Pilmaiquén: la lotta per i fiumi sacri

30.11.2014 - Reto Thumiger

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Tedesco

Pilmaiquén: la lotta per i fiumi sacri

Juana Kuante è la capotribù della comunità Mapuche Pitriuco ed è stata invitata per tre settimane in Germania da El tentempié e.V., al fine di richiamare l’attenzione sulla situazione problematica delle comunità Mapuche. Il colosso energetico Empresa Eléctrica Pilmaiquén S.A. progetta la costruzione di più laghi artificiali, di cui tre nel Rio Pilmaiquén. Per la realizzazione del bacino idrico sarà inondata un’area di 18 kmq, in cui si trova anche il luogo di culto dei Mapuche Williche, Ngen Mapu Kintuante.

La costruzione del lago artificiale distruggerà un luogo sacro, che è di grande importanza culturale e spirituale per la comunità Mapuche. A tale luogo sacro appartengono il fiume Pilmaiquén, luoghi cerimoniali e sepolture. Le comunità e i loro portavoce, che si oppongono alla costruzione, hanno subito persecuzione politica e criminalizzazione da parte dello stato cileno. Nel gennaio 2013 sei comuneros (appartenenti alla comunità Mapuche) sono stati arrestati, e tra loro la Machi (guaritrice) Millaray Huichailaf.

Circa 35 persone si sono ritrovate nel Centro di Ricerca e documentazione Cile-America Latina a Berlino, hanno visto il documentario di 45 minuti e ascoltato attentamente Juana Kuante. All’inizio parlava molto velocemente, in quanto secondo lei c’era molto da raccontare e il tempo era poco. Su di lei e le organizzatrici di El Tentempié e.V., Pamela e Marta, si vedono le fatiche di questo tour. Juana parla molto concentrata, attenta e cerca sempre il contatto visivo con i presenti. Si percepiscono nelle sue parole decisione e molta forza.

Si tratta del futuro della sua tribù e di molte altre, si tratta forse addirittura della sopravvivenza della cultura Mapuche in se stessa.

“Noi non siamo né hippy né mistici, siamo una civiltà molto antica. Nel caso in cui dovessimo perdere questo luogo sacro, morirebbe la nostra tribù”, ha affermato. Il fiume dove essa vive è il fiume della vita e della rinascita. Se il fiume si esaurisse, non potrebbero rinascere né il Lonka (capo politico e spirituale) né la Machi (guaritrice). Inoltre la tribù perderebbe i suoi spiriti protettori, spiritualmente “evaporati”. Le conseguenze sono altrove già note: depressione, alcoolismo, morte delle tradizioni e infine la scomparsa della tribù. “La Natura, i fiumi, essi respirano, pensano, danno saggezza, parlano a noi”, spiega Juana. “I Mapuche hanno un’altra visione, un’altra concezione della Natura. Si chiama Buen Vivir, ci sono regole, con cui ci si pone in connessione con la Natura. Cerchiamo di difendere la terra e la nostra cultura. Ci sentiamo minacciati, le cose più importanti e profonde vengono ferite”. Le sue parole ci colpiscono, e si sente quello che vuole comunicare.

Per la comunità Pitriuco il mondo naturale, sociale e spirituale formano una unità inseparabile. Naturalmente il fatto che essi vivono lì da migliaia di anni, che generazioni di loro antenati sono lì sepolti, e che loro amano questa terra e la Natura, sarebbe già motivo sufficiente per l’intoccabilità di questa regione. Ma qui si tratta anche di altro: la potenziale perdita della loro sorgente spirituale, cioè la loro connessione con il Sacro. Questa connessione è avvertibile in ogni parola da lei pronunciata, e lei proclama il diritto alla spiritualità.

Lei parla anche della repressione, iniziata durante la Conquista spagnola, le sofferenze durante l’intervento cristiano, e della paura sotto la dittatura militare (Pinochet). Parla di un’occupazione de facto del loro territorio da parte dello Stato Cileno, rappresentato dall’esercito cileno. Lei lamenta l’assenza di qualsiasi giustizia, e il fatto che essi vengono perseguitati e trattati come terroristi.

La presidente cilena Michelle Bachelet è venuta in visita di Stato in Germania a Ottobre, per fare pubblicità alle riforme sociali, che dovrebbero aprire ai giovani cileni migliori opportunità future, e per trovare investitori per i vasti progetti minerari ed energetici. Il Cile è il maggior fornitore di materie prime della Germania. In tali occasioni la presidente mostra volentieri il suo volto sociale, anche verso i gruppi indigeni. La realtà per i Mapuche in Cile è invece completamente diversa.

Questo dipende anche dalla potenza e dall’arbitrio delle multinazionali, che imperversano in tutta l’America Latina. I Mapuche sono persino stati fortunati, perché finora l’acqua nella loro regione è ancora pulita, mentre in altre regioni, soprattutto nel Nord, a causa della sfrenata attività mineraria è già avvelenata. Dunque ora è in gioco la loro intera esistenza. Juana Kuante richiama l’attenzione anche alla grande biodiversità nella sua zona, che viene protetta dai Mapuche e che è in pericolo per la costruzione del lago artificiale.

In realtà lei non voleva partire per un tale viaggio, voleva anzi non lasciare soli i luoghi sacri e la sua tribù. Si preoccupa infatti di ciò che potrebbe accadere quando nessuno è lì. E’ stata però felice di essersi lasciata convincere a farlo. Attraverso il viaggio in Europa vede molto più chiaramente e combatterà adesso con ancora maggior tenacia. Tra due giorni (23 novembre) farà rientro in Cile e chiede il nostro supporto. Aiuto, per fare pressione, per scrivere, per tradurre, per informarsi in Internet e per raccogliere soldi per le iniziative. Insomma, supporto per fermare la realizzazione del progetto.

Traduzione italiana a cura di Diego Guardiani

Categorie: Diritti Umani, Popoli originari, Sud America, Umanesimo e Spiritualità
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