Come di consueto ecco anche questa settimana la raccolta dei nostri migliori articoli: news, approfondimenti, opinioni, traduzioni, interviste e recensioni. Tutto quello che è accaduto nel mondo con uno sguardo sempre attento alle realtà della pace e della nonviolenza. Continuate a seguirci anche sul nostro canale You Tube, sulla nostra pagina Facebook e sul nostro profilo Twitter.

Il video della settimana

Dopo l’attentato al settimanale satirico Charlie Hebdo e dopo i crudi eventi delle ore successive, l’11 gennaio si sono mobilizzate circa quattro milioni di persone sul territorio francese di cui oltre un milione e mezzo era presente a Parigi. Andando oltre la partecipazione dei leader di vari paesi del mondo, per alcuni dei quali si è trattata chiaramente di una presenza formale e ipocrita, il corteo ha visto la partecipazione sentita e composta di una marea umana composta da gente comune che ha voluto esserci per rafforzare il valore della solidarietà e per evidenziare la valenza della condivisione. Le Monde ha preparato un video in timelapse che mostra il riempirsi della piazza de la République da dove è partito il corteo giunto sino a Place de la Nation.

News

Foto di Moulaye Messoud - facebook

Foto di Moulaye Messoud – facebook

Mauritania: agli antischiavisti 2 anni di carcere: Giovedì 15 gennaio il tribunale di Rosso, a sud della Mauritania, ha emanato il verdetto del processo contro 10 attivisti anti-schiavitù detenuti nel carcere cittadino, arrestati lo scorso 11 novembre nell’ambito di una carovana pacifica per il diritto alla terra dell’etnia harratin. Il presidente di IRA Mauritania Biram Dah Ould Abeid, attivista di fama internazionale, premio Onu per i diritti umani 2013 e candidato alle scorse elezioni presidenziali, è stato condannato a due anni di carcere per “appartenenza ad un’organizzazione non riconosciuta”. Stessa condanna anche per il vicepresidente della stessa Iniziativa per la Rinascita del Movimento Abolizionista, Brahim Ould Bilal Ramdane, e per Djiby Sow, alla guida di Kawtal Ngam Yellitaare. (Di Redazione Italia)

“Sii Charlie anche qui”: presidente del Benin contestato in tv: Appena pochi giorni fa era stato in prima fila alla manifestazione di Parigi a sostegno della rivista Charlie Hebdo e della libertà di stampa: una volta tornato in patria, però, Thomas Boni Yayi, presidente del Benin, è stato attaccato proprio su questo tema addirittura sulla tv pubblica ORTB. “Oltre che a Parigi, signor presidente, sia Charlie per i giornalisti dell’ORTB”, ha detto durante il notiziario delle 23 di lunedì scorso il noto giornalista locale Ozias Sounouvou. “Liberi l’ORTB per dei dibattiti con contraddittorio, permetta la libera espressione sulla rete pubblica”. Nessuna reazione, per ora, dalla presidenza, mentre su Facebook è nata una pagina di solidarietà con il mezzobusto televisivo. (Di MISNA Missionary International Service News Agency)

Studenti messicani ‘desaparecidos’, arresti e nuove incriminazioni: Sono 97 le persone arrestate sinora in relazione ai fatti violenti occorsi il 26 settembre scorso a Iguala, nello stato meridionale di Guerrero, dove dopo una violenta operazione di polizia mancano ancora all’appello 42 studenti – erano 43, uno è stato ritrovato nel frattempo il cadavere – della Escuela Normal di Ayotzinapa. Il capo della sezione criminale della Procura generale della Repubblica del Messico, Tomás Zerón de Lucio, ha comunicato ai familiari dei ‘desaparecidos’ che sono stati emessi altri 45 mandati di cattura: fra questi ce n’è un altro per “sequestro di persona” a carico dell’ex sindaco di Iguala, José Luis Abarca Velázquez, agli arresti dal 5 novembre e detenuto in un carcere di massima sicurezza. (Di MISNA Missionary International Service News Agency)

Non una frustata di più, libertà per Raif Badawi: Giovedì 15 gennaio 2015 alle 11 Amnesty International Italia svolgerà un sit-in di fronte all’Ambasciata dell’Arabia Saudita a Roma (via Pergolesi 9), per chiedere l’annullamento della condanna a 10 anni di carcere e a 1.000 frustate inflitta a Raif Badawi, il blogger dissidente giudicato colpevole nel settembre 2014 di aver offeso l’Islam sul suo forum online “Liberali dell’Arabia Saudita”. È previsto che le 1.000 frustate siano eseguite con scadenza settimanale, 50 per volta. Le autorità saudite hanno reso noto che la seconda serie, dopo quella di venerdì 9, avverrà il 16 gennaio in una pubblica piazza di Gedda. Fino a quando la fustigazione pubblica di Badawi, che ha compiuto 31 anni martedì 13 gennaio, andrà avanti, Amnesty International Italia ha deciso di protestare, alla vigilia di ogni nuova sessione di frustate, di fronte all’ambasciata dell’Arabia Saudita. (Di Amnesty International)

I danni provocati dall'attacco di Boko Haram visti dal satellite

I danni provocati dall’attacco di Boko Haram visti dal satellite. Foto di Amnesty International

Amnesty: danni di attacco Boko Haram visti dal satellite: Una serie di immagini satellitari diffuse oggi da Amnesty International forniscono la scioccante e inconfutabile prova della dimensione dell’attacco portato da Boko haram la scorsa settimana sulle città diBaga, a 160 chilometri di distanza da Maiduguri, e Doron Baga(conosciuta anche come Doro Gowon, a due chilometri e mezzo da Baga). Le immagini riprese rispettivamente il 2 e il 7 gennaio, prima e dopo l’attacco, mostrano i terribili effetti dell’attacco di Boko haram, che ha danneggiato o completamente distrutto oltre 3700 strutture. Nello stesso periodo il gruppo armato ha attaccato altri centri abitati. (Di Amnesty International)

Petrolio, segnali d’allarme dagli Stati Uniti: USA: Jeffrey Gundlach, Martedì 13 Gennaio durante un importante incontro annuale ha affermato che vi è la seria possibilità di un vero e proprio crollo degli investimenti e un repentino aumento della disoccupazione se il prezzo del petrolio dovesse rimanere all’attuale livello. Gundlach, ha previsto inoltre la possibilità di un crollo verticale dei rendimenti dei titoli di Stato che potrebbero perdere anche fino a un 35% del loro valore. Se ciò avvenisse in pratica i titoli emessi invece che essere fonte di guadagno come lo sono stati in questi ultimi anni diventerebbero immediatamente titoli spazzatura. (Di Redazione Italia)

Algeria: proteste contro il piano del gas di scisto: “Disubbidienza civile” è lo slogan scelto da un movimento di protesta nato nel sud dell’Algeria contro un piano miliardario per lo sfruttamento del gas di scisto. Manifestazioni si sono tenute ieri nella città di Tamanrasset: circa mille persone hanno sfilato in segno di solidarietà con gli abitanti di In Salah, capoluogo della zona dove si dovrebbero concentrare le attività di sfruttamento. Le tecniche di estrazione del gas di scisto suscitano timori per le conseguenze ambientali, in particolare il rischio di avvelenamento delle falde acquifere. Sonatrach, il gruppo energetico di Stato dell’Algeria, ha annunciato un piano di investimenti da 70 miliardi di dollari in 20 anni. (Di MISNA Missionary International Service News Agency)

Indiani brasiliani vincono storica battaglia: Le tribù indiane del Brasile sono riuscite a impedire al Congresso di controllare il futuro delle loro terre e festeggiano una vittoria di portata nazionale. Dopo mesi di forti proteste da parte di migliaia di Indiani provenienti da decine di tribù, è stata respinta la proposta di modifica costituzionale che mirava a dare al Congresso potere nella demarcazione dei territori indigeni. La settimana scorsa, decine di Indiani si sono recati a Brasilia e sono entrati nel palazzo del Congresso per far sentire la loro voce. Durante la manifestazione sono state arrestate cinque persone, poi rilasciate. Se fosse stato approvato, l’emendamento costituzionale, noto come “PEC 215”, avrebbe ostacolato e ritardato ulteriormente il riconoscimento e la protezione delle terre ancestrali indigene, da cui dipende la sopravvivenza delle tribù. (Di Survival.it)

Opinioni

Foto di Dario Lo Scalzo

Foto di Dario Lo Scalzo

Rischi Globali 2015: i conflitti internazionali prima minaccia alla stabilità mondiale: Il 15 gennaio 2015 è stata presentata a Londra la decima edizione del rapporto Global Risks 2015 realizzato dal World Economic Forum. Il report, che è il risultato di studi e pareri di 900 analisti ed esperti di vari ambiti e paesi, valuta annualmente i principali rischi mondiali sotto due prospettive, quella legata alla loro probabilità di avverarsi e l’altra legata all’impatto potenziale che potrebbero avere in un orizzonte temporale di dieci anni. Per l’anno in corso gli analisti hanno preso in considerazione 28 rischi globali e li hanno raggruppati in cinque categorie: economia, ambiente, geopolitica, società e tecnologia. Dallo studio effettuato si evince chiaramente come nel 2015 i rischi geopolitici ritornano in maniera preponderante a fare da protagonisti del palcoscenico mondiale dopo alcuni lustri in cui erano fuoriusciti da classifiche di questo genere. (Di Dario Lo Scalzo)

L’arroganza dell’Occidente e il ruolo dell’informazione libera: La manifestazione di domenica 11 gennaio 2015 a Parigi ha segnato un punto di svolta dopo l’eccidio nella redazione di Charlie Hebdo e i morti dei giorni seguenti: basta con le manifestazioni spontanee, improntate al dialogo e al rifiuto dell’odio e della violenza e avanti con la politica, le misure di sicurezza e le missioni militari “per combattere il terrorismo”, come l’invio della portaerei Charles de Gaulle per le operazioni contro lo stato islamico in Iraq annunciato da Hollande. Un’immagine più di tutte illustra questa sterzata: la fila di capi di stato e governo in apparenza alla testa del corteo e in realtà separati dal resto dei manifestanti da un grande spazio vuoto. (Di Anna Polo)

Renzi, ovvero la notte della politica: Il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea, appena concluso, era stato salutato dai media come foriero di speranze e opportunità per il nostro paese. In realtà, come era ampiamente preventivabile da una lucida analisi, non ha prodotto alcun risultato. Le istituzioni europee non lasciano alcuna possibilità ai singoli stati di incidere significativamente e di scegliere l’indirizzo politico. Quelle nazionali, invece, sono sempre più prigioniere di poteri non soggetti ad alcun tipo di controllo democratico. (Di Matteo Volpe)

Siamo tutti nigeriani: Le stragi commesse in Nigeria dall’organizzazione terrorista “Boko Haram” convocano l’umanità intera ad esprimere una concreta e adeguata solidarietà alla popolazione vittima di tanta violenza, di tale orrore. Così come abbiamo espresso la doverosa solidarietà alle vittime degli attentati di Parigi occorre esprimere altrettanta solidarietà alle vittime dei massacri in Nigeria, che si consumano nell’effettuale indifferenza della comunità internazionale, dell’opinione pubblica, della società civile globale. La vita di ogni essere umano ha un valore infinito. Indipendentemente dal luogo in cui vivono o dalle loro caratteristiche individuali, tutti gli esseri umani sono eguali in diritti, tutti gli esseri umani hanno diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà. (Di Peppe Sini)

Foto di Dario Lo Scalzo

Foto di Dario Lo Scalzo

Chi è un terrorista?: Le immagini dell’enorme manifestazione dell’11 gennaio a Parigi suscitano due reazioni opposte: da una parte commozione per la quantità di gente comune che ha voluto testimoniare con la sua presenza il rifiuto dell’odio e della violenza, dall’altra indignazione per quella prima fila di “grandi” solo in apparenza diversissima dai terroristi col kalashnikov. Se intendiamo per terrorista una persona che nutre il più assoluto disprezzo per la vita e la dignità altrui, che per i propri fini e interessi è pronta a compiere azioni spietate, con conseguenze gravissime per centinaia di migliaia di suoi simili, giustificandole con necessità superiori e regole da rispettare, allora possiamo tranquillamente inserire in questa categoria leaders presenti alla manifestazione di Parigi come l’inglese Cameron, lo spagnolo Rajoy e il greco Samaras, tanto per citarne alcuni. (Di Anna Polo)

“Pecunia non olet” ovvero il denaro non ha odore: Solo due giorni dopo l’attentato sono cominciate ad apparire sui siti di vendita on line magliette, borse profumi cappelli e molto altro con la scritta “Je suis Charlie” contemporaneamente le quotazioni delle vecchie edizioni del giornale di Charlie Hebdo hanno cominciato a salire vertiginosamente su E-bay. Così adesso, sugli stessi siti di vendita on line dove si fa apologia della guerra vendendo baschi, medaglie militari, vestiario paramilitare e armi da “softair” è possibile acquistare un bel gadget riportante la scritta “Je suis Charlie”. (Di Luca Cellini)

Parlamento Europeo, in marcia verso una nuova guerra fredda: Nel pomeriggio del 15 gennaio il parlamento Europeo ha approvato una mozione in 28 punti, un documento che in pratica ci porta a passo di marcia dritti verso una nuova guerra fredda nei confronti della Russia. Leggendo all’interno della mozione approvata dal parlamento Europeo, oltre alla conferma del rinnovamento delle sanzioni verso la Russia vi si possono trovare alcuni punti che di sicuro raffredderanno ulteriormente i rapporti con Mosca e faranno alzare il livello di tensione generale: Al punto 5 “ Si condanna energicamente la politica definita aggressiva ed imperialista della Russia, che costituisce una minaccia per l’unità e l’indipendenza dell’Ucraina e rappresenta una minaccia potenziale per l’Unione Europea.” (Di Luca Cellini)

La radice della violenza: C’è una circolare datata 9 Gennaio, proveniente direttamente dall’Assessorato all’Istruzione della Regione Veneto firmata da Elena Donazzan ed indirizzata a tutti i dirigenti scolastici della Regione. Nell’oggetto si legge: “Terrorismo islamico parliamone soprattutto a scuola”. La comunicazione inizia con il classico cappello ideologico in cui si citano i principi fondanti della nostra civiltà basati su fondamenti di tolleranza, uguaglianza libertà e fratellanza. Terminato il dovuto antefatto, la circolare comincia col sottolineare l’enorme distanza culturale fra la nostra civiltà e quella degli Stati a matrice islamica, ponendo l’accento, sulla pericolosa vicinanza geografica che abbiamo con essi. Si continua marcando le differenze e parlando di “una cultura (chiaramente riferita a quella islamica) che predica l’odio verso la nostra cultura, la nostra mentalità, il nostro stile di vita,” odio che si manifesta “fino ad arrivare all’estremo gesto terrorista”. (Di Luca Cellini)

Approfondimenti

Foto di Dario Lo Scalzo

Foto di Dario Lo Scalzo

Clima: il cambiamento è nell’aria?: Nel settembre del 2014 all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di New York si è tenuto il Summit sui cambiamenti climatici. Un vertice nel quale si sono riuniti oltre 120 capi di Stato e molti altri leader politici e che ha visto inoltre la partecipazione di diverse organizzazioni internazionali, di rappresentanti della società civile, del mondo imprenditoriale, di quello della finanza e di differenti comunità. Si è aperta da allora una nuova sfida al Clima e al cambio climatico che ha condotto nell’immediato alla Conferenza di Lima dello scorso dicembre 2014 per poi condurre, in dicembre 2015, verso la Conferenza di Parigi che dovrebbe segnare (il condizionale è d’obbligo) una tappa determinante per l’intero scenario internazionale. (Di Dario lo Scalzo)

Il processo farsa alle buone intenzioni contro IRA Mauritania: Quello che verrà espresso domani nella località di Rosso a sud della Mauritania, presso il Palazzo di Giustizia Centrale dello stesso luogo, sarà il classico processo alle intenzioni, proprio nel senso standard dell’espressione. C’è un paese, la Mauritania, ai più sconosciuto, a cinque ore di aereo dall’Italia, dove ancora oggi si nasce schiavi per il colore della propria pelle. C’è lì un uomo nero, figlio di una schiava affrancata, che in pochi anni e senza mezzi se non quello della parola, rischiando tutto, gira il paese prima e il mondo dopo con l’obiettivo di informare il “mondo libero” che il fenomeno della schiavitù non è mai finito. Insieme a lui, c’è un folto gruppo di persone, molti sono giovani che decidono che la causa di Biram Dah Abeid va appoggiata nonostante i rischi. (Di Ivana Dama)

Il sogno curdo: L’attentato terrorista a Parigi, sta scatenando in Europa il rifiuto della convivenza coi musulmani. Qui in Iraq – e più precisamente in Kurdistan – si vedono le cose con più sfumature: c’è la condanna della violenza settaria, ma vi sono anche spiragli di amicizia tra religioni. Verso sera mons. Rabban al-Qas, il vescovo di Duhok, ci accompagna a presentare le condoglianze a una famiglia musulmana, il cui parente è morto. Il vescovo conosce questa famiglia dagli anni ’70, da quando questi musulmani curdi, perseguitati da Saddam Hussein, sono stati cacciati da Baghdad. Alcuni di loro hanno passato lunghi periodi in prigione. Mons. Rabban li ha accolti e aiutati a insediarsi nel villaggio dove vivono tuttora, costruendo anche le loro case. La loro gratitudine per il vescovo è grande e lo trattano come un membro della loro famiglia. I figli più giovani lo chiamano “mio zio vescovo”. (Di Bernardo Cervellera)

La guerra genera guerra: non si tratta dell’Islam: Non si tratta dell’Islam, anche se i media e i militanti che attaccano gli obiettivi occidentali dicono questo. In effetti non è si è mai trattato di questo. Ma è stato importante per molte persone fondere la politica con la religione, in parte perché è comodo e auto-convalidante. Prima cosa, chiariamo alcuni punti. L’Islam ha messo in moto un sistema per abolire la schiavitù più di 1.200 anni prima che il commercio degli schiavi raggiungesse il suo picco nel mondo occidentale. Liberare gli schiavi, che erano proprietà di tribù arabe pagane, era un tema ricorrente nel Corano, sempre legato ai segni più elementari di pietà e virtù: Le elemosine sono per i bisognosi, i poveri, per quelli incaricati di raccoglierle, per quelli di cui bisogna conquistare i cuori, per il riscatto degli schiavi, per quelli pesantemente indebitati, per la lotta sul sentiero di Dio e per il viandante. Decreto di Dio! Dio è saggio, sapiente”. (Corano, 9:60). (Di Ramzy Baroud per Z-Net)

Traduzioni

Pittura murale a Caracas

Pittura murale a Caracas

Decolonizziamo la nostra soggettività: Se la cultura imperante da una parte banalizza la morte, mostrandola come inevitabile per i poveri e i diseredati di questo mondo, e riferendosi alle vittime come “danni collaterali”, rendendole così anonime e invisibili, dall’altra santifica quelle morti che agli occhi dei mezzi di comunicazione di massa devono andare in prima pagina e meritano tutte le lacrime possibili. Ci sono morti, dunque, considerati nulli, e altri la cui importanza viene esaltata. Ho scelto il momento sbagliato per sollevare questa questione, perché il sistema nervoso umano è alterato, i nervi sono a fior di pelle, siamo tutti pronti a riempirci gli occhi di lacrime per i morti in prima pagina. E sono giuste, queste lacrime, perché qualsiasi morte violenta, qualunque morte evitabile è abominevole e merita, oltre al nostro più energico ripudio, la ricerca di una espiazione. (Di Mariano Quiroga. Traduzione di Giuseppina Vecchia)

La violenza è sempre auto-distruttiva: Chi trarrà il maggiore vantaggio dalla violenza scatenata dai fondamentalisti parigini e nigeriani? I movimenti islamofobici, come ad esempio il Front Nationale di Le Pen e tutti i gruppi affini europei. Senza poi tralasciare il fatto che Israele si sta preparando alle elezioni e questa situazione precaria beneficerà Netanyahu, in quanto rappresentante di spicco della schiera di politici specializzati nel fomentare paure, nello stesso modo in cui rispose alla pioggia di missili di Hamas da Gaza, esattamente come Hamas avrebbe desiderato e atteso: in maniera brutale e spietata, offrendo una boccata d’ossigeno agli antisemiti. Qualsiasi cambiamento sfavorevole dell’opinione pubblica nei suoi confronti è stato forse neutralizzato dagli ultimi attacchi terroristici, ugualmente brutali e spietati. Netanyahu sta pensando d’invitare gli ebrei francesi a trasferirsi in Israele per essere più sicuri(!?) (Di Silvia Swinden. Traduzione di Paola Mola)

Interviste

L'economista Jack Rasmus - Foto di Z-Net Italy

L’economista Jack Rasmus – Foto di Z-Net Italy

La crisi dei mutui e la recessione epica nelle economie reali: Intervista all’economista Jack Rasmus: «La crisi dei mutui avvenne quando il mercato dei valori dei mutui di bassa qualità collassò nei prezzi. Approssimativamente 4 trilioni di dollari furono immessi nel mercato nel periodo 2002-2007. Il crollo dei mutui non causò la crisi, piuttosto ne costituì l’evento che la fece precipitare. Per capire tutto il processo è essenziale capire anche l’idea della “securitization”. La “securitization” avviene quando un bene finanziario viene combinato con altri beni finanziari per creare un nuovo valore (security), un nuovo assetto finanziario. Allora le securities vengono raggruppate insieme e quindi rivendute, spesso con un profitto». (Di Tylan Tosun per Z-Net)

Recensioni

Chi ha cambiato il mondo? Egemonia finanziaria e delocalizzazione: Con un esempio molto calzante possiamo affermare che nel 2010 in Francia gli investimenti fatti all’estero corrispondevano a circa 6 milioni di posti di lavoro potenziali, in Germania valevano 7 milioni di posizioni lavorative, in Gran Bretagna arrivano a incidere per quasi 9 milioni e in Italia i posti di lavoro creati all’estero arrivavano a più di 2 milioni (pari al 23,2 per cento del Pil). Tuttavia “sottolineare questi dati non significa sostenere che tutti i capitali disponibili in un paese devono essere investiti nella sua economia” (p. 68). Sono tutte scelte politiche, ma in ogni caso, data l’estrema precarietà di molte posizioni lavorative, la disoccupazione è sicuramente sottostimata: “secondo le statistiche in vigore nei paesi dell’OCSE risultano occupati tutti coloro che hanno lavorato per almeno un’ora nel corso della settimana precedente l’intervista. E a nulla sono valse le reiterate proteste contro un criterio tanto inadeguato e fuorviante”. (Di Damiano Mazzotti)

Euro, finanza e questione tedesca: Il titolo del libro di Otte, “Fermate l’euro disastro!” (www.chiarelettere.it, 2011), non coglie la causa originaria degli attuali problemi economici e finanziari europei. Il virus dei debiti è stato diffuso dalle grandi banchi d’affari, principalmente americane, ma non solo: “banche commerciali, debitori privati, agenzie di rating, revisori dei conti e politici… tutti sono stati al gioco” (p. 21). Fino a quando ci saranno banche infette ancora attive nelle speculazioni truffaldine, stampare denaro non porterà a nulla di buono: se non si toglie il morto, serve a poco gettare il cloro nella piscina. Max Otte non ama l’euro, come buona parte dei cittadini tedeschi. Però i cittadini non hanno sempre ragione. Del resto i tedeschi e gli italiani sono famosi per le cattive emozioni espresse a livello politico e per la limitata razionalità dei loro approcci internazionali. Non è l’euro a causare gli attriti economici: è la sua cattiva gestione in un momento critico a creare problemi. (Di Damiano Mazzotti)