, “calcolatore infallibile che elabora le informazioni ai fini di una scelta ottima, è già stata ampiamente superata”, quindi Canova propone l’idea di un soggetto economico autoriflessivo, “protagonista del suo contesto e attore della realtà che cambia” (p. 6).

L’economia tradizionale sottolinea quasi sempre l’estrema importanza degli incentivi monetari o del risparmio di tempo, mentre “l’economia sperimentale e il nudge, mostrano che non sempre si tratta della leva giusta per pungolare il comportamento delle persone e indurle a una scelta”.

Il nudge è una spinta gentile, è cioè una spintarella, “un tentativo di modificare il contesto delle nostre scelte, agendo sui limiti cognitivi del cervello. Sfruttando la nostra imperfezione, dunque, un nudge guida le azioni verso un corso preciso” (p. 12). Naturalmente ogni persona è un po’ o un bel po’ diversa da tutte le altre e ha sviluppato dei filtri cognitivi personalizzati a seconda dell’ambiente fisico, familiare e sociale in cui è cresciuta. Le normative culturali consce e inconsce costruiscono i filtri e l’educazione rappresenta la forma principale di regolazione dell’attenzione.

Del resto le aziende più innovative hanno già sviluppato delle applicazioni fondate sulla logica del gioco e hanno gestito i processi di innovazione attraverso la ludicizzazione della creatività (p. 42) e della tecnologia. In effetti “La tecnologia è un dono di Dio. Dopo il dono della vita, è probabilmente il suo regalo più grande. La tecnologia è la madre di tutte le civiltà, della scienza e delle arti” (Freeman Dyson, consiglio la lettura del saggio “Lo scienziato come ribelle”).

La datizzazione delle informazioni genera dei flussi digitali che si possono trasformare facilmente nella generazione continua e quasi spontanea di nuova conoscenza, in grado di migliorare la gestione degli Stati, delle aziende e della vita dei cittadini. Naturalmente le grandi innovazioni tecnologiche impongono anche grandi evoluzioni professionali e aziendali.

Comunque è molto difficile prevedere l’evoluzione del monopolio informativo privato gestito da Google e da Facebook (nel frattempo la start up italiana http://facilitylive.com ha iniziato a scalfire il quasi monopolio dei motori di ricerca). In ogni caso i cambiamenti più positivi e più innovativi avvengono quando i dirigenti e gli imprenditori tengono presente che il cliente è sempre il migliore consulente.

 

Luciano Canova si occupa di economia sperimentale e insegna presso la Scuola Enrico Mattei di Eni Corporate University. Attualmente ricopre anche il ruolo di iProf di Economia della Felicità sulla piattaforma digitale Oilproject.org (www.oilproject.org/lezioni/economia-e-business/pensiero-economico, http://www.cresa.eu/chi-siamo/luciano-canova ). Per avviare dei contatti personali potete utilizzare il suo profilo LinkedIn.

 

Per visionare almeno un paio di approfondimenti sull’evoluzione delle professioni del futuro: www.ted.com/talks/andrew_mcafee_what_will_future_jobs_look_like?language=it#.

 

Nota – L’Italia non è la Silicon Valley e “Il fascino delle start-up e della cultura delle start-up è pericoloso in una società in cui le componenti culturali, imprenditoriali, geografiche, politiche e demografiche che le rendono sostenibili sono deboli o assenti. Le start-up devono rapidamente raggiungere una scala globale, e molte iniziative in Italia non hanno i mezzi, la portata e l’ambizione di farlo. Dovrebbero essere chiamate in modo diverso, per esempio “nuove piccole imprese”, per far sì che le persone coinvolte non confondano in modo illusorio o ipocrita i loro obiettivi con quelli delle tradizionali start-up. L’Italia deve creare modelli economici e sociali sostenibili attorno a nuove idee ad alta intensità tecnologica che non siano organizzate centralmente e gerarchicamente” (www.davidorban.com, Singularity University, pag. 158).

Nota personale – La gestione di una moltitudine di dati è un affare assai impegnativo: ultimamente “l’informazione cresce in modo esponenziale, ma l’informazione utile cresce in modo lineare. Il rumore coprirà il segnale” (Charles Seife, giornalista laureato in matematica, Le menzogne del web, 2015, p. 118). D’altra parte già nel 2010, dopo il flash crash del 6 maggio, una ricerca dimostrò che circa “l’80 per cento di tutte le contrattazioni nominali sul mercato azionario americano proveniva da algoritmi di high frequency trading, che comprano azioni e le tengono per qualche microsecondo o al massimo pochi minuti prima di rivenderle per realizzare un profitto”. Tutto questo è stato reso possibile dalla velocità sempre più estrema di una gestione totalmente computerizzata (p. 170). Quindi è molto probabile un Big Crash entro la fine del 2016.

Nota organizzativa – Il fondatore di Amazon incentiva le innovazioni rendendole prioritarie: “Ora la risposta automatica per un’idea innovativa è sì. Spetta al manager o al responsabile dell’unità operativa motivare un rifiuto, il che deve avvenire con una relazione di due pagine” (p. 166).

Categorie: Cultura e Media, Europa
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