La strada, Giappone: oggi ero venuto qui così arrabbiato…

04.09.2015 - Pressenza Hong Kong

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Greco

La strada, Giappone: oggi ero venuto qui così arrabbiato…

Nonostante l’opposizione della maggioranza del popolo giapponese, il governo porta avanti questa legge attraverso quella che è, senza dubbio, un’azione dittatoriale.
Ma questo spettacolo davanti a me in questo momento mi riempie davvero di speranza.
Se questo paese acconsentirà ad una dittatura o proteggerà la nostra democrazia fino alle estreme conseguenze ora dipende solo dalle nostre voci.

Qualche giorno fa, il primo ministro Abe, intervenendo in un programma su Internet, ha fatto questa analogia:
“Se il mio amico Aso, che è bravo nella lotta e mi spalleggia sempre, dovesse essere colpito all’improvviso da un teppista, sarebbe ragionevole per me combattere insieme a lui”.
Questo mi ha fatto rabbrividire.
Se continuiamo a utilizzare questa analogia, ecco quale sarebbe il resto della storia:
Supponendo che il nostro amico sia stato colpito e noi abbiamo combattuto contro il teppista, probabilmente quel teppista si ripresenterebbe con altri amici per attaccarci. A quel punto si innescherebbe un ciclo di violenze che coinvolgerebbe inutilmente altri, e persino gente che non c’entravano nulla finirebbero per perdere la vita.
Se dobbiamo utilizzare tale questa analogia, allora forse l’opzione migliore sarebbe la seguente: scoprire il contesto della situazione, come per esempio le ragioni per le quali sono diventati teppisti, e soprattutto perché hanno colpito il nostro amico Aso.

Dovrebbe essere compito del Giappone modificare la struttura della società che crea teppisti per evitare questo ciclo di violenza.
Per quanto riguarda chi sostiene questo disegno di legge, quello che dicono è corretto; è vero che la minaccia del terrorismo è in aumento.
Il terrorismo continua a privare i bambini del diritto a ricevere un’educazione, le donne della libertà di vivere con dignità, oltre a togliere ad altri la loro stessa vita.
Eppure, non erano nati come terroristi.
La causa e la responsabilità del perché sono diventati terroristi si trova prima di tutto nella società internazionale. Dopo gli attacchi del 9/11, nei quali 3.000 persone persero la vita, gli Stati Uniti, con il pretesto della giustizia, hanno tolto la vita a 1.300.000 persone.
I terroristi non hanno il monopolio della brutalità.
[ll ministro] può anche cercare di ingannare il popolo giapponese con questa analogia senza senso, raggirandoci sulla realtà, ma noi non ci faremo ingannare. Noi penseremo bene prima di agire.
Il signor Abe ha anche detto che il Giappone non deve solo fare affidamento sugli altri per difendersi, ma che deve a sua volta avere il coraggio di combattere.
Ma io non riesco assolutamente a convincermi ad approvare l’uccisione di persone in altri paesi.
Il mio cuore non potrebbe sopportare di spendere le preziose vite degli appartenenti alle nostre Forze di Auto-Difesa per qualcosa che neanche riguarda l’auto-difesa del Giappone.
Inoltre, non ho il potere di ricostruire le città distrutte dalle bombe.
Anche i bambini vengono feriti da armi costruite da aziende giapponesi.
Io non posso sopportare la responsabilità per il futuro di quei bambini.
Non posso neanche guarire l’infelicità di chi perde la propria famiglia.
Il primo ministro Abe può utilizzare parole dal grande potere persuasivo, come ‘responsabilità’, o ‘assolutamente’ o ‘sicuramente’, ma non può portarmi a pensare di assumermi responsabilità che so di non potermi assumere.
La Costituzione del Giappone, nella quale è contenuta la promessa di non entrare mai più in guerra, non riconosce la sua dittatura.
Se non è in grado di sostenere la sovranità del popolo giapponese, il rispetto dei diritti umani fondamentali e il nostro principio di pacifismo, allora lei non è il primo ministro di questo paese.
Fin quando questo paese rimane un paese demiocratico, abbiamo il diritto di rimuoverla dal potere.
Noi abbiamo il potere.
Lei si troverà senza lavoro quest’estate, e il Giappone compirà il 71esimo anno dalla fine della seconda guerra mondiale senza problemi.
Magari lei si sentirà fiero di sé, pensando di aver oggi compiuto qualcosa di grande, primo ministro Abe.
Ma la sua breve felicità verrà questa sera spazzato via dalle voci della gente presente qui. Ho visto al telegiornale che la Hibiya Open-Air Concert Hall di Tokyo era piena di persone che contestavano questa legislazione di guerra.
Ho visto uomini e donne anziani, con la loro fragilità, arrivare fin qui in questo gran caldo, scandendo slogan con le loro fragili voci e i pugni in aria per manifestare la loro opposizione alla guerra.
Il Giappone non è stato coinvolto in una guerra in tutti questi ultimi 70 anni grazie a queste persone, che in tutto questo tempo hanno lottato contro la guerra. Esse hanno conosciuto gli orrori della guerra, e hanno resistito per tutto questo tempo per il bene di tutti noi.
Non possiamo lasciare che ciò finisca qui, così.
Noi faremo proseguire questa era di pace post-bellica.
La storia ha dimostrato che la forza delle armi non ha mai preservato la pace, e continueremo con la forma più saggia e più nuova di sicurezza, quella che ci viene fornita dall’articolo 9 della Costituzione.
Io credo che il Giappone possa continuare a mostrare al mondo un nuovo modello di stato, quello che conserva la pace senza usare la forza.
Le politiche costruite sulla menzogna non durano a lungo.
È ora di finirla.
E iniziare una nuova era.
È il 15 luglio 2015 e sono contrario all’adozione forzata della legislazione di guerra.
Tomoka Terada, tradotto in inglese da Adam Goodwin

Copyright (C) 2015 Tomoka Terada, Adam Goodwin Tutti i diritti riservati.

Traduzione dall’inglese di Giuseppina Vecchia per Pressenza

 

 

Categorie: Asia, Pace e Disarmo
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