Amori, tradimenti e fine delle relazioni

11.02.2015 - Damiano Mazzotti

Amori, tradimenti e fine delle relazioni
(Foto di Raffaello Cortina)

 

 

“Amore e tradimento” dell’antropologo Robin Dunbar è un saggio molto approfondito e meditato che prende in esame le relazioni intime (Raffaello Cortina, 2013, 260 pagine effettive, euro 23).

 

In molte culture esistono ancora i matrimoni combinati, dove molte persone finiscono per innamorarsi dopo alcuni mesi o alcuni anni. O perlomeno si può affermare che l’abitudine della convivenza rafforza la relazione. Del resto gli esseri umani si abituano ai dittatori e ai carcerieri (sindrome di Stoccolma), per cui col tempo qualsiasi donna può trovarsi a suo agio con un perfetto sconosciuto, magari poco educato. Invece “Noi dell’Occidente postromantico supponiamo di poter scegliere di chi innamorarci e con chi sposarci. In realtà, però, la nostra scelta… è un po’ casuale e decisamente limitata; dopo tutto, prima di scegliere il nostro (o la nostra) partner, raramente esaminiamo più di una manciata di potenziali concorrenti. Molti di noi si accontentano, magari malvolentieri, di quello che riescono a ottenere”. Secondo alcuni studi circa “il 70 per cento di noi incontra il futuro partner attraverso un membro della famiglia, un amico o un amico di un amico”.

Inoltre circa la metà delle relazioni intime non dura per sempre: in Europa e in America dal 30 al 50 per cento dei matrimoni finiscono con un divorzio e molte relazioni parentali e amicali si possono interrompere per sempre o quasi. Naturalmente “Quand’anche una relazione con un partner sia destinata a durare solo per un breve periodo prima di passare a un nuovo compagno, ogni volta si deve credere che il nuovo partner sia quello perfetto”. Anche le amicizie e i rapporti familiari possono finire per svariati motivi. Di solito le amicizie vanno curate di più, mentre alcuni rapporti con i parenti possono essere trascurati per molto tempo.

Comunque le cause delle rotture delle relazioni strette si possono suddividere in quattro generi: “insulti (espressi in pubblico o privato), assenze a eventi importanti (come i compleanni), diffusione di falsità e maldicenze, e rimostranze (biasimo) per cattivi comportamenti… La causa successiva più comune è la rivalità di qualche tipo: l’essere amichevole verso un nemico o avere una competizione diretta per un partner sessuale”. Gli attacchi all’autostima di una persona sembrano spiegare circa l’80 per cento delle rotture, mentre “le cause più pratiche, come debiti non pagati”, vengono tirate in ballo solo in una minoranza di casi (circa il 5 per cento).

Naturalmente molte relazioni di coppia finiscono a causa della violenza espressa da un partner, di solito un uomo, poiché nonostante l’educazione, “l’aggressività e la violenza non sono mai molto al di sotto della superficie”, soprattutto tra le persone che per svariati motivi si sono dovute accontentare di quello che il destino a fatto passare sotto i loro occhi. Del resto “La vita è troppo breve per perdere tempo a cercare il partner perfetto o la partner perfetti. C’è un fondamentale compromesso fra continuare a cercare per sempre e occuparsi soprattutto dell’attività biologica” principale: “la riproduzione… non importa troppo con chi ti riproduci, purché si riesca a ottenere un corredo di geni per metà decente e non si sia sterili”. In effetti moltissime relazioni durano appena tre o quattro anni, e alcune relazioni finiscono molto male (con il ferimento o la morte di un partner, di un figlio o di tutti i membri più stretti di una famiglia).

Tutte le scelte comportano dei rischi e alcune simulazioni al computer sembrano dimostrare che la strategia “Prova una dozzina” sia la più vantaggiosa. Quindi le persone dovrebbero sperimentare più partner nel corso della loro giovinezza e della loro vita, in modo da riuscire a trovare il partner più adatto. In realtà anche se una persona impegna molto tempo nella ricerca e riesce a trovare un partner perfetto, è molto probabile che questa persona sia già impegnata con un partner migliore.

 

Robin Dunbar insegna Antropologia evoluzionistica all’Università di Oxford e il suo principale interesse di ricerca è legato all’evoluzione della socialità. Nel 1998 è diventato membro della British Academy (www.britac.ac.uk).

 

Appendice – La coppia prevalentemente monogamica della specie umana sembra essersi evoluta con la funzione principale di garantire una buona guardia del corpo alla femmina, in modo da “risolvere un problema di molestie maschili e di rischi di infanticidio” nei gruppi umani in via di allargamento, formati da circa 150 persone per ogni comunità, con la presenza di almeno una ventina di maschi maturi e predisposti all’accoppiamento (p. 254). Anche nelle culture dove esiste la poligamia (il 75 %), la maggior parte degli uomini si può permettere il carico di figli di una sola moglie e le femmine umane hanno cercato di scegliere dei maschi con tendenze monogamiche in grado di difenderle, in modo da non essere costretta ad accoppiarsi con i maschi più violenti che ricorrevano ai matrimoni forzati e allo stupro. In molti casi le ragazze e le donne non hanno potuto scegliere e il loro utilizzo come merce di scambio o come mezzo di scambio sociale e politico tra famiglie, tra clan e tra tribù, può spiegare l’alto tasso di violenza presente in molte società umane.

Naturalmente anche il maschio trae i suoi vantaggi e la continua presenza a fianco della donna consente un grado di vigilanza così alto da limitare al minimo i rischi del tradimento della femmina con un altro partner. Inoltre per alimentare e per crescere i piccoli per molti anni è necessario un grado di cooperazione molto alto tra gli esseri umani. Però sono le donne “a impegnarsi più degli uomini nel costruire e nel mantenere in vita relazioni amorose” (p. 252). D’altra parte la presenza familiare del maschio non è fondamentale, poiché in molte società matrilineari i bambini possono essere seguiti dalle sorelle e dai fratelli della madre o più spesso dalla nonna.

Comunque in molte società è stato dimostrato che le donne sole ricevono fino a “cinque volte più molestie sessuali rispetto alla donne impegnate, anche tenendo conto dell’età, del reddito, dello stile di vita e dell’esposizione al rischio” (Margo Wilson e Susan Mesnick).

Purtroppo gli eccessi della guardia del corpo possono uccidere: in oltre l’80 per cento dei casi delle donne uccise dal loro partner la causa è stata la gelosia (reale o presunta) o la paura dell’uomo di essere abbandonato (Margo Wilson e Martin Daly).

Categorie: Cultura e Media, Europa
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