Domenica 14 giugno 2015, alla Casa della Cultura in Via Borgogna 3, ore 20.00, proiezione del docu-film con la partecipazione della regista Leslee Udwin

In anteprima per Milano, la Casa delle Donne presenta il docu-film India’s daughter, scioccante film/inchiesta che la regista Leslee Udwin ha realizzato sull’episodio di violenza di gruppo che nel dicembre del 2012 vide protagonista la studentessa Jyoti Singh.

L’episodio, di efferata brutalità, ha scosso la coscienza dell’India e per settimane il centro di Delhi è stato teatro di una forte protesta cui hanno preso parte in prima fila accanto alle donne moltissimi uomini. La forza e la durata delle proteste, i violenti scontri con le forze dell’ordine, hanno contribuito alla risonanza mediatica internazionale di un emblematico caso di violenza di genere.

Il documentario è stato bloccato dalla censura in India e la regista è accusata di turbativa di giudizio. Prodotto dalla BBC e distribuito in Italia da Berta Film, è in concorso al Biografilm Festival di Bologna il 13 giugno e verrà successivamente trasmesso da RAI 3 e RSI.

Introducono la serata per la Casa delle Donne Parisina Dettoni e Nicoletta Gandus.

Seguirà un dibattito con Leslee Udwin condotto da Daniela Bezzi e Cristina Cattafesta.

Promuovono la serata insieme alla Casa delle Donne: Casa dei Diritti, Casa delle Donne Maltrattate, Libera Università delle Donne, CISDA, Unione Femminile.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Si ringrazia per la collaborazione Stefano Mutolo (Berta Film) e il Biografilm Festival di Bologna.

Il Film

Il documentario India’s daughter, scritto e diretto dalla regista Leslee Udwin, è una straordinaria inchiesta sociale e psicologica sull’India urbana di oggi. Dalla casa di Jyoti Singh, dove dà voce al dolore dei genitori, agli ambienti dove vivono i parenti degli stupratori, la telecamera della Udwin si spinge fino all’interno del carcere di Tihar, dove gli stupratori sono detenuti dopo un giudizio di primo grado che li ha condannati alla pena di morte e sono in attesa del Processo di Appello. Parla per loro Mukesh Singh, l’autista del bus in cui quella notte si è consumata la mattanza. Ed è una rievocazione totalmente priva di responsabilità e di rimorso. Con freddo sguardo di sfida Mukesh dice: ”se non avesse fatto resistenza, non sarebbe finita così.., se invece di andare a spasso la sera con un amico fosse rimasta a casa, non avrebbe corso pericolo”.

Nelle intenzioni dell’autrice, che ha intervistato numerosi detenuti per stupro nello stesso carcere, il film è soprattutto un’inchiesta su ciò che accende nella testa di un uomo la pulsione predatoria nei confronti di una donna. E aspira a diventare strumento di presa di coscienza, all’interno della più ampia campagna rilanciata anche al recente Festival di Cannes (http://indiasdaughter.com/home/the-campaign/domestic-violence/).

La regista

Leslee Udwin, nata in Israele e vissuta in molti paesi, oggi risiede a Londra dove nel 1989 ha fondato la casa di produzione Assassins Films, che ha lanciato anche titoli di successo come East is EastWest is West e prima ancora il documentario inchiesta Who bombed Birmingham, che contribuì alla scarcerazione di sei cittadini irlandesi arbitrariamente accusati di azioni terroristiche. Con India’s daughter è alla sua prima regia.