PULSAR: una sperimentazione concreta di Corpi Civili di Pace

09.10.2014 - Gianmarco Pisa

PULSAR: una sperimentazione concreta di Corpi Civili di Pace
(Foto di Manifesto della Conferenza)

 

Il progetto P.U.L.S.A.R. (Project on Understanding and Linkages to Serbs and Albanians Reconcile), è uno dei risultati salienti dell’implementazione, svolta negli ultimi tre anni, dal 2011 al 2013, del progetto di “Corpi Civili di Pace in Kosovo”, promosso dagli “Operatori di Pace – Campania” con IPRI – Rete CCP (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace – Rete Corpi Civili di Pace) e sostenuto dal Comune di Napoli che ha fatto così, di quel progetto, la prima sperimentazione progettuale di una amministrazione locale in Italia interamente dedicata alla costruzione di Corpi Civili di Pace in zona di conflitto. Di conseguenza, il progetto P.U.L.S.A.R., attivo in questa annualità 2014 e sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi), prosegue ed innova tale azione “sul campo”, lavorando per la ricomposizione sociale e la riconciliazione possibile, in quello che è stato il vero e proprio teatro di sperimentazione del nuovo paradigma “umanitario”, che fa da corollario alla guerra etno-politica del nostro tempo, il Kosovo.

 

P.U.L.S.A.R. fa propri il profilo della ricerca-azione e il connotato di intervento dei Corpi Civili di Pace, puntando ad una azione diretta “sul” e “nel” conflitto, dal momento che si propone di individuare gli elementi di condivisione tra le comunità albanese kosovara e dei Serbi del Kosovo attraverso il patrimonio delle memorie sociali, le letterature tradizionali ed i codici ancestrali, con l’obiettivo di ricostruire ponti di legame nella separazione del dopo-guerra, nel periodo di implementazione in loco dal Marzo all’Ottobre 2014. In questo itinerario si intrecciano, in costante sinergia e condivisione con i partner locali, appartenenti ad entrambe le comunità maggioritarie della regione, il lavoro di prevenzione della violenza, ad esempio attraverso il monitoraggio del conflitto e le percezioni del conflitto nelle aree-chiave del dopo-guerra kosovaro, in particolare a Mitrovica, città divisa e vero e proprio “simbolo” della guerra, ed il lavoro di ricostruzione del dialogo, in particolare attraverso occasioni di confronto, condivisione ed elaborazione sui temi del conflitto e delle sue conseguenze, delle memorie collettive e delle loro feconde potenzialità.

 

Molte sono le variabili in gioco e tanti gli equilibri di cui tenere conto, in un contesto così problematico quale il Kosovo, dalle periodiche escalation di tensione, spesso legate a circostanze politiche o frangenti elettorali, alla condizione di insoddisfazione e frustrazione diffusa, un vero e proprio mix di violenza latente e di bisogni insoddisfatti, da un lato all’altro del corso dell’Ibar che, simbolicamente e concretamente, divide le due comunità. A nord, nella città serba, Kosovska Mitrovica, l’ampia maggioranza serba-kosovara vive in una città dalle storiche tradizioni industriali e culturali, che è ormai diventata quasi una tipica “città di confine”, con quartieri difficili, in cui si sperimentano fragili equilibri e precarie relazioni tra gruppi e comunità, con albanesi, bosniaci e montenegrini, ad esempio, a Bosnjak Mahala, ma ancora tra serbi ed albanesi presso le Tre Torri o ancora nella storica collina del minatore, Kodra Minatoreve o Mikronaselije. Non si rende mai pienamente giustizia a questa città, infatti, se, oltre al conflitto ed alla divisione, non se ne ricordano, almeno, il glorioso passato industriale (la Trepca, la fabbrica, il kombinat) e la lunga, passata, storia di convivenza, ai tempi della Jugoslavia Socialista. A sud, nella Mitrovice albanese, che si espande a vista d’occhio e ingloba nuovi quartieri, l’assoluta maggioranza albanese-kosovara e presenze turche e rom, nel quartiere gitano, Roma Mahala, pure non distante dal ponte principale.

 

Non è un caso che proprio questi, insieme con i luoghi della ricerca culturale sulle memorie collettive, quali ad esempio il Museo Etnografico di Belgrado, il Museo di Storia del Kosovo a Prishtina, la splendida Biblioteca Nazionale ed Universitaria del Kosovo e la Biblioteca Civica di K. Mitrovica, siano tra i luoghi-chiave delle attività di progetto P.U.L.S.A.R., quei territori, semantici e geografici, in cui consolidare gli sforzi locali per un futuro di pace e giustizia per questa regione. Di questo e di altro si parlera’, confrontando opinioni e punti di vista, in occasione della conferenza internazionale, il 10 Ottobre, a Mitrovica, alla presenza di attori e protagonisti di progetto, docenti e attivisti.

Categorie: Europa, Pace e Disarmo
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