Luis Silva: “I diritti umani sono una linea rossa invalicabile”

28.05.2015 - Mariano Quiroga

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Luis Silva: “I diritti umani sono una linea rossa invalicabile”
(Foto di La Rinconada Sí Se Puede)

Pressenza (programma radio “Continentes y contenidos”, Buenos Aires, Argentina) – Intervistiamo Luis Silva, eletto lo scorso fine settimana nella lista civica La Rinconada Sí Se Puede, di cui era capolista, insieme ad altri due candidati. La Rinconada è una località molto vicina a Siviglia, la capitale andalusa. Luis ha partecipato alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, che nel 2009 ha attraversato oltre cento paesi, lavora nell’ospedale pubblico di Siviglia e si è sempre schierato a favore dei più svantaggiati. E’ così che ti descrivi, immagino.

Luis Silva – Sí. Non vorrei sembrare pretenzioso, ma sono sempre stato umanista e ho sempre considerato l’essere umano la cosa più importante. Dunque cerco di adattare le mie azioni alle cose in cui credo. 

P – Vorrei condividere con te e con gli ascoltatori una breve descrizione di Ester Vivas nell’articolo “Barcellona, epicentro del cambiamento”, pubblicato su Pressenza (nell’edizione spagnola, N.d.T.), che credo sintetizzi molto bene il cambiamento che la Spagna sta vivendo. Poi vorrei sentire la tua opinione al riguardo:  “. Questo ‘sì, si può’ che ha risuonato per mesi nelle piazze e nelle strade dopo l’incancellabile Primavera Indignata del 2011, arriva ora come un terremoto nelle istituzioni, una cosa in precedenza inimmaginabile. La vittoria di Barcelona en Comú, capeggiata da Ada Colau, ha fatto saltare in aria la scacchiera politica. Abbiamo dovuto ascoltare per molto tempo radical-chic di diverso tipo accusare il 15M di essere estremista, antisistema e perdente, dicendo ‘se volete fare politica fondate un partito’, come se la politica fosse solo partitica, senza capire assolutamente niente di quello che ha significato la ‘sollevazione popolare’ degli Indignati; ora i peggiori incubi del sistema sono diventati realtà. Il discorso anti-egemonico lanciato in quel momento in molte piazze, capace di delineare  un nuovo immaginario collettivo, mostrando senza tanti giri di parole il legame tra crisi economica e sequestro politico e coinvolgendo come non era mai successo prima una maggioranza sociale colpita per tre lunghi anni dai tagli, oggi dà l’assalto alle istituzioni e dilaga oltre i limiti di ciò che ci avevano imposto come possibile. Non si trattava, come dicevano alcuni ‘tuttologi’, di uniformare l’eterogeneità  del movimento in un partito unico e fare le solite cose, ma di creare nuovi strumenti politici, metodologie, confluenze e processi per trasferire l’indignazione dalle strade alle istituzioni.  Si trattava di trasformare la maggioranza sociale colpita dalla crisi in maggioranza politica, senza dimenticare che ogni processo di cambiamento sociale viene dalla presa di coscienza collettiva, l’auto-organizzazione popolare e la mobilitazione sostenuta. Si trattava insomma di occupare le istituzioni, come prima si occupavano le piazze, per metterle al servizio dei ‘nessuno’. E questo è ciò che si è fatto.”

E questo è quello che ti toccherà fare, Luis. Come affronti questo impegno, come lo vivi a La Rinconada?

LS – Lo vedo come un momento appassionante. Per anni c’è stata una rottura tra la politica formale e la realtà della strada, con una democrazia formale che non convince più nessuno.  In questa parte del pianeta sta saltando in aria tutto. La gente reclama una democrazia reale, reclama una vera partecipazione,  reclama la fine della corruzione, reclama la possibilità per il cittadino di occupare il posto che gli spetta. Sono molto felice perché aspettavo questo momento da molti anni. Ora entriamo nelle istituzioni per fare quello che facciamo da anni: dire la verità, portare l’informazione per strada, portare la democrazia reale nelle piazze, nei forum, perché la gente possa davvero decidere. Sono anni che la democrazia non esiste più, che si riduce a votare ogni quattro anni e questo non basta da tempo. Quindi per noi si tratta di una grande sfida, di un momento difficile, ma molto appassionante.

P – E’ molto interessante che la gente abbia appoggiato queste liste civiche: immagino che non abbiate avuto grandi finanziamenti per la campagna elettorale e abbiate fatto tutto con il passaparola.

LS – Sì, abbiamo dichiarato fin dall’inizio che non avremmo accettato soldi dalle banche o dalle grandi imprese. Per darti un’idea, noi abbiamo speso 3.000 euro, i partiti tradizionali tra 35.000 e 40.000 e abbiamo comunque eletto tre consiglieri e tutto in un clima di enorme allegria. Il futuro dipende da te e noi siamo scesi per strada con molta allegria. Quello che è successo qui, in molti comuni e in grandi città come  Madrid o Barcelona è stato spettacolare. Credo che questo rappresenti un cambiamento inarrestabile. Mi sono ricordato in qualche modo della nuova sensibilità annunciata da anni da Silo, il maestro, scrittore e filosofo che ci ha ispirato, convinto che la gente stesse già cambiando. Questo cambiamento esiste già e forse siamo stati noi a non vederlo e articolarlo. Ora comprende molta gente di differente sensibilità, che però ha tre o quattro punti in comune, ossia: le persone sono la cosa più importante, la democrazia dev’essere una democrazia reale, nella democrazia non c’è posto per la corruzione e la mancanza di decenza e i diritti umani sono una linea rossa invalicabile. Ci siamo messi d’accordo in base a questi punti in comune e la partecipazione è quanto di più vario si possa immaginare – anziani, giovani, gente con moltissima formazione e gente che ne è del tutto priva. E’ un momento davvero appassionante, che può estendersi in fretta al resto del pianeta.

P – In effetti gli Indignati sostenevano che mancava proprio un’articolazione politica e ora questa appare con Podemos, Barcelona en común e tutte le liste civiche presenti in Spagna, che in molti casi hanno ottenuto risultati sorprendenti. Mi sembra che si cominci a considerare la politica come uno strumento di possibile trasformazione. Ora bisognerà vedere se ci sarà un appoggio popolare sufficiente ad affrontare i poteri stabiliti, che non vorranno certo farsi da parte.

LS – Chiaro, ci aspettiamo tutti i tipi di gioco sporco e campagne di diffamazione, come è già successo. Gli stiamo rovinando gli affari, sottraendogli il pubblico, che invece appartiene a tutti. Non sarà facile per loro, però, perché la gente è ben disposta verso il cambiamento. E’ stanca, perché viviamo nel cosiddetto “stato sociale”, ha fatto quello che si supponeva dovesse fare perché tutto funzionasse bene e all’improvviso si è sentita ingannata. Noi abbiamo fatto la nostra parte e il potere ci ha ingannati. La gente ha lavorato, è andata avanti, ha fatto quello che si supponeva dovesse fare e all’improvviso si ritrova a non arrivare alla fine del mese, a non avere da mangiare, i figli non possono studiare, la banca si è presa tutti i suoi risparmi e l’ha imbrogliata facendole firmare cose che non doveva firmare. Dunque è tutto un momento nuovo e io credo che sarà una festa, lo si sente già.

P – Tu lavori nel campo della sanità e immagino avrai visto l’effetto dei tagli sulla popolazione. L’anno scorso in Continentes y contenidos abbiamo dato molto spazio alla Marea Bianca, le proteste nel settore sanitario. Anche in Andalusia è stato uno dei settori più colpiti?

LS – Chiaro! È stata ancora più dura perché tutte le risorse sottratte al settore pubblico finivano misteriosamente in quello privato. Ossia, mentre si chiudevano gli ospedali pubblici, quei soldi finivano in mani private perché costruissero i loro ospedali.  Mentre si sottraevano fondi all’istruzione pubblica si finanziava quella privata. E’ stato tutto un processo di privatizzazione e smantellamento dei beni comuni; veniva da lontano, ma era più sotterraneo, mentre in questo periodo di crisi è diventato spietato. A quel punto la gente si è sollevata e ha reagito. Ora stanno facendo l’ultimo tentativo, dicono di non preoccuparsi, che la crisi è passata e le cose miglioreranno, ma la gente è molto, molto indignata. Soprattutto nel campo della sanità, dell’educazione e della qualità della vita (gli stipendi, il prezzo degli alimentari) si è notato molto, molto.

P – Ora Mercedes Pérez vorrebbe farti una domanda: Luis, tu sottolinei molto il concetto di democrazia reale, la necessità che la democrazia arrivi alla gente e ci sia una vera partecipazione. Quali sono i mezzi per convertire questa democrazia formale in una democrazia reale? Perché a volte è una cosa molto difficile da mettere in pratica.

LS – Abbiamo messo a punto un programma che si chiama Demo 4.0, che puoi trovare in Internet, o puoi scrivermi e io ti mando tutta l’informazione. Abbiamo elaborato un sistema con cui i cittadini non solo votano ogni 4 anni, ma possono anche partecipare a tutte le votazioni del Comune. Un cittadino può eleggere il sindaco, come succede adesso, ma ogni volta che si deve prendere una decisione, se lo desidera potrà votare da casa, in Internet o di persona, sì o no al riguardo.

Quando parliamo di democrazia reale parliamo della possibilità che la gente decida e non si limiti a decidere che partito la rappresenta, ma possa decidere in ognuna delle questioni affrontate dal governo locale, da quello delle autonomie e dal governo nazionale. Insomma, la gente sceglie un partito e poi questo fa le leggi, ma queste leggi devono essere votate allo stesso tempo dai cittadini. Un partito che vince le elezioni non ha per questo carta bianca per i quattro anni successivi, come sta succedendo adesso. Nella meccanica reale i partiti presentano programmi che poi non realizzano e poi torniamo a parlarne dopo quattro anni. Noi diciamo che questa non è una democrazia reale, che questa è una democrazia formale. In una democrazia reale bisogna poter votare su ogni decisione: per esempio se un partito che non prevedeva nel suo programma la partecipazione a una guerra, poi la propone al Parlamento, la gente potrebbe votare sì o no e il suo voto si dovrebbe detrarre da quello del parlamentare votato da quei cittadini. E’ una cosa ingegnosa e magnifica, che dovremmo portare in Argentina e in tutti i paesi che lo desiderano. E’ una maniera di plasmare le regole della democrazia.

P – Sì, con le reti sociali questo diventa molto più facile. Personalmente c’è una cosa che mi è piaciuta molto della tua campagna elettorale e anche di quella di Ada Colau, ossia tenere un diario di tutte le riunioni realizzate. Ada era candidata a sindaco di una grande città come Barcellona, si è incontrata con tutti i settori imprenditoriali più importanti, che cercavano di imporle dei temi nel suo programma e lei raccontava ogni giorno quello che era successo in queste riunioni, in modo che ci fosse una trasparenza totale. Mi pare che anche questo faccia parte della democrazia reale.

 LS – In effetti tutto quello che fa chi ricopre una carica pubblica dovrebbe essere trasparente. Quello che fa nella sua vita privata è personale, ma i bilanci dovrebbero essere trasparenti, i conti correnti dovrebbero essere accessibili a tutti i cittadini, visto che si tratta dei nostri soldi. Dunque perché tanta paura? D’accordo, può esserci uno spazio minimo per le questioni di sicurezza, ma tutto il resto dovrebbe essere accessibile. Perché no? Cosa c’è da temere? Finora abbiamo avuto una democrazia formale, in cui si delegava ad altri il potere di fare le cose. Noi diciamo che questo potere che si delega a qualcuno, un atto che sembra inevitabile, lo si delega non nei quattro anni in cui questo qualcuno resta in carica, ma fino al momento in cui c’è da prendere una decisione. Se uno considera una legge così importante da voler intervenire, allora interviene, sottrae il voto al parlamentare che ha eletto e vota direttamente. In questo modo se domani il governo spagnolo decidesse di partecipare alla guerra in Iraq, invece di scendere in strada a manifestare i cittadini potrebbero votare no il giorno in cui si discute la legge. E così non si andrebbe in guerra. E’ un meccanismo facile ed economico da realizzare.

P – Non è complicato come vogliono farci credere.  Quanti consiglieri ha il Comune di La Rinconada?

LS –Noi ne abbiamo eletti tre, però va ricordato che abbiamo avuto delle difficoltà, perché non è stato possibile presentarci come Podemos, ma solo come un gruppo di elettori. Abbiamo creato la lista in due mesi, in due mesi abbiamo organizzato un gran casino e ora c’è una grande aspettativa. Abbiamo avuto degli eletti nella maggior parte dei comuni in cui ci siamo presentati. E’ l’inizio di un fenomeno molto  importante, che influenzerà senza dubbio gli altri paesi, soprattutto quelli amici come l’Argentina e tutto il Sudamerica.

P – Grazie Luis per questa chiaccherata. Congratulazioni e auguri. Speriamo che tu possa raccontarci i progressi che si realizzeranno a La Rinconada.

LS – Ma certo! Sono a vostra disposizione, quando volete. Vi racconteremo come avanza la democrazia reale.

Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo

Categorie: Europa, Interviste, Politica, Umanesimo e Spiritualità
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