Nel saggio “Il mondo fino a ieri” Jared Diamond si è chiesto quali insegnamenti si possono ricavare dallo studio degli stili di vita dei popoli tribali (Einaudi, 2013, euro 29, 504 pagine).

Molti popoli indigeni si trovano a vivere in luoghi inospitali e possono avere alcune cose da insegnare agli abitanti delle società moderne a riguardo delle strategie di sopravvivenza. Diamond ha maturato decenni di lavoro antropologico con gli inuit dell’Artico, gli indios dell’Amazzonia, i san del deserto del Kalahari e gli abitanti della Nuova Guinea e delle isole del Pacifico.

Ogni popolazione rappresenta un esperimento di sopravvivenza della specie umana nell’ambiente non sempre confortevole e sempre mutevole e incerto della Terra. Ad esempio i san vivono in territori molto desertici e la questione idrica gli impone “di vivere in territori non esclusivi, poiché non avrebbe senso rivendicare un diritto di sfruttamento esclusivo in aree a rischio di siccità. Viceversa, la sovrabbondanza stagionale di alcune risorse permette la non esclusività, giacché sarebbe altrettanto insensato offendere alleati potenzialmente utili tenendoli fuori dal proprio territorio in un periodo in cui questo produce molto più cibo” di quello consumabile (p. 48).

Nel libro vengono raccontate moltissime esperienze personali e casi sociali e si prendono in esame le pratiche riguardanti il trattamento degli anziani, l’allevamento dei figli, la risoluzione dei conflitti, la valutazione dei rischi e il mantenimento della salute. Per Diamond gli abitanti delle società moderne non sanno calcolare i rischi inutili di molte pratiche quotidiane. Ad esempio percorrono troppi chilometri inutili in mezzo al traffico caotico (in moto, in bicicletta, in auto).

Comunque i fattori ambientali influiscono in maniere diretta sull’evoluzione linguistica: la Nuova Guinea è molto montagnosa e ospita “un numero di lingue cinque o dieci volte maggiore rispetto ai tre mastodonti russo, canadese e cinese: l’isola dista solo pochi gradi dall’equatore e la sua popolazione è sottoposta a variazioni climatiche minime; inoltre ha territori umidi, fertili e produttivi e i guineani possono quindi spostarsi poco o non spostarsi affatto in concomitanza del cambio di stagione o dell’anno… e non sono costretti a commerciare con nessuno, se non per procurarsi sale, pietra per gli utensili e generi di lusso come piume e conchiglie” (p. 382).

Per quanto riguarda la natura razionale della religione Diamond ha riscontrato alcuni vantaggi: può dare una risposta immediata a molte domande sulla causa degli eventi; arricchisce il senso sociale della vita; diminuisce l’ansia derivante dalla percezione dei pericoli (chi è più tranquillo commette meno errori); rafforza l’effetto placebo nelle cure psicologiche e nelle terapie tradizionali a base di erbe o di farmaci; rafforza l’identità personale e sociale; offre speranza e consolazione. Nelle società più organizzate e più moderne la religione facilita la standardizzazione organizzativa, l’educazione all’obbedienza politica, la regolazione del comportamento verso gli estranei e la giustificazione dei conflitti (p. 358).

Purtroppo la giustificazioni dei conflitti con gli altri popoli può risultare vantaggiosa per una singola popolazione per un certo periodo di tempo, ma è la causa principale di molte guerre e di innumerevoli morti assolutamente assurde e ingiustificate. Una soluzione per ridurre la conflittualità e per alzare i livelli di creatività di tutte le società è quella di allevare i bambini e gli studenti “in un contesto bilingue o multilingue come accade in molte società tradizionali… un’educazione bilingue rende la mente più elastica e arricchisce la vita”.

Jared Diamond (www.jareddiamond.org) è uno scienziato polivalente che insegna all’Università della California. Ha vinto il Premio Pulitzer per la saggistica nel 1998, è membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze americana e ha pubblicato un paio di saggi molto discussi: “Armi, acciaio e malattie” e “Collasso” (esamina le cause sociali e ambientali della fine delle società umane).

Nota – La pratica di etichettare alcune popolazioni indigene come bellicose può favorire la giustificazione dei maltrattamenti, “ma negare la realtà della guerra tradizionale solo perché politicamente manipolata è una pessima strategia, per la stessa ragione per cui sarebbe una pessima strategia negare a scopo politico, anche il più lodevole, qualunque altra realtà” (p. 152).

Survival International ha criticato la prospettiva intellettuale di Diamond, però chi conosce la storia europea e mondiale sa che tutte le popolazioni sono state più o meno bellicose, a causa delle cattive o delle necessarie decisioni politiche prese dai loro capi in un determinato periodo.