In ricordo di Tahir Elci

30.11.2015 - Murat Cinar

In ricordo di Tahir Elci
(Foto di Wikimedia Commons)

Tahir Elci, co-presidente dell’associazione degli avvocati di Diyarbakir, è stato assassinato in un agguato a Diyarbakir durante una conferenza stampa all’aperto nella quale voleva denunciare e condannare quanto accade da giorni in questa città:  la violazione dei diritti umani e il danneggiamento del tessuto storico e urbanistico.

Tahir Elci denunciava da tempo tali violazioni sistematiche. Il 29 novembre circa 50.000 persone hanno partecipato ai suoi funerali a Diyarbakir, esprimendo la loro rabbia verso il governo centrale ed il Presidente della Repubblica.

Turkan Elci, la moglie di Tahir, ha letto una breve lettera rivolta al marito, un uomo che ha dedicato tutta la sua vita privata e professionale a difendere il diritto alla vita di milioni di persone.

 L’esercito degli omicidi irrisolti gli darà il benvenuto. Come sempre si presenterà con gentilezza. Gli diranno: “Tutte le vittime degli omicidi irrisolti ti conoscono. Hai lavorato per noi tutta la vita. Ti abbiamo guardato da qui.

Gli domanderanno: “Adesso tu sei qui, ma là sono rimaste altre colombe con l’henné come te?” In quel momento calerà la sera sul viso sorridente di Tahir Elci e lui risponderà: “Cosa posso dirvi, nel luogo da cui provengo c’era solo una manciata di colombe, ma volteggiavano le aquile, i falchi e gli avvoltoi”.

Gli diranno: “Finora tu hai difeso noi e adesso chi ti difenderà?”. E lui risponderà: “Ho mia moglie, ho degli amici che la pensano come me. Oggi ho presentato la richiesta di cancellare il divieto di lasciare il  territorio nazionale. Ormai sono libero. Posso girare i continenti e i mari. Anche se l’udienza del processo su di me è stata rimandata a un’altra data avrò tutto il tempo per preparare la mia difesa”.

Tutte le vittime degli omicidi irrisolti lo accoglieranno e lo ringrazieranno. E lui dirà: “Mi poserò sulla cima del minareto a quattro zampe. La storia mi comprenderà. Addio ai media sporchi, alle televisioni che mi hanno minacciato, ai giornali che mi hanno definito come obiettivo. Addio anche a voi, coloro che non mi hanno compreso, non mi hanno voluto comprendere, o mi hanno criticato. Addio ai tavoli di tortura da cui sono passato. Addio ai bambini trovati morti sulle spiagge. Addio agli orfani delle vittime degli omicidi irrisolti. Addio a tutti quelli che mi hanno voluto bene e mi hanno sostenuto. Addio ai miei figli e addio a mia moglie”.

 

Categorie: Diritti Umani
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